L’addio di Lizzani: “Stacco la chiave”

Ancora non sono chiari i motivi di un gesto così risoluto, c’è chi dice che appariva un po’ depresso negli ultimi tempi, forse a causa delle critiche condizioni di salute della moglie. Un nome difficile da dimenticare il suo, se solo si pensa a film come “Cronache di poveri amanti“, “Il processo di Verona“, “Banditi a Milano“, “Mussolini ultimo atto“, “Fontamara“, “Mamma Ebe” e tanti altri. Presente anche il televisione con gli sceneggiati “Nucleo Zero“, “Un’isola” e “La trappola“, Lizzani è stato inoltre direttore della Mostra del cinema di Venezia, dal 1979 al 1982.

Un grande uomo della cultura italiana che se ne va. “Avrebbe scelto l’eutanasia – dice al Tg2 il figlio di Carlo – In un paese civile ognuno dovrebbe poter scegliere come morire”. Dichiarazione che ovviamente non poteva che riaprire un dibattito che continua a non avere risoluzione. “Mi auguro che in Italia si rompa definitivamente il tabù dell’eutanasia – commenta il presidente di Radicali Italiani Silvio Vitale – Ancora una volta, come fu per Mario Monicelli e per Franco Lucentini, la morte per precipitazione di Carlo Lizzani è destinata a creare grande impressione. Ancora una volta, nell’unirmi al cordoglio, devo dire con forza che non avrebbe dovuto morire così”. E continua a gettare sale sulla ferita ancora fresca : “Non può stupire che persone come Lizzani siano costrette a porre fine in solitudine alla propria vita. Non conosco nei dettagli le vicende personali, non so come e quando abbia maturato la propria decisione, non so quando abbia deciso come attuarla, ma so che, in un paese civile, non si dovrebbe consentire di essere costretti a morire così”.

E non solo questo è il polverone che si è alzato dopo la morte inaspettata del regista. Di poco gusto è stato il commento, postato su Twitter, di Vittorio Feltri che, come al solito, vuole dimostrarsi controcorrente, vuole spiazzare i sui lettori e sottrarsi alla solita retorica di sinistra sul suicidio di un intellettuale illustre. “Lizzani si è lanciato dal terzo piano. Monicelli si gettò dal nono. Il che dimostra la differenza di livello fra i due anche nel suicidio”: ecco le parole non poco offensive dell’editorialista de “Il Giornale”. Il solito Feltri, insomma, che ama distinguersi, rappresentando il personaggio anti-moralista per eccellenza e attirando in questo modo su di sé tutti i media nazionali e non. L’infelice battuta, ovviamente, ha scatenato l’ira di moltissimi utenti, tutti infastiditi ed offesi da un insulto tanto grave quanto gratuito. “Una cattiveria inutile – così anche Carlo Verdone si unisce ai cinguettii di Twitter – Di fronte a morti così disperate, forse sarebbe meglio non ricamarci sopra con battute di dubbio gusto, visto che stiamo parlando di eventi drammatici, di cui non conosciamo neanche bene la natura e le motivazioni […] Portiamo rispetto. Togliersi la vita è l’ultimo atto, una scelta dolorosa. Freniamo la voglia di satira, non diventiamo, vi prego, un popolo di cinici e spietati”. Solo polemiche sgradevoli, insomma, che Feltri poteva evitare accettando il senso profondo di un gesto scaturito non di certo dall’emulazione ma solo da disagi o semplici scelte che non possiamo pretendere di conoscere.

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Marika Luongo

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