“La Repubblica” festeggia il suo primo numero

Come società editrice all’epoca La Repubblica apparteneva in parte alla Mondadori ed in parte all’Editoriale L’Espresso. Alla fine degli anni Ottanta, dopo la cessione di pacchetti azionari da parte della vecchia proprietà, il quotidiano si trovò conteso tra Berlusconi e De Benedetti nel bel mezzo del contesto della ‘guerra finanziaria di Segrate’. Alla fine Berlusconi riuscirà ad accaparrarsi la Mondadori, mentre De Benedetti si terrà La Repubblica, L’Espresso e altri giornali locali.

Scalfari, direttore per ben vent’anni del quotidiano, apportò con il suo quotidiano una grande novità nel mondo editoriale di allora, innanzitutto per il formato tabloid, cioè più piccolo rispetto agli altri quotidiani (17 x 11 pollici). Snellimento anche dal punto vista contenutistico, con un taglio sia allo sport che a buona parte della cronaca: si trattava di venti pagine destinate ad un pubblico che aveva già letto le principali notizie del giorno sull’abituale quotidiano cittadino quindi con l’obiettivo primario di puntare i riflettori sulle notizie più importanti a livello nazionale. Inoltre, per la prima volta, la cultura veniva sottratta alla consueta Terza Pagina per aver risalto in un paginone centrale. Scalfari, che nel 1996 ha lasciato il posto di guida ad Ezio Mauro, ricorda ancora con emozione l’uscita del fatidico numero uno del suo giornale ed è in un’intervista che ne descrive ogni particolare: “Quel giorno noi lo passammo freneticamente perché passavamo per la prima volta dai numeri zero, quelli fatti per prova, al numero che doveva essere messo in edicola per la prima volta”.

Di grosso spessore le notizie presentate nella prima pagina di quel lontano 14 gennaio 1976, tra cui un’intervista del direttore fatta al segretario del partito socialista De Martino, l’incarico dato quel giorno stesso ad Aldo Moro per la formazione del nuovo governo, la crisi di un’importante fabbrica come la Innocenti e la pubblicazione di un documento riservato ottenuto dalla commissione Antimafia. Dopo la grande propaganda fatta nei mesi precedenti, all’epoca era altissima l’attesa per l’uscita del numero uno, tanto che nel primo giorno si arrivò alle 300mila copie vendute, tiratura che ovviamente si abbassò notevolmente dopo la prima settimana. Ad oggi La Repubblica vende in media più di 460mila copie al giorno e quindi si classifica come secondo in Italia per diffusione, subito dopo Il Corriere della Sera. Un bel traguardo per chi, Scalfari in primis, aveva puntato su una redazione di 60 giornalisti, di cui 50 alla primissima esperienza professionale. “I professionisti veri erano non più che una decina, il resto erano ragazzi che imparavano. La Repubblica fu, fin da allora, non solo una giornale ma una scuola di giornalismo che si faceva nelle riunioni della mattina […] La nostra riunione è sempre durata dalle due ore e mezza e alle tre ore, era chiamata ‘la messa cantata’ perché si parlava di tutto, dei fatti del giorno, degli errori fatti, dei buchi presi, dei buchi dati”. Parola di Scalfari. Parola del direttore per eccellenza da cui tutti dovrebbero prendere esempio.

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Marika Luongo

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