La poesia di Impastato diventa uno spot: è polemica

Nello spot incriminato si vede un attore che, con drammaticità, recita alcuni versi di Impastato – “Se si insegnasse la bellezza alla gente la si fornirebbe di un’arma contro la paura, l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi ci si abitua, ogni cosa pare che debba essere così da sempre e per sempre. Insegniamo la bellezza alla gente. Così non avremo più abitudine, rassegnazione, ma curiosità, stupore”. Nel frattempo in sovraimpressione appare una didascalia che rivela il testo e l’autore di quelle profonde parole. Lo spot si chiude poi con lo slogan della campagna Glassing: “Non è importante quello che vedi, ma come lo vedi”. 

E non l’hanno visto molto bene i familiari di Impastato. Il fratello Giovanni ha aspramente dichiarato alla stampa: “Quel video è offensivo. Peppino non può essere utilizzato per una pubblicità, come testimonial che invita ad acquistare qualcosa. Lui era contro il consumismo, l’avrei detto chiaramente agli autori di questa iniziativa se mi avessero contattato”. Anche il popolo del web ha trovato tremendamente fuori luogo usare le parole che erano state scritte da Peppino per la lotta contro la speculazione edilizia che uccideva il suo paese, Cinisi. Ma rappresenta anche un’esortazione alla lotta, al rifiuto della paura e dell’omertà, non di certo un invito a comprare qualcosa di bello. La famiglia Impastato ha già richiesto il ritiro dello spot.

Non è tardata la replica di Pasquale Diaferia, direttore creativo dell’agenzia che ha ideato lo spot: “Non era nostra intenzione offendere la famiglia Impastato, con la nostra iniziativa abbiamo voluto rilanciare le idee e le parole di Peppino Impastato, che troppo spesso vengono dimenticate nella nostra società”. “La pubblicità – aggiunge – può anche essere uno strumento per far riflettere”. Ma Giovanni Impastato non ha voluto sentir ragioni, ha anzi lanciato un appello: “Dico no a questo spot, e vorrei che si aprisse un dibattito. In questi ultimi tempi, in troppi vogliono mettersi al petto la coccarda dell’antimafia. Per ripulirsi l’immagine, per fare carriera, o anche per arricchirsi. La bellezza a cui pensava Peppino era fatta di spontaneità e non di marketing. Era impegno civile e non mercificazione. Per questo la famiglia Impastato ha deciso di donare la casa di Peppino alla società civile, quella casa è oggi patrimonio di tutti. Peppino è di tutti, nessuno può appropriarsi del suo nome”.

 

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Valentina Evangelista

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