Italiani made in India, l’esperimento antropologico bis di Real Time

L’anno scorso Real Time si è cimentata in una sorta di esperimento antropologico proponendo un il programma “Italiani Made in Cina”, un docu-reality che raccontava l’esperienza originale di un gruppo di ragazzi cinesi che partivano alla ricerca delle loro origini a 10.000 km di distanza, verso un luogo che non avevano mai visto o che avevano dimenticato, ma al quale sentivano di appartenere. Il lancio della serie era stato oltremodo originale in quanto, al posto di un semplice spot, era stato girato un videoclip musicale il cui protagonista, il cantautore Toto Cutugno, cantava in cinese la canzone “L’italiano”. Il messaggio del videoclip era chiaro: l’italiano di oggi è cambiato, è diventato multietnico.

Il cambiamento è sotto gli occhi di tutti: la società di oggi è caratterizzata dalla coesistenza, più o meno integrata e più o meno forzata, di persone appartenenti a numerose etnie diverse. Questa società multietnica, che facciamo un po’ fatica ad accettare, è ormai una realtà inevitabile, il diretto frutto di un processo storico che è impossibile invertire. Nonostante non manchino gli esempi storici di società multiculturali-multietniche (basti solamente pensare all’Impero Romano), questa sorta di “scontro di civiltà” al quale assistiamo tutti i giorni ci lascia ancora perplessi e, di conseguenza, ci porta a temere il “diverso”. Ma il “diverso” come si rapporta con la nostra società? Come vive lo sradicamento dalla sua cultura così differente dalla nostra?

Real Time tenta, per quanto possa essere possibile, di dare una risposta a queste domande con un nuovo esperimento antropologico che partirà dal 1 giugno ogni mercoledì alle 22:10: “Italiani Made in India”. Un gruppo di giovani indiani di seconda generazione è pronto per affrontare un viaggio che li porterà in India, lì dove sono le loro origini, e dove dovranno confrontarsi con la loro storia e la loro identità nata dal connubio di due culture profondamente diverse. Prima di partire alla volta dell’India ciascuno di loro ci racconterà la sua storia.

italiani made in india Conosceremo così Mandeep, un giovane brianzolo che, nonostante sia stato qualche volta nel suo paese di origine, non lo conosce affatto, e non vede l’ora di scoprirlo soprattutto per far riaffiorare l’indiano che ha nel cuore. Margaret, invece, che è stata adottata e vive in un piccolo paese vicino Genova, non è mai riuscita ad integrarsi completamente con i suoi coetanei con i quali sente di avere poco in comune. Gaganpadda vive con la famiglia a Porto S. Elpidio nelle Marche; è il figlio di un indiano che, come tanti suoi connazionali, è venuto in Italia a cercare fortuna. Gagandeep (che afferma di parlare Italiano meglio degli italiani) conosce bene e studia sia la cultura italiana che quella indiana poiché vive nel nostro paese sin da quando era bambino; il suo desiderio di tornare in India per cercare la nonna andrà oltre l’ostracismo di cugini e parenti. Dolly vive ad Alzano Lombardo ed è una ragazza alla pari ospite in una famiglia, non conosce altri indiani e desidera tornare in India per riabbracciare i suoi genitori. Aroti invece, a differenza degli altri, sente che questa esperienza potrà aiutarla a lasciarsi il passato alle spalle, accogliere finalmente il futuro e pensare alla sua nuova vita con il compagno Mario.

Non deve essere facile convivere con la consapevolezza di non appartenere né al mondo occidentale né a quello orientale, e questo viaggio in una realtà così diversa da quella che vivono in Italia, probabilmente permetterà loro di riscoprire la loro vera identità e le loro reali origini, e scegliere chi e cosa desiderano essere. Oppure torneranno consapevoli di essere parte, con la loro identità multiculturale, di una società allargata, una società moderna che ingloba tutte le culture senza pregiudizio alcuno. E benché il tentativo di realizzare una società in cui le varie culture siano raccolte, dove la cultura predominante non sovrasta la più piccola e dove tutte si completano scambievolmente non sia certo semplice, bisognerebbe accettare il fatto che le conoscenze, le tradizioni, i miti, gli usi e i costumi di un determinato gruppo umano non possono essere stabili, e si arricchiscono con il passare del tempo tramite scambi e contatti con altre società. E Italiani made in India sembra proprio invitarci a sostituire il vetusto concetto di monocultura con uno più aperto ai cambiamenti.

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Claudia Pellegrini

Nasce a Sora nel lontano 1978. Cresce divorando libri di ogni genere e consumando penne su fogli di quaderno. Tra una storia e l’altra si diploma al Liceo Classico, e sceglie di lasciarsi alle spalle la Ciociaria ed i gatti per tentare la fortuna a Roma dove, nel corso degli anni, consegue prima una Laurea Magistrale in Lettere Moderne, e poi, più per noia ed abitudine che per amore dello studio, ritorna nei corridoi della Sapienza per conseguirne un’altra in Editoria e Scrittura. Lettrice seriale e maniacale (toglietele tutto ma non i suoi libri), “gattara” e pizzaiola, divoratrice di film horror e serie tv, nonostante sia ormai un reperto archeologico ancora non ha trovato la sua strada nel mondo. Forse è nascosta tra le pagine di un libro magari scritto proprio da lei.