Romano Reggiani, un ladro di emozioni

Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più” cantava nel 1975 Johnny Dorelli, e mai parole furono più adatte per sintetizzare in poche battute quanto è avvenuto in Una Grande Famiglia 3. La serie televisiva di Rai 1 – campione di ascolti – che ogni martedì raccoglie davanti alla tv una media di più di 5 milioni di telespettatori, quest’anno ha ampliato il suo cast. Attorno alla tavola di Villa Rengoni si sono aggiunte nuove sedie e, in una di queste, ha preso posto Romano Reggiani. Impossibile non notare il volto che ha dato nuova luce al ruolo di Nicolò, toccando le corde più profonde dei sentimenti di questo personaggio, semplicemente attraverso il suo sorriso e la sua freschezza.
Noi di Lineadiretta24.it abbiamo voluto conoscere più da vicino il ragazzo che, con i suoi occhi verdi e i suoi riccioli, ha conquistato l’affetto del pubblico.
Abbiamo deciso di incontrarlo a Roma sul set del nuovo progetto televisivo al quale sta lavorando, perché Romano, piuttosto che godersi l’attuale successo, preferisce impegnarsi in nuove sfide. Bolognese d’origine ma romano d’adozione, ha un altro amore oltre la recitazione: la musica. Con entusiasmo ci parla del  progetto di aprire un Jazz club tutto suo.
Nonostante il suo pragmatismo, ha inseguito il suo sogno riuscendo ad entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia, facendosi largo tra centinaia di aspiranti attori.

Innanzitutto, quali sono le difficoltà nel sostituire un attore (Luca Peracino) dopo due stagioni di grande successo che lo hanno visto protagonista?

Rendere credibile un personaggio già esistente e far sì che il pubblico si affezioni a lui nonostante il cambiamento, oltretutto provando a mantenere tutto invariato, è l’ostacolo principale.

Come ti sei preparato per questo ruolo e come sei riuscito a dargli una tua impronta?

Non ho visto neanche un fotogramma di quello che c’era prima. Non ho voluto farmi influenzare da quello che era stato. Ho fatto delle scelte attoriali e stilistiche precise mirate a far emergere un Nicolò più intimo e felice, con una sincerità più toccante. Ho provato a dare una chiave di lettura differente del personaggio affinché gli spettatori potessero apprezzare anche tanti altri aspetti di questo ragazzo.

Nelle passate stagioni, eravamo abituati ad un Nicolò cupo e tormentato. Al contrario, nella terza, questo personaggio – pur conservando la sua timidezza – è più fresco e sorridente. Questo nuovo modo di interpretare il ruolo è stato voluto da te e dal regista Riccardo Donna, o è stata una naturale conseguenza della sostituzione?

È stata una scelta voluta. Riccardo Donna ed io, fin da subito, abbiamo deciso di rivisitare totalmente il personaggio preesistente. Sono convinto che quando si affronta un tema delicato come quello dell’omosessualità, sia necessario essere particolarmente attenti, soprattutto per non cadere nei soliti cliché. Non ero d’accordo sull’esasperare questo aspetto del personaggio. Non volevo che il suo orientamento sessuale venisse prima di Nicolò-persona, come se non si stesse parlando della normalità. Desideravo fortemente raccontare la sua storia nel modo più vero possibile.

C’è qualche simpatico aneddoto riguardante il set che ricordi con divertimento?

La scena del funerale di Ernesto Rengoni (Gianni Cavina, ndr)! Eravamo intorno al feretro insieme a quattro comparse che avrebbero dovuto calare la bara attraverso le corde. Riccardo Donna dà “azione” e tutti iniziamo a piangere, mentre lui continua a dirci di disperarci di più. Il drone si alza in cielo per filmarci, l’atmosfera sembra essere perfetta, quando all’improvviso si sente un boato e la bara cade in verticale davanti ai nostri occhi. Siamo scoppiati tutti a ridere e ci sono voluti una paio di ciak per riuscire a ritrovare la serietà.

Quando ti sei accorto che la recitazione era la tua passione e che l’avresti voluta rendere parte integrante del tuo futuro?

Da bambino ero un grande appassionato di cinema e partecipando a degli spettacoli teatrali organizzati all’oratorio da Paolo Bertuzzi – una persona a cui tengo particolarmente – mi avvicinai alla recitazione.  Ho sempre guardato tanti film e con i miei amici, già alle medie, girai dei cortometraggi. Con uno di questi io ed i miei compagni di classe vincemmo il Festival di Torino: si trattava di un corto su pellicola girato in un parco pubblico che raccontava della seconda guerra mondiale. Per me questo rimarrà, in assoluto, il film più bello che io abbia mai fatto e che mai farò.

Quali credi siano le qualità fondamentali che fanno di un attore un bravo interprete?

Secondo me un attore deve cercare la verità in scena. È inutile nascondersi…quello che si ricostruisce per la tv o il cinema è tutto finto. Un bravo interprete riesce a trovare la verità del personaggio in ogni preciso momento. È per questo che io, quando sono sul set, provo a lasciarmi guidare da tutto quello che ho intorno, cercando di trovare la sintonia con ogni cosa presente in scena.

Il talento, secondo te, è una questione di predisposizione o è il frutto di tanto studio?

Secondo me ci si nasce. La scuola è un modo per migliorarsi, ma non credo che uno possa fare l’attore semplicemente frequentando dei corsi. Io ho 21 anni e sto iniziando adesso a lavorare in questo campo, quindi la mia è l’opinione di una persona che sta scoprendo giorno per giorno cosa è realmente questo mestiere, perché io ancora non lo so. Magari tra qualche anno mi ricrederò.Romano Reggiani

Cosa significa per un giovane attore trovarsi a lavorare sul set fianco a fianco con alcuni mostri sacri come Stefania Sandrelli, Alessandro Gassman, Gianni Cavina ed Isabella Ferrari?

È emozionante! Credo che il set sia la scuola di recitazione più grande che esista. Confrontarsi con attori di questo calibro è un’esperienza grandiosa. Come mi è stato insegnato, il mestiere dell’attore è quello di rubare; si ruba dagli altri, da ogni cosa che si vede. Recitare al fianco di grandi professionisti è stimolante. Io credo nella forza delle persone e che il 50% di questo lavoro dipenda da ciò che siamo. È stato bello lavorare con tutti questi attori proprio perché a livello umano trasmettono qualcosa!

Attualmente stai già lavorando ad un nuovo progetto televisivo. Di cosa si tratta e quando potremo rivederti in tv?

È una serie televisiva ritmata, appassionante, molto divertente, ma che allo stesso tempo dà tanti spunti di riflessione. Nel cast troverete Giorgio Panariello e Lorenza Indovina con la regia di Francesco Pavolini. Io interpreterò il ruolo di un ragazzo sportivo – un canottiere – sicuro di sé e spavaldo con le ragazze. Lungo tutte le puntate ciascuno dei personaggi, in modi diversi, capirà il valore della vita e l’importanza di certi rapporti. Questa serie, la cui trama si srotola lungo storie di scomparse e di ritorni, è pensata per i giovani. Si parlerà dello sport, degli amori, dell’amicizia, del rapporto genitore-figli, della scuola, e da cornice ci sarà la splendida Roma. Non posso svelarvi di più, ma ci vedremo presto su Canale 5.

 

set - Un amore per due             set Un amore per due

Immagini in esclusiva dal set del nuovo progetto televisivo di Canale 5

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Beatrice Gentili

Spettatrice compulsiva di serie tv, dopo aver visto 8 puntate di fila, non capisce più quale sia la finzione e quale la realtà. A breve collega di Freud, ama follemente il cibo e la sua famiglia. La sua valvola di sfogo preferita è il clacson della macchina. I biscotti con l'uvetta che sembrano biscotti al cioccolato sono il motivo principale per cui ha problemi di fiducia.