I want to believe: dopo 14 anni riaprono gli X-Files

8 luglio 1947, Roswell. Un disco volante precipita. Immediatamente le forze speciali si trovano sul posto. Un alieno, in fin di vita, arranca sul terreno. Senza pietà viene ucciso a colpi d’arma da fuoco. Irrompe la sibilante, inquietante e ipnotica sigla. Così comincia la decima attesissima stagione della serie tv X-Files.

X-Files serie tvDopo quattordici lunghi anni ritorna la coppia dello spettrale Fox Mulder (David Duchovny) e della razionale Dana Scully (Gillian Anderson). Le aspettative sono altissime, soprattutto per gli appassionati. Le nove stagioni, a cavallo degli anni ’90, hanno segnato un’epoca tanto da rendere X-Files una serie cult. La prima sfida è ricreare quell’atmosfera che aveva fatto innamorare i telespettatori. La ricetta di Chris Carter prevede, per prima cosa, la ripresa dell’equilibrio iniziale, caratteristico delle prime stagioni, soprattutto la prima, che si era instaurato tra i due protagonisti: Mulder pronto a credere a qualsiasi storia del tutto improbabile quanto suggestiva per istinto caratteriale, controbilanciato dallo scetticismo razionale di Dana, devota soltanto alla logica e alla scienza. Ecco le condizioni basilari per riavvicinare più velocemente possibile il pubblico. Partendo da questo, resta la trama, fondamentale per riavvolgere il nastro, quello lasciato a prendere polvere per quattordici anni.

Non potevano essere, dunque, due episodi con una storia a sé, che iniziavano e finivano come quelli delle prime stagioni. Anzi, c’è bisogno di riannodare quel filo interrotto, di riprendere quell’intreccio del complotto governativo, vero nucleo centrale della serie; e infatti, per chi non lo ricordasse, bastano queste due puntate che lo ricostruiscono per sommi capi. Le conseguenze di ciò, però, portano a una regia lenta e a dialoghi che, alcune volte, si ripetono per necessità di rendere chiara la vicenda. Gli appassionati, forse, storceranno un po’ il naso ed emergerà in loro la nostalgia per le puntate con trame a sé stanti, capisaldi della fortuna della serie, ma in qualche modo Mulder e Scully dovevano riunirsi e solo così si poteva. Ed ecco sulla scena nuovamente la coppia un po’ più anziana, visibilmente più matura, più riflessiva e più stanca. Ne consegue una prevalenza di scene girate in ambienti chiusi, statiche, riempite da primi piani e dialoghi.

Poi, dal nulla, il vero momento che tutti aspettavano racchiuso in una frase pronunciata verso la fine del secondo episodio. Quella che tutti si auguravano, quella a cui tutti aspiravano: “Gli X-Files sono riaperti”. E ci possiamo credere, o meglio, I want to believe.

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).