Il corpo maschile in mostra

Alle nudità femminili siamo di certo abituati, in quanto il corpo della donna è sempre stato celebrato dall’arte e osannato come canone e canone di bellezza universale. Chi non ricorda la Nascita di Venere di Botticelli? O, più recentemente, la foto di Demi Moore nuda e incinta? Arte, direte voi. Senza dubbio. Ma l’altra metà del cielo che fine ha fatto? In effetti il corpo nudo maschile è sempre stato un tabù, fonte di censura o facili ironie, tanto da indurre i papi nel corso della storia a coprire le nudità delle statue al Vaticano con foglie di fico (esempio emblematico fra tutti). “La nostra società non è abituata a vedere uomini nudi – conferma il portavoce del museo Klaus Pokorny dopo la valanga di proteste (bigotte) ricevute – E’ un problema della nostra cultura, in parte causato dalla religione”. Alcuni hanno addirittura criticato quelle nudità perchè ricordi di esperienze sessuali traumatiche: “L’uomo nudo purtroppo è ancora troppo spesso associato con l’abuso sessuale, diversamente dalle donne nude” spiega il curatore.

Bella sfida, quindi, per il museo viennese, che ha voluto dare spazio ad un tema altamente trascurato, quasi boicottato dalla storia: quadri, fotografie e sculture raccontano il cambiamento della visione del corpo maschile attraverso i secoli, al variare del gusto, del costume e dei canoni di bellezza. Ma la nostra società non è all’avanguardia e libertina come spesso si autodefinisce, ed infatti le polemiche sono scattate addirittura a partire dal manifesto pubblicitario che sponsorizzava l’evento. Ad essere messo sul patibolo è stata un’opera del duetto Pierre & Gilles dal titolo Vive la France (2009), che ritrae tre calciatori di origine europea, araba e africana, che posano nudi indossando solo calzettoni e scarpe da calcio. L’intento era quello di rappresentare la multiculturalità del popolo francese ma, un manifesto del genere affisso lungo le strade della perbenista capitale austriaca, non poteva che creare un fiume di critiche, scatenando le proteste dei cittadini. I responsabili della mostra sono stati così costretti a correre ai ripari procedendo ad una rivisitazione della locandina in cui le parti intime dei protagonisti sono stati coperti da una banda rossa. 

Tale livello di scandalo non era di certo prevedibile, ma i curatori della mostra non demordono.
Fino a fine gennaio sarà possibile vedere centinaia di opere esposte, a partire da statue dell’antichità egizia, fino ad arrivare all’arte iper-contemporanea. Sicuramente il grosso della mostra è composto da opere degli ultimi due secoli, secoli che ci regalano approcci artistici e modelli di mascolinità contrastanti con Durer, Rubens, Cezanne, Klimt, Schiele, Rodin, Munch, Warhol, Mapplethorpe, Haring, e tanti altri. Tante opere, insomma, che dimostrano che anche l’uomo nudo è Bello, ed è bello anche in quel punto lì. Ed è giusto celebrarlo esteticamente così come da sempre è stato fatto con il mondo femminile.

 

 

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Marika Luongo

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