“I dieci comandamenti”, inchieste sulla realtà morale

Si chiama “I dieci comandamenti” il nuovo originale programma di Rai Tre, collocato nella seconda serata del lunedì.

Come si può dedurre dal titolo, ogni puntata ha come sfondo tematico un sacro comandamento. La ricchezza delle storie è proprio nell’interpretazione dei singoli precetti religiosi, presi come spunto per raccontare realtà diverse dal loro significato comune. “Onora il padre e la madre”, quindi, assume un’accezione più ampia nel momento in cui di madri in una famiglia ce ne sono due. Dalla frase “non commettere atti impuri”, si decide di puntare i riflettori non sui problemi di coppia ma su una persona affetta da distrofia muscolare che si impegna a far riconoscere anche in Italia la figura dell’assistente sessuale per disabili. L’anniversario della marcia su Roma per un neofascista e il ricordo degli scontri razziali a Rosarno fanno parte della nozione “ricordati di santificare le feste”. A condurre queste vicende anomale, ma proprio per questo più interessanti e motivo di riflessione, è un giornalista molisano, inviato di “Ballarò”, autore di “Presa diretta” e per tre volte vincitore del premio Ilaria Alpi, Domenico Iannacone. Supportato da una squadra lavorativa di ben trenta persone, Iannacone attraversa l’Italia di oggi con inchieste che rientrano soprattutto nella sfera morale. «Abbiamo raccontato storie che in qualche modo rappresentano in maniera collettiva la società italiana. Sono elementi piccoli, a volte, frammenti, ma che ti fanno capire anche le istanze di minoranze, la voce di chi magari vuole che si faccia una cosa e chiaramente la politica su questi argomenti o è sorda oppure fa finta di non capire», con queste parole il conduttore ha presentato il suo nuovo programma, frutto di un anno di lavoro. Con sporadiche sfumature melodrammatiche, “I dieci comandamenti” ha un carattere eterogeneo: ogni episodio, infatti, contiene due storie che rappresentano due interpretazioni diverse dello stesso comandamento. In “non commettere atti impuri”, ad esempio, non abbiamo solo la storia di Max Ulivieri ma anche quella di Don Maurizio Patriciello, un prete di Caivano, che affronta una battaglia solitaria contro l’illegalità nella “terra dei fuochi” campana sommersa dai rifiuti. «Siamo stati con quel prete che venne redarguito perché aveva chiamato “signora” il prefetto […] E lì abbiamo raccontato una storia collettiva di una terra massacrata da una incidenza di tumori incredibile e della esigenza di questo prete di uscire allo scoperto, di non fare più quindi il prete, ma una sorta di predicatore per salvare la sua terra e le persone che ci abitano. Ne viene fuori un ritratto per certi versi anche eroico e anche in questo caso capisci che esiste una sorta di minoranza relegata al silenzio perché lì o ti ribelli, in quanto popolo, o nessuno ti ascolta».

Lontano da qualsiasi ispirazione prettamente religiosa, “I dieci comandamenti” è una perla rara nella nostra televisione, un programma ben realizzato e fatto di realtà che vale la pena conoscere. Le inchieste giornalistiche sono ben lontane da quelle lacrimevoli alla Giletti o alla Verissimo, ma mantengono un taglio di cronaca sobrio e privo di giudizi. «Per me non solo è il primo programma, ma è anche un modo nuovo di fare il racconto di spaccati di società», continua Iannacone, «e questo mi fa pensare “immodestamente” alle cose fatte da Pasolini quando si attraversavano le città, le persone e quindi capivi la società a che punto era. Ecco, noi attraverso i comandamenti, abbiamo cercato di creare una griglia con la capacità di intuire che tipo di società abbiamo sotto gli occhi e questo ti può far capire anche come la morale sia cambiata e come soprattutto le persone siano cambiate rispetto al passato». “I dieci comandamenti” è in onda ogni lunedì, alle 22.50 su Rai Tre.

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Cinzia Comandè

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