Giustizia per Tiziana Cantone, vittima in quanto donna

Era il 13 settembre scorso quando Tiziana Cantone, una giovane donna di Casalnuovo di Napoli, decideva di togliersi la vita in uno scantinato. Tiziana non ce l’ha fatta più a sostenere gli insulti, le accuse, la gogna pubblica cui era sottoposta, a seguito della diffusione virale sul web di alcuni suoi video hard girati in privato. Aveva lottato affinché quei video fossero cancellati, aveva chiesto il diritto all’oblio, ma niente, la rete non l’ha perdonata né da viva né da morta. Tanto se n’è parlato e tanto se ne sta parlando ancora di questa triste vicenda che, guarda caso, ha per oggetto la feroce lapidazione di una donna. Impariamo a dare un nome alle cose. Già perché sempre di lapidazione si parla, anche quando a colpire a morte non sono le pietre ma le parole. Ora chiediamo giustizia per Tiziana Cantone.

 

giustizia per tiziana cantoneDomenica scorsa Maria Teresa Giglio, la madre della giovane, è andata al Maurizio Costanzo Show dove ha ricevuto qualche parola di conforto e l’aiuto da parte di Costanzo. Da chi è stata uccisa Tiziana? Dai “leoni da tastiera” sul web e “conigli” nella vita, dagli “haters” che odiano tutti, dai “webeti”, come li ha definiti in più occasioni Enrico Mentana. Ovvio che, in un Paese cattolico popolato da illustri Santi come l’Italia, tutti si ergano a inappuntabili giudici della corte divina! Ma non spettava a Dio giudicare? “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?”.

Alcuni di noi in realtà neanche sapevano chi fosse Tiziana prima della sua morte. Molti internauti invece la conoscevano, passando i giorni e le notti in rete, e non facevano altro che divulgare quei maledetti video, e oltraggiarla e denigrarla oltre ogni limite di sopportazione umana. Non essendo questa la Corte di Giustizia di Dio, non abbiamo la presunzione sciocca e la superbia e l’infamia di giudicare le azioni di una giovane donna che è e resta l’unica vittima di una delle più tristi vicende di sempre.

Giustizia per Tiziana Cantone, la solidarietà e il coraggio delle donne

La madre intanto continua a portare avanti la sua battaglia, con grande dignità, in difesa della memoria della figlia, che non aveva altri che lei nella sua vita. La caccia alle streghe è ricominciata o, semplicemente, forse, non è mai finita. Tremate, tremate le streghe son tornate. Basta contare i casi di femminicidio o di stupro in Italia e notare come spesso tutto finisca con un “se l’è cercata”. Oltre agli “untori di odio” che appestano il web, rendendo peggiore questa società, fortunatamente si sono contraddistinti degli atti di solidarietà da parte di alcune donne coraggiose.

La giornalista Selvaggia Lucarelli è stata una delle prime donne a esporsi sull’accaduto, vittima, lei stessa, di infamanti giudizi sessisti da parte di alcuni “leoni da tastiera”. Selvaggia ha lottato sia in radio che sui social, contro uno dei tanti detrattori di Tiziana. Barbara Costa invece ha scritto, sempre in difesa di Tiziana, una lettera a Dagospia. Una lettera appassionata, carica di emozioni e di solidarietà femminile. «Tiziana era una donna, e per questa società schifosa essere una donna è una colpa, e se sei una donna bella e fiera di esserlo e di ostentarlo, allora meriti solo invidia e maldicenza, un’invidia che ci mette poco a trasformarsi in odio. A Tiziana è stata data la colpa di aver fatto quello che fanno tutti, la colpa di postare ogni momento della propria vita sul web e di condividerlo».

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Twitter: @Vale_Perucca

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Valentina Perucca

Valentina Perucca nasce a Roma nel 1982. Dopo aver conseguito la maturità classica si laurea in Lettere e Filosofia, all'Università La Sapienza di Roma. Appassionata di arte, letteratura, musica, viaggi. Specializzata in linguistica e glottodidattica, insegna italiano a tutti coloro che vogliono impararlo. Ama Catullo, Ovidio, Euripide, Sofocle, suoi migliori amici fin dalla più tenera età. Odia gli arrivisti, gli arrampicatori sociali e i cercatori d'oro.