E’ condanna per la Santanchè

 Il fattaccio risale al 20 dicembre 2009, una domenica mattina in cui la parlamentare di Forza Italia aveva deciso guidare la manifestazione indetta dal ‘Movimento per l’Italia’ contro l’uso del burqa davanti al Teatro Ciak, alla Fabbrica del Vapore di Milano, dove in contemporanea si stava svolgendo la festa islamica di fine Ramadan.

La Santanchè, insieme ai suoi sostenitori con tanto di striscioni e volantini, richiedeva il rispetto della legge 152 del 1975 che vieta di nascondere la testa: “Non ce l’ho con queste povere donne – aveva dichiarato – ma con chi le manda e le soggioga. Il burqa è un’umiliazione per le donne”. Una successiva discussione con gli uomini della comunità era poi degenerata fino agli insulti, alle minacce, per finire con il colpo che El Badry, con il braccio gessato, le aveva sferrato allo sterno, facendola accasciare a terra per poi costringerla ad una visita in ospedale con il risultato di un referto nel quale risultavano contusioni toraciche estese e di una prognosi di venti giorni. Alcuni uomini islamici, invece, avevano dichiarato che era stata la Santanchè ad aggredire per prima “strappando il velo alle donne e gettandosi a terra”. Punti di vista discordanti sono poi emersi anche in riferimento all’autorizzazione della protesta: la parlamentare ha sempre sostenuto di aver telefonato personalmente al questore per avvertirlo del presidio, ma ufficialmente è mancata la richiesta per l’autorizzazione alla manifestazione effettuata con le formalità previste dalla legge.

Per questo motivo inizialmente la Procura aveva richiesto per la Santanchè una pena detentiva di un mese, ma qualche giorno fa il giudice monocratico Luisa Balzarotti le ha concesso le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena, quindi quattro giorni di arresto e cento di ammenda, convertiti in mille e cento euro di ammenda complessivi. D’altra parte, essendo anche parte offesa, a suo favore il giudice ha disposto un risarcimento di diecimila euro che dovrà versarle El Badry, a sua volta condannato anche ad una multa di duemila e cinquecento euro per il reato di lesioni. Nonostante le attenuanti, per la forzista la sua è stata una sentenza vergognosa, tanto che all’uscita dall’aula, oltre ad annunciare il ricorso in appello, ha dichiarato: “E’ proprio vero che la legge è uguale per tutti: ho ricevuto lo stesso trattamento dei centri sociali, dei No-Tav e dei Black-Block”.

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Marika Luongo

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