C’era una volta Dismaland, la Dark-Disneyland di Banksy

Tutti lo conoscono ma nessuno ha mai scoperto la sua vera identità. Con i suoi graffiti, che sono vere e proprie opere con un valore sociale per i loro contenuti pungenti e satirici, ha raggiunto la fama mondiale: stiamo parlando dell’artista inglese Banksy. Un personaggio sui generis che ha fatto parlare molto di sé, portando sotto i riflettori dell’opinione pubblica una pratica tanto amata dai giovani come quella, appunto, dei graffiti. Ha saputo conquistare molti rappresentando attraverso i suoi murales messaggi di protesta contro il capitalismo, la guerra e altre piaghe sociali. Oggi la sua arte si scaglia contro i parchi in stile Disneyland: ha infatti creato e aperto Dismaland, un parco divertimenti dallo stile dark, decisamente poco adatto ai bambini.

Il passato di Banksy è segnato da opere realizzate in posti inusuali, come le gabbie dello zoo di Barcellona, o collocate in alcuni celebri musei dove l’artista è entrato indisturbato appendendo le sue creazioni accanto ai quadri già presenti. Proprio come i topi è riuscito a insidiarsi in diverse città del mondo e, ispirandosi proprio ai roditori, ha sparso per tutta Londra degli stencil raffiguranti questi animali con scritte o immagini satiriche: i famosi Rats. Celebre anche il murales che rappresenta gli attori di Pulp Fiction che stringono tra le mani delle banane al posto delle pistole.

Ma Banksy non si è limitato alla realizzazione di stencil provocatori e satirici, ha anche fatto circolare delle copie parodia dell’album di Paris Hilton, ha disegnato e diretto lo storyboard della sigla di una puntata dei Simpson e ha portato per le strade di Meatpacking, ex quartiere mattatoio di New York, un camion per animali da macello colmo di peluche. Dal 2005 in poi l’artista ha inoltre affrescato il muro di separazione costruito da Israele in Cisgiordania e nel corso di quest’anno è stato a Gaza, dove ha realizzato diverse opere sulle macerie lasciate dalla guerra e un mini documentario intitolato Make this the year you discorver a news destination.

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L’ultima azione anticapitalista e provocatoria dell’artista è stata l’apertura di Dismaland, un vero e proprio parco divertimenti che per cinque settimane occuperà un’area abbandonata sulla spiaggia di Weston-super-Mare, località nel sud-ovest dell’Inghilterra. Niente principi azzurri ma una Sirenetta deformata, un castello delle fiabe in rovina, una Cenerentola che nella corsa per rientrare a casa entro la mezzanotte ha fatto un incidente con la sua zucca ed è morta, un barcone pieno di migranti: tutti questi elementi creano l’atmosfera quasi spettrale di questa Disneyland in versione dark.

“Siete alla ricerca di un’alternativa alla tipica giornata in famiglia senz’anima, banale e zuccherosa? O semplicemente un posto più economico? Allora questo è il posto che fa per voi: un nuovo mondo caotico in cui sfuggire all’evasione senza senso. Portate tutta la famiglia a godersi l’ultima droga del nostro cronico surplus: un parco della perplessità. Contiene temi per adulti, immagini angoscianti, uso prolungato di luci stroboscopiche, effetti del fumo e parolacce. Sono severamente vietati: coltelli, bombolette spray, droghe illegali e avvocati della Walt Disney”, questo quello che si legge sul depliant di Dismaland. Un luogo non adatto ai bambini, ma realizzato per far riflettere gli adulti.

All’interno del parco saranno esposte le opere di 58 artisti provenienti da tutto il mondo tra cui Damien Hirst, Bill Barminski, Caitlin Cherry, Polly Morgan, Josh Keyes, Mike Ross e David Shrigley, oltre che 10 opere realizzate dallo stesso Banksy. Il costo del biglietto d’ingresso di questo tetro parco è di tre sterline.

Irriverenza, mistero, messaggi che danno voce al pensiero di molti; ancora si discute sulla liceità delle opere di Banksy e mentre l’opinione pubblica si divide tra chi lo ama e chi lo ritiene un vandalo, quest’artista continua a realizzare opere che hanno un valore sociale, facendo del mondo la sua tavolozza per esprimere con ironia il suo disappunto sulla società moderna.

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e formosa (perché grasso è bello o perlomeno simpatico) e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 nella sezione Gossip e Tv dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.