Debora Villa per Parolibero, la sua vita tra il set e il palcoscenico

L’anno scorso, alle 23.50 su Rai Tre, andava in onda un programma molto bello, “Lilit – in un mondo migliore”, di cui sei stata conduttrice in entrambe le stagioni. Cosa ha rappresentato per te questa esperienza e cosa ti hanno lasciato personalità come Monika Bulaj, Don Gallo e Igiaba Scego?

Il programma Lilit mi ha coinvolta intimamente, profondamente. Mai una trasmissione mi ha toccata dentro come ha fatto Lilit. Le persone incontrate mi hanno dato tantissimo. Sono state un viaggio, un’avventura. Sapere che ci sono uomini e donne che viaggiano per conoscere, aiutano senza scopo di lucro, lottano perché la vita non sia un privilegio ma un diritto e vedere che sono persone migliori di quelle che ci governano, mi ha fatto capire che un mondo migliore è possibile. Ma anche dietro le quinte ci sono persone che lottano perché la televisione sia un posto migliore. Ringrazio soprattutto Marco Posani, ideatore del programma, Loris Mazzetti, capo struttura, e Annalisa Guglielmi, responsabile del programma.

Il tuo ultimo libro, “Donne che corrono dietro ai lupi”, è diventato anche uno spettacolo teatrale. Anche alla luce degli ultimi sviluppi politici, qual è secondo te la situazione della donna oggi in Italia?

Di sicuro oggi la donna ha la possibilità di scegliere la propria vita, il proprio lavoro. E questo è un traguardo importantissimo raggiunto grazie ad anni di lotta tenace e dolorosa. Tanto ancora c’è da fare. Perché la mentalità maschile a riguardo è devastante. La società ancora considera la donna come una propaggine maschile. Ancora siamo la costola di Adamo. È un pensiero, un retaggio sottocutaneo che però fa agire uomini e donne, come se noi fossimo una risposta all’unica verità esistente, neanche a dirlo, quella maschile. Ma io spero e credo tantissimo nell’altra metà del cielo. Molti uomini hanno capito. Sono dalla nostra.

Il tuo curriculum è molto eterogeneo e ricco. Hai esperienze a teatro, così come in televisione e alla radio. Per quanto riguarda il cinema, dopo “Tutta colpa della musica” di Tognazzi, c’è un altro progetto in cantiere e cosa preferisci guardare nel ruolo di spettatrice?

Progetti cinematografici X ora non ne ho. Adoro le recenti commedie francesi come “Quasi amici”, “Benvenuti al nord” e “Delicatessen” (anche la sitcom “Camera Cafè” è un format francese). Seguo anche le commedie americane, demenziali soprattutto. Tra i miei registi preferiti, invece, c’è Pedro Almodóvar.

La tua formazione comincia grazie alla scuola di teatro “Quelli del Grock” di Milano. Da dove nasce l’amore per la comicità e a chi ti ispiri ancora oggi?

Sono sempre stata ironica e autoironica, non so se ci sia stato mai un inizio. Mi ispiro a tutto quello che mi da gioia in base alla mia età. Da piccola Stanlio e Ollio, Jerry Lewis. Poi Bice Valori, Sandra Mondaini, Franca Valeri. Oggi, invece, Jim Carrey, Tina Fey, Sara Silverman.

Hai vinto la prima edizione del reality game “Pechino Express”. Ti abbiamo vista in difficoltà in cima ad un autobus in Nepal e tra le metropoli cinesi alla ricerca di un posto dove dormire. Che emozioni ti ha dato incontrare volti, strade e culture così diverse?

Fatelo. Viaggiate, incontrate, chiedete, siate curiosi, aperti. Il mondo è un posto magnifico. Dobbiamo onorarlo incontrandolo.

Come hai vissuto la competizione con gli altri partecipanti e in quale momento ti sei sentita la metà di un corpo solo insieme al tuo partner di gioco, e amico, Alessandro Sampaoli?

Mi sono scoperta piuttosto competitiva anche se il pensiero di mia figlia mi riportava a casa continuamente. Senza Alessandro non sarei neanche arrivata a Delhi…

Recentemente i media ci comunicano numerose notizie di episodi di violenza provenienti dall’India. Qual è il tuo punto di vista su questo paese?

Come sempre quando i media focalizzano una notizia sembra che il problema nasca in quel momento. Come quando dicono che i casi di violenza sono aumentati. Non è così, è aumentata l’attenzione a riguardo. Sono aumentate le denunce. Il problema della violenza alle donne è un problema mondiale. Non dell’India. Certo l’India è vastissima e ci sono molte zone rurali di estrema povertà in cui i valori sono sovvertiti. Se nasci in posti in cui nessuno sa neanche che sei venuto al mondo è difficile non trovare cattiveria. Certo la cosa devastante è vedere che l’uomo ancora oggi non affronta questo suo gravissimo problema, come fa a non interrogarsi sul perché uccide? Con le donne, le bambine arriva a compiere efferatezze e omicidi solo per togliersi un prurito! Che questo sia l’inferno non c’è dubbio. Che gli angeli siano donne neanche!

Dall’11 aprile è tornato su Canale 5 “Benvenuti a tavola”, alla sua seconda edizione. Il tuo personaggio, Elisabetta Borzacchini, gestisce insieme al marito Carlo Conforti (Fabrizio Bentivoglio) il ristorante di lusso “Il Meneghino”. Cosa succede “dietro le quinte” delle sue cucine?

Sul set mi diverto tantissimo. Non nego che la più scatenata sia proprio io. Faccio la scema in continuazione. Facendo ridere soprattutto quelle persone meravigliose che fanno sì che tutto funzioni come un orologio. Ringrazio molto tutti i reparti del back stage, dal trucco – parrucco ai costumi, alla produzione, regia, scenografia e poi attrezzisti, elettricisti, operatori di camera.

Nella fiction ti vediamo tra piatti prelibati, mentre a “Pechino Express” hai vinto la gara in cui si dovevano preparare dei ravioli cinesi. Qual è il tuo rapporto con la cucina nel quotidiano?

Non sono uno chef, ma mi piace cucinare. Adoro preparare per gli amici e la famiglia. Tagliatelle fatte in casa e crostate sono i miei piatti preferiti. Appena il sole fa capolino parto con le grigliatone. La tavola è un momento di convivio meraviglioso. Dopo due bicchieri di vino siamo tutti ancora più amici no?

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Cinzia Comandè

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