“Che voglia di piangere ho…”: addio Enzo!

Enzo, laureato in medicina, è stato dapprima cardiologo, per poi riscoprirsi uno e centomila nelle vesti di cantautore, cabarettista, attore. Autore di trenta album e di varie colonne sonore, protagonista nel teatro, nel cinema e nella tv, con le sue parole Jannacci ha descritto una Milano che ora non c’è più, la Milano della nebbia già grande città ma non metropoli come oggi, una Milano romantica popolata da personaggi bizzarri e poetici. E’ ricordato come un inestimabile pioniere del rock and roll italiano, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con il quale formò un sodalizio durato più di quarant’anni.

Enzo cantava di una Milano dal sapore antico, scomparso, ma in verità quella Milano esiste ancora ed è negli occhi lucidi della gente comune che, insieme agli amici e ai colleghi di sempre, ha voluto salutare per l’ultima volta il grande maestro sia alla camera ardente al teatro Dal Verme che alla Basilica di Sant’Ambrogio per i funerali ufficiali. Le canzoni di Jannacci hanno accompagnato tutti in quella città dura che negli anni ’60 cominciava a crescere in modo tumultuoso. E lo ha voluto ricordare nell’omelia anche don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana: “Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale, cantavi anni fa caro Enzo – citando la famosa “Vengo anch’io, no tu no” – Ebbene ora ci siamo al tuo funerale e siamo in tanti e siamo tutti. Ma nella canzone precisavi il motivo, la curiosità, per vedere se la gente poi piange davvero. E anche questo te lo possiamo garantire: la gente ti voleva bene, ti vuole bene, perché non si può non voler bene a chi con la sua arte ha dato voce a quelli che la voce non ce l’hanno, ai tanti anonimi sconfitti della storia”.

A tanti mancherà Enzo. E lo si deduce dalle parole dei colleghi che lo stimano da sempre. “Era un genio – racconta commosso Fabio Fazio – Perché i geni sono coloro che inventano cose che prima non esistevano: e lui ha creato un linguaggio, un mondo, un ambiente [… ] Mi mancheranno le sue telefonate, le sue cose che sembravano strampalate che, invece, erano pensieri che correvano troppo in fretta”. Un ricordo delicato viene da Aurelio Ponzoni, del duo Cochi e Renato con cui Jannacci aveva lavorato: “Parlare di Enzo? E’ come parlare di un fratello. Era un grande artista, un poeta, un uomo eccezionale, , ma per me e Renato è stato soprattutto un fratello maggiore”. E tanti e tanti i messaggi d’affetto che inondano il web, da Francesco Guccini con “Quelli che…sanno l’effetto che fa. Buon viaggio”, a Ezio Greggio “Un artista anticonformista, surreale, un po’ Buster Keaton un po’ Gilbert Becaud. Il non sense de Milan. Ciao”, a Gianni Morandi “Un poeta estroso, ironico, geniale, con quella vena malinconica ma così sublime. Un innovatore, capace di lasciare sempre la sua inconfondibile impronta. Ci mancherai”. E ancora molti altri gli amici che hanno salutato il grande cantautore, ognuno a modo suo. Ora lo immaginiamo sorridente, lassù, Enzo, per tutto l’affetto che la sua Milano gli sta regalando, mentre forse sta strimpellando con il suo amico di sempre, ritrovato dopo dieci anni, il Signor G.

 

 

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Marika Luongo

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