Cannes ’14, Strauss-Kahn querela Abel Ferrara

L’ultima opera del regista newyorkese tratta dello scandalo che investì l’economista e politico francese nel 2011, quando ricopriva il ruolo di direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. {ads1} La rappresentazione del peccato, dalla droga alla corruzione e alla violenza, tematica che ha sempre contraddistinto la filmografia di Ferrara, non avrà convinto Strauss-Kahn che, oltre alla minaccia di diffamazione, ha denunciato nel film anche la presenza di un antisemitismo di fondo. Ebreo, membro del Partito Socialista e professore di macro-economia, Strauss-Kahn ha visto sfumare la propria carriera in un giorno: quel 14 maggio del 2011, quando venne sorpreso in compagnia di una cameriera dentro una stanza del Sofitel Hotel di New York e un’accusa di tentata violenza sessuale gli piombò addosso portandolo alle dimissioni, ad una cauzione di sei milioni di dollari e ai domiciliari. Abel Ferrara, con Gèrard Depardieu nel ruolo di DSK (abbreviazione di Dominique Strauss-Kahn usata dalla stampa francese), ha ricostruito la vita del politico francese fino allo scandalo che fece il giro il mondo e al caso giudiziario. Welcome to New York è stato presentato a Cannes il 17 maggio solo per il Marchè du Film, quindi fuori dal concorso ufficiale, creando subito grande scalpore fuori e dentro la sala, tra applausi e scene di panico. Strauss-Kahn non è apparso all’anteprima e pare che non abbia mai visto l’intero film, ma si sia fondato unicamente sulla trama e sul trailer per definirsi «inorridito e disgustato» e per procedere ad una denuncia contro il regista. Il protagonista inconsapevole, come chiunque, potrà avere accesso alle sue immagini a partire dalla notte tra il 21 e il 22 maggio, quando il film verrà distribuito in streaming su tutte le piattaforme al costo di 6,99 euro (in Italia Bim ha concesso una serata gratuita, già al completo, su mymovieslive!). Il film, così, ha bypassato le sale cinematografiche per entrare direttamente nelle case degli spettatori con tutte le sue scene di sesso esplicito, che, secondo i critici, caratterizzano gran parte dell’opera di Ferrara. {ads1} «Fin da Shakespeare i grandi temi della tragedia sono il sesso, il potere, il denaro. Io non amo i politici, anzi li detesto e così non amo questo personaggio ma mi sono molto divertito a ricrearne la follia autodistruttiva e a lavorare con un grande autore come Abel Ferrara anche perché a tutti e due piacciono le cose fatte in fretta. Infatti ci abbiamo messo solo diciotto giorni a girarlo. In altre cose vado meno di fretta. Sei minuti mi sembrano davvero troppo pochi eppure in quell’albergo furono soltanto sei», è il commento di Depardieu alla stampa. L’attore francese, dal canto suo, non è estraneo a scandali a sfondo sessuale, oltre a quelli finanziari che l’hanno portato recentemente alla cittadinanza russa. «Di fittizio ci sono solo i sentimenti e i pensieri privati dei protagonisti», sarebbe il cartello iniziale del film, sottintendendo una veridicità nei fatti raccontati che ha travolto non solo DSK, la cui causa giudiziaria si è in realtà chiusa nel 2012 con un accordo finanziario confidenziale, ma anche l’ex moglie Anne Sinclair (interpretata nel film da Jacqueline Bisset). «Un film che mi fa vomitare…Le allusioni alla mia famiglia sono degradanti e diffamatorie. Ma non darò comunque soddisfazione ad Abel Ferrara, né al produttore facendo loro causa», ha commentato la donna, giornalista e direttrice dell’Huffington Post francese, sui cui ha ribadito il suo disgusto per il film. Abel Ferrara e il produttore Vincent Maraval hanno dalla loro parte il fatto di non aver usato i nomi veri nel film, ma ad ogni caso si prospettano per loro momenti non facili.

 

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Cinzia Comandè

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