Spogliarello? No, grazie. Tutte pazze per il burlesque!

Burlesque: “spettacolo satirico fiorito in Inghilterra nel 18esimo secolo; nell’Ottocento venne acquistando carattere sempre più parodistico e farsesco”. Pensavate di trovare la parola “spogliarello” in corrispondenza del lemma burlesque e invece è così che inizia la spiegazione che si trova se si va a cercare tra le pagine di uno strumento ormai considerato vecchio e quasi totalmente sostituito da Wikipedia: l’enciclopedia Treccani. Il burlesque in origine era uno spettacolo dove la connotazione parodistica era fondamentale, movenze ammiccanti e pochi centimetri di pelle scoperta conquistavano il pubblico. Con il passare degli anni, essendo questa una di quelle arti che si presta ad accogliere diverse influenze, i numeri di burlesque iniziarono a comprendere movenze circensi e non solo. Anche il teatro lo influenzò, i numeri furono sempre più elaborati fino a diventare dei veri e propri sketch; l’elemento caricaturale in parte si è perso, così come i vestiti delle performer, facendo diventare questa una forma di spettacolo più simile al varietà.

Ma più si diventa moderni e più si è attratti dalle cose vecchie – o meglio vintage, che è più chic come parola anche se il retrogusto di muffa (come tutte le cose vecchie) ce l’ha lo stesso – e così il burlesque è tornato alla ribalta, tanto che Sky nel 2011 gli ha dedicato un intero programma: Lady Burlesque. Le dieci concorrenti selezionate hanno frequentato tutti i giorni l’Accademia di burlesque con lezioni di acconciatura, taglio e cucito, trucco, recitazione, ballo e coreografia per poi sfidarsi a colpi di ammiccamento e sensualità sotto i riflettori del palco dello show. Più recentemente abbiamo visto Pamela Prati e Mariana Rodriguez competere a “Si può fare” proprio con un’esibizione di burlesque facendo prima alcune lezioni con una famosa performer italiana, perchè – udite udite! – è un’arte che non si improvvisa dall’oggi al domaniSe una cosa finisce in televisione ed è anche intrigante, la conquista del pubblico è inevitabile: saranno stati i lustrini dei costumi di scena o l’idea di potersi sentire sensuali, fatto sta che questa disciplina oggi piace e anche tanto, ma non solo sul divano davanti alla tv. Molte donne oggi provano a mettersi in gioco con dei corsi, spogliandosi dei vestiti e della vergogna dei propri difetti fisici come la comune cellulite, per vestirsi di una sensualità che nella vita di tutti i giorni non sfoggiano con la stessa disinvoltura con cui indossano i calzini di spugna.

Cosa spinge una donna comune a fare un corso di burlesque al posto della Zumba o del pilates? C’è lei, la classica signora curata ma poco appariscente che ha sempre avuto problemi con la sua femminilità reprimendola in abiti larghi e poco sexy, che è stata stuzzicata dall’idea di potersi sentire finalmente attraente. Poi c’è lei che, al contrario, mangia pane e sensualità, la classica tipa che alle dieci del mattino esce come se l’incontro con il suo principe azzurro fosse imminente, lei che alle otto di sera ha ancora le labbra perfettamente delineate da un rossetto rosso rubino e i capelli in piega come se nella taschina della borsa accanto alle salviette avesse il parrucchiere. Lei che non usa mutandoni burlesquenemmeno “in quei giorni lì” seguendo alla lettera il motto “vestiti sempre meglio sotto che sopra”. Quale miglior modo di incanalare tutta questa femminilità se non con un corso di burlesque? Poi c’è chi, stanca della divisa che indossa tutti i giorni a lavoro, decide di evadere, trasformandosi in una diva piena di paillettes e lei, con una vita coniugale monotona da riaccendere seguendo le orme di Sophia Loren in “Ieri, oggi, domani” con Marcello Mastroianni. C’è anche chi trova il modo di incanalare arti apprese in precedenza, come il teatro o la danza, dando quel tocco intrigante che solo questo tipo di disciplina può dare. Insomma per un motivo o per l’altro il burlesque attira molte donne e soprattutto non è necessario avere un fisico statuario per farlo: le pin-up o le dive di una volta erano ben lontane dai rigidi canoni di bellezza a cui siamo abituati oggi, eppure restano icone di una bellezza senza tempo. Dopotutto nel burlesque uno sguardo ammiccante o il modo di togliere una calza può sovrastare quel chilo di troppo rendendolo l’accessorio perfetto di una formosità che diventa così sensuale da risultare necessaria. Poi c’è chi ne ha fatto una professione, studiando ogni minimo movimento da fare sul palco, sfoggiando abiti di scena così belli che è quasi un peccato toglierseli di dosso, raccontando una storia in pochi minuti di performance, ammaliando il pubblico o talvolta strappandogli una risata con una sensualità ironica che dietro nasconde tanto lavoro. Insomma il burlesque è molto di più di un semplice spogliarello e fa tirare fuori una cosa che è innata in ogni donna, alta, bassa, magra o formosa che sia: la femminilità.

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e formosa (perché grasso è bello o perlomeno simpatico) e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 nella sezione Gossip e Tv dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.