Bake Off Italia, caos in cucina con epico finale

Nel caso dello show che si è appena concluso, Bake Off Italia appunto, questo assioma lascia un po’ perplessi: i nove concorrenti infatti, sembrano ben lontani dall’aver fatto della pasticceria una questione di vita e di morte. Basti pensare che uno dei tre finalisti, il simpaticissimo (si fa per dire) Emanuele, è dirigente di una multinazionale da sei anni. Che anche per gli altri il fare dolci sia per lo più un’attività domenicale, non è difficile intuirlo. Di certo i risultati non smentiscono l’ipotesi: durante le due prove, quella di creatività e quella tecnica, il caos regna sovrano, i dolci si gonfiano troppo o troppo poco e le presentazioni non sempre producono l’effetto sperato, cioè quel desiderio primordiale di prendere a morsi lo schermo della tv.

Se sulla pratica si tentenna, sulla teoria si frana letteralmente: alla difficoltà di preparare, cuocere e decorare una Red Velvet, si aggiunge il giudice Ernst Knam, pasticcere impeccabile, noto per il talent sulla sua pasticceria “Il re del cioccolato”, che passando fra le postazioni interroga i concorrenti sul lessico, le tecniche e la chimica dei dolci. Il risultato? Un vero disastro: nessuno sa niente, il terrore si dipinge sui volti dei principianti (ma la Parodi non è da meno), perdonabili proprio perché principianti, talvolta comici. Come quando, per intenderci, la giovanissima Elisa afferma sicura: “Uso la bagna all’Alchermes perché analcolica”, e Knam le fa notare che l’Alchermes è un liquore, la cui gradazione si aggira almeno sui 20 gradi.

Ma lo spirito di Bake Off Italia, Dolci in forno, non è quello della sfida bruta all’ultimo sangue, quanto piuttosto quello dell’armonia e del twee: dolci, dolcetti e lazzi, colori tenui, un’elegante signora, Clelia D’Onofrio, che fa da contraltare all’altro crudele giudice, una villa fiabesca come location, e la dolce Benedetta Parodi, amatissima da certo pubblico, e odiatissima da molto altro, che girando tra i tavoli, offre conforto e qualche modesto consiglio. E con queste premesse il programma non poteva che vincerlo l’esile Madalina, la mammina, eterna insicura e forse non più eterna casalinga, se con il gruzzolo intascato riuscirà ad aprire la pasticceria dei sogni che tanto desidera. E poiché allo zucchero non si sfugge, anche per Knam arriva in calcio d’angolo la redenzione: la scena in cui si commuove davanti all’abbraccio tra Madalina e la figlia nella puntata finale, rimane sfortunatamente epica.

Ma il pubblico come ha reagito? In Italia gli spettatori delle sei puntate, in onda in prima serata il venerdì, sono stati in media poco meno di 900.000; per lo show finale in 1.536.000 erano davanti alla tv. A parlare di successo di certo non si sbaglia, anche perché la rete ha giocato d’astuzia affiancando alla trasmissione una serie di strumenti social molto efficaci: in primis twitter, sul quale l’hashtag #Bakeoffitalia è diventato subito trend, in secondo luogo l’app del programma, scaricabile gratuitamente. Un format, quello di Bake Off, che di italiano ha davvero poco: acquistato dalla BBC, per il quale è stato un vero campione d’ascolti, è stato importato in 14 paesi oltre all’Italia. Spiegare questo successo non è poi così difficile, se si considera che l’esplosione della gastronomia come strumento di marketing è sotto gli occhi di tutti. Altre note positive rendono attraente il prodotto: sono la cura dei particolari, la pulizia, la durata contenuta degli episodi (un’ora) e della serie nel suo complesso (sei puntate) che evita l’effetto di stanchezza. Dopo il collaudo, su una seconda stagione c’è da scommettersi e sul dilagare della moda, anche. Nell’attesa, tutti gli appassionati dello zucchero possono consolarsi con l’originale, The Great British Bake Off, in onda dal 17 gennaio sempre su Real Time.

 

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Lavinia Martini

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