Addio al maestro dei bambini “sgarrupati”

Nato nel 1953 in una casa di Vico Limoncello, nel centro antico della città partenopea, in una famiglia di dieci persone, Marcello aveva insegnato per quindici anni nelle scuole elementari. Da molto ora aveva abbandonato l’insegnamento, dedicandosi alla scrittura, eppure affermava sempre di essere un maestro a tutto tondo, perché continuava a frequentare insegnanti e ad occuparsi di scuola perché, come diceva lui, “se lo si è fatto con passione, maestro si rimane per tutta la vita”.

Da una sua esperienza in una scuola elementare di Arzano, in provincia di Napoli, nasce nel 1990 il primo libro “Io speriamo che me la cavo“, una raccolta di sessanta temi scritti dai ragazzi di quell’istituto, tutte storie di vita quotidiana, osservate con semplicità ed ingenuità. Vendendo due milioni di copie proprio quel semplice libro divenne un fenomeno editoriale e di costume, un modo per dire che il mondo reale è più importante delle tabelline e della grammatica, un mondo fatto di camorra, contrabbando, prostituzione, gravidanze inaspettate. “Mia madre dice che il Terzo Mondo non tiene neanche la casa sgarrupata, e perciò non ci dobbiamo lagnare: il terzo mondo è molto più terzo di noi”: citazioni come queste compaiono nel libro, frasi spontanee con infiniti errori grammaticali appositamente non corretti, frasi-specchio di una Napoli che non è solo pizza e mandolino. La stessa Napoli che descrive Lina Wertmuller nel 1992 nel film che, grazie all’interpretazione di Paolo Villaggio, è diventata trasposizione fedele del libro, bissandone il successo.

Risaliva, invece, ad un anno e mezzo fa la scoperta di un cancro, con annesso un relativo antidoto per sconfiggerlo: scrivere. Scrivere per non morire, scrivere per trovare una ragione di vita, scrivere per dare dignità alla lotta contro una malattia impietosa. Insomma, una vera e propria vocazione che ha portato il prof. D’Orta alla stesura di altri innumerevoli libri: “Dio ci ha creato gratis”, “Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso”, “Il maestro sgarrupato”, “Maradona è meglio ‘e Pelè”, “Storia semiseria del mondo”, “Nessun porco è signorina”, “All’apparir del vero, il mistero della conversione e della morte di Giacomo Leopardi”, “Aboliamo la scuola”, “A voce d’e creature”, “Era tutta un’altra cosa. I miei (e i vostri) Anni Sessanta”, “Cuore di Napoli”. Proprio nell’ultimo periodo era impegnato nella stesura di un libro su Gesù. “Papà voleva raccontare Gesù ai bambini e io stavo cercando di dargli una mano dal punto di vista, diciamo così, tecnico – spiega Giacomo, figlio di Marcello e teologo dell’ordine religioso dei frati minimi – La sua fede lo ha aiutato tantissimo. La malattia lo aveva stroncato nel fisico, ma non nello spirito.”

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Marika Luongo

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