“A qualcuno piace inciuciato”, rabbia e delusione sul web

Durante le vicende delle elezioni presidenziali, i comuni cittadini non potevano far altro che assistere e chi non poteva raggiungere Montecitorio per manifestare alla vecchia maniera ha espresso il proprio pensiero attraverso la tastiera del computer.

«A ogni cinguettio, c’è qualcuno che se la fa addosso», ha detto Renzi riguardo al potere che i commenti in rete possono assumere. A confermare questa ipotesi è stata anche la richiesta di sabato da parte di Bersani di spegnere per due – tre ore i telefonini e gli iPad, al fine di non farsi condizionare dalle sollecitazioni provenienti dall’esterno. Evidentemente gli stessi elettori erano già confusi sul da farsi e una sbirciatina sulla propria pagina di Fabebook e Twitter non avrebbe fatto altro che far oscillare le già fragili convinzioni. «Il Pd ha deciso: è tutta colpa vostra. Dei vostri tweet e dei vostri commenti. Siete il “popolo della rete”, quello che fa sbagliare (!) i parlamentari con le sue indicazioni. Non ci interessa sapere se abbiate una vita o un lavoro (o non l’abbiate). Ci interessa solo poter dire che i vostri tweet (e anche gli sms) sono eversivi», ha scritto Pippo Civati, consigliere regionale in Lombardia per il Pd. E con lo stesso umore ironico è subito nato l’hashtag #ècolpadiTwitter. Ma quali sono stati i commenti e i retwitt incriminati? Non appena si era diffusa la notizia che Bersani e i suoi seguaci stavano votando Marini, in piazza Montecitorio c’era chi bruciava la propria tessera del Pd facendo eco alle urla dei grillini a favore di Rodotà, mentre sulla pagina ufficiale del partito su Facebook si leggeva «vi siete calati le braghe davanti a Berlusconi», e poi «povera patria. Poveri quelli che ci hanno creduto», «perché non Rodotà? Ci dovete delle spiegazioni». I membri stessi del Pd hanno utilizzato i social network per esprimere i propri dissensi. Il ministro Fabrizio Barca ha scritto «incomprensibile che il Pd non appoggi Rodotà o proponga la Bonino», parole condivise e commentate da migliaia di persone e dagli stessi politici, come il sindaco di Bari Michele Emiliano, «solo guai e delusione ad essere del Pd». La credibilità del Pd di fronte alla fotografia di Bersani abbracciato ad Alfano ha reso i facebookiani di sinistra increduli, frustati e delusi. Dopo la fase Marini, Prodi e avanti con l’hashtag #Prodi: «se #Prodi diventa presidente stasera faccio indigestione di mortadella», «quindi se eleggono #Prodi, B. emigra? Forza Romano smortadellali tutti!», «il M5s appoggerà #Prodi se ritorna dal Mali a nuoto», «imporre #Prodi è atto di guerra contro chi non è del Pd. @matteorenzi dove sei?». Attimi concitati, per tutti.

E dopo Prodi, le dimissioni di Bersani dalla segreteria del Pd, annunciate su Twitter dal senatore Stefano Esposito: «tra pochi minuti @pbersani si dimetterà davanti all’assemblea dei grandi elettori @pdnetwork». La rete a questo punto è stata meglio di qualsiasi telegiornale: «#Bersani và ed insegna agli angeli a smacchiare i giaguari», «visto che su indicazione di #Bersani per il PD domani è di votare scheda bianca, presumo che #pd votera’ qualcuno in blocco», «almeno esprimeranno un’opinione». Commento azzardato, poi, per Enrico Letta che sulla sua pagina Facebook scrive «la decisione di Napolitano è un’ottima notizia», poche battute, ma che hanno scatenato il dissenso di migliaia di utenti: «no è una scelta di retroguardia. Non avete saputo esprimere niente di meglio. Il Pd è finito», «ma avete pure il coraggio di comparie su fb?», «Sig. Letta la prego di dirmi che questi status glieli scrive qualcuno del suo ufficio stampa colpito da qualche strano morbo…». Anche sul profilo della Lega si legge «la base leghista non vuole un Napolitano bis, l’avete capito dirigenti?». Sicuramente non saranno responsabili del risultato delle elezioni, ma è accertato che i commenti lasciati sui social network non sono da sottovalutare, d’altronde tramite un blog è nato un partito.

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Cinzia Comandè

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