Wimbledon: tris Djokovic sogno Williams

Djokovic conquista il terzo titolo battendo come lo scorso anno Federer in un match meno incerto ma dal grande pathos. Serena Williams supera la basca Muguruza e fra meno di due mesi andrà a New York per tentare di completare il Grand Slam.

Avvio del tie break, Federer chiude una volée di rovescio che atterra a pochi cm dalla rete. Con uno scatto fulmineo Djokovic arriva sulla palla ed ha la lucidità di piazzarla dall’altra parte: minibreak. Chi conosce i due contendenti sapeva quanto importante fosse tale momento. L’età costringeva lo svizzero a passare da un primo set vittorioso, invece quel punto è stato il prologo di un tie break giocato male e perduto 1 a 7.

La sconfitta con Wawrinka a Parigi impedirà a Djokovic di andare a NY e cercare il Grand Slam, ma il suo dominio sul circuito è sempre più certificato. Ha giocato un torneo normale, rischiato con Anderson, dato il meglio nella finale, la dote dei campioni. Terzo Wimbledon come il suo coach Becker, si potrebbe sindacare all’infinito sugli stili espressi, sulla diversa velocità dell’erba, ma Nole è un fuoriclasse dei suoi tempi e merita gli onori.
Federer non è riuscito a ripetere l’incantevole semifinale con Murray. Ha avuto il medesimo approccio, ma a differenza di quello scozzese il dritto del serbo non trema, la sua seconda non è così incerta. Roger ha iniziato forte, scambi brevi e ricerca della rete, è salito 4-2 ma ha avuto il torto di incassare il controbreak immediato. Poco da rimproverarsi nei due set point avuti sul 6-5 ed annullati con altrettante prime da Djokovic. Dopo il citato tie break, il Genio ha regalato un secondo set entusiasmante, annullato sette set point per poi chiudere 11-9 al tie break venendo a rete sulla seconda, ma l’avvio del terzo è stato decisivo. Palle break in ciascuno dei primi game, nel terzo Federer si è lasciato rimontare da 40-15. Non rimaneva che la pioggia, con chiusura del tetto, pausa e mutamento delle condizioni, come avvenne per il suo 7° titolo. Prevista, la pioggia è giunta sul 3 a 2 Nole, ma ha portato ad un’interruzione breve e ad una ripresa ancora sotto il cielo. La reazione di Federer si è limitata ad un 15-30, il serbo ha reagito con calma chiudendo la frazione 6-4. L’ultimo parziale ha trovato la sua logica decisione al quinto gioco, quando Nole ha sparato un rovescio tra i piedi dell’avversario per il break. Guizzo finale di Roger sul 4-3 0-30 ma illusorio, il serbo è risalito con la battuta strappandola la quarta volta allo svizzero per il definitivo 6-3.

Djokovic ha fatto match pari con la prima ed è stato superiore con la seconda. Ha avuto il merito di portare Federer, anche sull’erba, sui suoi schemi dal fondo, giocando meglio di lui col dritto. L’elvetico ha attaccato molto e con profitto ma sbagliato troppo, mentre malgrado i ritmi alti Nole ha concesso la miseria di 16 gratuiti in quattro set.

Serena ha detto ventuno, -1 da Steffi Graf, -3 da Margaret Court, ad un passo dal Grand Slam. E pensare che dodici mesi fa, dopo la sconfitta con la Cornet che seguiva quella con Muguruza a Parigi si era parlato di declino. Da NY in avanti, Williams non ha sbagliato un colpo e si è presentata qui con mezzo Slam in tasca. Tanti rischi con la Watson, la spettacolare partita di quarti con Azarenka per ritrovare Muguruza.
Approccio disastroso, tre doppi falli e break subìto al primo game, mentre la 21enne basca, alla prima grande finale, non mostrava alcuna tensione salendo 4-2. Sensazione apparente, un doppio fallo basco riportava Serena in parità, poi sul 5-4 un dritto dei suoi le regalava la prima frazione. Era l’inizio di un monologo, da 2-4 a 6-4 5-1. Ancora l’emozione, malgrado i tanti anni e gli innumerevoli titoli la consapevolezza di essere vicina ad un traguardo centrato sei volte da quando esiste il gioco. Il servizio si inceppava, un lottato nono game riportava Muguruza in break, sotto 4-5, ma gli errori del gioco successivo la costringevano a restituire il servizio e la partita.
US Open dunque. Sarà l’evento sportivo dell’estate, sette partite per il Grand Slam. Avversarie agguerrite, Azarenka fra tutte, ma nessuno meriterebbe quanto l’americana l’apoteosi del tennis.

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michele sarno