Murray concede il bis a Wimbledon

Andy Murray supera in tre set Milos Raonic e torna a vincere Wimbledon a tre anni dal primo titolo. Federer sconfitto in semifinale dal canadese. Solo Tsonga ha messo in difficoltà il campione. Serena Williams batte in finale un’ottima Kerber nella rivincita dell’Australian Open.

Ivan Lendl meglio di John McEnroe? Non proprio. La moda in voga fra i giocatori di prendere i campioni del passato come coach è ormai dilagante. Si tratti di spirito di emulazione, superstizione o effettiva convinzione, non è dato saperlo. Raonic aveva assunto SuperMac quale suo consulente per la stagione su erba, vantando comunque da anni al suo angolo un professionista preparato quale Riccardo Piatti. McEnroe aveva accettato mantenendo però il ruolo di commentatore per la BBC. Abbiamo assistito pertanto al paradosso di un cronista che ha raccontato il torneo e la finale di oggi, essendo stipendiato da un giocatore in gara. Un palese conflitto di interessi che non ha preoccupato le parti in causa. Andy Murray ha vinto oggi il suo terzo titolo del Grand Slam in carriera e tutti sono arrivati con Lendl allenatore. Se però nei primi due è indubbio il contributo dell’ex campione ceco, stavolta non si può fare a meno di rivolgere un pensiero ad Amelie Mauresmo, che ha occupato il ruolo nell’ultimo biennio. Niente alchimie, nessun consiglio miracoloso. I due hanno raggiunto la finale e Murray se l’è aggiudicata perché Djokovic è stato inopinatamente eliminato al 3° turno da Querrey. Tale risultato ha reso Andy il favorito, a lui è bastato rispettare il pronostico. La sconfitta di Nole ha consentito a Raonic di giungere in semifinale. Ha battuto Federer grazie a qualche mirabolante consiglio di McEnroe? Può darsi. Più probabilmente ha vinto perché Roger ha 35 anni, quest’anno ha giocato poco, la sua condizione non era delle migliori e ha mancato la solita messe di occasioni. La questione coach vip ricorda la storiella del tennista che sottoscrive un contratto con una racchetta famosa ma continua a giocare con quella preferita applicando una pecetta sul manico. Apparenza e realtà.

Detto ciò, Andy Murray ha meritato. È il numero 2, ha perso da Djokovic le finali di Melbourne e Parigi, ma ha dimostrato di essere nettamente superiore agli altri. Ha ridimensionato Kyrgios in ottavi e ha regolato Berdych in semifinale. Solo Tsonga nei quarti lo ha messo in difficoltà. Come sempre in carriera, il francese si accende e si spegne, ma è insidiosissimo nelle sue fasi di vena. Ha costretto Andy a un duro primo set al tie break e, dopo aver perso il secondo parziale, ha conquistato il terzo e ha rimontato un break di svantaggio nel quarto. Mentre le luci della sera avanzavano, Andy Murray ha avuto il merito di non lasciare nessuna speranza a Tsonga: 6-1 al quinto e via. Raonic ha rimontato per la prima volta in carriera due set di svantaggio, agli ottavi contro Goffin. La semi con Federer è stata il match del torneo. Lo svizzero è salito due set a uno mancando palle break nel quarto prima di perdere il servizio da 40-0, causa anche due doppi falli, e cedendo al quinto. Non è stata l’ultima occasione per Federer di vincere uno Slam. Quel momento è già fuggito, forse a New York 2015. Gli resta la sfortuna di aver visto uscire Djokovic in un’edizione di Wimbledon nella quale si è presentato in condizioni precarie.

Oggi Andy Murray è stato impeccabile. Ha concesso a Raonic due palle break in tutta la partita, nel terzo set. È stato perfetto con il dritto, ha passato sistematicamente il suo avversario dal lato sinistro, ha tenuto percentuali al servizio vicine all’eccellenza. Ha commesso 12 gratuiti in tre set, dato degno del miglior Nadal. Uno dei suoi passanti gli ha dato il break nel settimo gioco del primo set. Negli altri due ha dominato i tie break, 7-3 e 7-2, dopo essersi procurato nel secondo numerose opportunità. Raonic ha dato il massimo, ma il suo pur grande servizio nulla ha potuto nelle fasi decisive contro la risposta dello scozzese. Ha attaccato molto spesso ma con esiti non straordinari. Ha posizione e buon tocco, specie con la volèè di dritto. Nel tennis moderno questo aiuta ma non basta.

Serena Williams, la storia continua. Slam numero 22, raggiunta la Graf, a due passi da Margaret Court. Corsa ripartita dopo lo choc Vinci a NY. La finale è stata quasi un match maschile, due soli break, servizi tenuti in sicurezza. Una qualità di gioco molto alta anche per merito della Kerber. Già vincitrice a Melbourne contro Serena e autrice qui dell’eliminazione di Venus in semifinale, la tedesca ha giocato il solito incontro intelligente, muovendosi bene, riprendendo tutto, sbagliando poco. Non è bastato perché la Williams ha un servizio formidabile, 13 aces, gli ultimi due dei quali a ribaltare il game del 3-3 nel secondo, in cui la Kerber aveva raggiunto l’unica palla break. Serena aveva chiuso il primo set con una grande accelerazione di rovescio sul 6-5, ha vinto il secondo sfruttando l’unico calo dell’avversaria, dopo la citata palla break. Da manuale il modo nel quale ha gestito il 7-5 5-3: tre servizi vincenti e una volèe di rovescio. Davanti a Serena Williams ci togliamo il metaforico cappello.

Twitter: @MicheleSarno76

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michele sarno