Wawrinka inarrestabile fa fuori Djokovic

Solo i più avvezzi al gioco forse avranno tenuto conto della parabola ascendente dello svizzero. Stanislas stava giocando benissimo, aveva sistemato alcuni colpi ed era diventato sempe più aggressivo e sicuro di sè in campo. Per lui è arrivata l’impresa, ci sono volute più di quattro ore di gioco e ben 5 set. Wawrinka incredulo più degli altri ha detto a fine match: “sono veramente troppo troppo troppo troppo felice”.  2-6, 6-4, 6-2, 3-6, 9-7: il primo set è di Djokovic e lascia ipotizzare la solita storia, una bella partita con esito scontato. E’ il secondo che fa barcollare le certezze, perchè lo svizzero approfitta di alcune indecisioni del detentore del titolo degli Australian e si prende e conserva un break conquistato grazie a una magia col suo elegante rovescio.  Al terzo set le certezze crollano perchè diventano due i break di cui si impossessa Wawrinka. Scatto di nervi e botta d’orgoglio e Djoko si aggiudica il quarto set. Tanti errori di entrambi, ma dovuti alla ricerca dei vincenti. Nole difende di più e recupera rovesci imposiibili per altri tennisti dell’Atp, ma Wawrinka non arretra di un centimetro e rispetto ai primi game mantiene il piede sulla riga di fondo. A inizio del quinto negli occhi del campione serbo si legge un pò di paura, perchè sa che sta per perdere la sua occasione e che oggi dall’altra parte paura non c’è. Wawrinka ha tirato sempre, ha rischiato ogni colpo e ha avuto ragione di tutto. L’ultimo set è stato il più pazzo ed ha regalato momenti esilaranti. La partita è stata sospesa per una decina di minuti per pioggia sul 5-5 su servizio di Wawrinka e sul punteggio di 40-15. Non perde lucidità al rientro il giocatore in battuta e tiene il set con un Ace. Da lì in poi, si susseguono una serie di scambi lunghi e basati sulla potenza, entrambi cercano di spostare l’avversario e portarlo all’errore, ma a sbagliare di più è stato il serbo. Boris Becker ha passato gli ultimi punti in piedi, aveva capito che si stava mettendo male e ha provato a motivare il suo discepolo. Sembrava volergli dire: ‘ora, ora’, ma non l’esito finale non è propriamente arrivato per colpa del serbo, ma per merito dello svizzero, era davvero difficile strappargli il servizio, quando Nole tirava fuori un jolly come uno slendido passante in corsa, Wawrinka rispondeva con la perfetta combinazione: ‘prima di servizio e dritto da manuale’. Il break decisivo, Djokovic, lo perde sul 30/40 quando butta fuori una voleè in realtà non troppo complicata.{ads1} Djokovic chiude la sua striscia positiva di 28 partite vinte di fila, ma si arrende a un grande incontrista che ha come sua più grande sfortuna quella di far parte della stessa generazione di Roger Federer altrimenti per ciò che ha fatto vedere in questi anni in campo non sarebbe mai stato un gregario del re. Successo meritato, però domani è un altro giorno e sulla sua stabilità è lecito farsi delle domande, lo aspetta la seconda semifinale consecutiva a uno Slam dove affronterà ancora una volta Tomas Berdych nella replica della precedente prova all’ultima edizione degli Us Open, da cui Stan era uscito vincente. Berdych arriva da un’altra lotta, 4 combattuti set contro David Ferrer, per il ceco, sempre più maturo in campo e fuori, è arrivata la prima vittoria dopo 11 anni alla Rod Laver Arena e si è riaccesa la speranza, in fondo proprio il suo futuro rivale ha dimostrato che nello sport del Diavolo i pronostici valgono poco. E ad avvalorare la tesi si aggiunge anche l’uscita nel tabellone femminile di Ana Ivanovic che dopo l’impresa su Serena Williams si è fatta buttar fuori dalla diciannovenne canadese A. Bouchard.

 

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Daniela Lazzari

Giornalista per sport’ nel senso letterale, ma anche metaforico del termine… Da diversi anni si aggira nei meandri della redazione per infastidire colleghi e mettere a disagio i lettori. Ci sta riuscendo alla grande. Questo la spinge a proseguire e a perseverare con devozione nel suo lavoro. Interessi? Tanti. Se fai molte cose, si sa, finisci per farne bene poche. Forse blaterare on line di sport e tutto il resto è una di quelle poche. Difetti? Troppi. Pregi? Non troppi. Diceva il buon vecchio Einstein : “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L'altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”. Il fatto che stiate ancora leggendo queste righe ha un ‘non so che’ di miracoloso…

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