Totti sfreccia a 225 sul GRA

Siamo rimasti quasi increduli quando il pallone scagliato dal Capitano su calcio di rigore ha superato Frey. Prima della realizzazione le facce della curva dicevano “siamo romanisti, vuoi che Francesco acchiappa Nordhal proprio all’Olimpico e sotto la Sud? Lo sbaja…”. Ed invece il pallone entra in porta e Totti nella leggenda.

225 gol in serie A (con una sola ed unica maglia), secondo cannoniere di sempre alle spalle di Silvio Piola. Ovviamente il rosichello che ha avuto il capitano al gabbio o nemmeno sa cosa sia un capitano bofonchia: “capirai…è secondo..”. Sbagliato dire che è solo il secondo, l’attaccante di Robbio appartiene ad un altro calcio, Totti è il numero uno del calcio moderno. Poco importa se quelle 225 reti gli hanno portato in bacheca meno trofei di quanti ne abbia meritato, le ha fatte da capitano della squadra della sua città, del suo cuore. I pennivendoli che si definiscono gli eredi di Gianni Brera ma che del compianto giornalista padano hanno raccolto ed ampliato solo l’odio per Roma lo definiscono da sempre “un fenomeno romano”, reo di non aver abbandonato la capitale per i grandi club del nord o per l’estero. Eroe dentro il GRA? Sarà pure, ma sono confini più che dolci, più che onorevoli, sono quelli della città eterna, e mai come domenica sera sono sembrati infiniti. Avrà pure vinto poco ma nella storia del calcio sarà ricordato molto più lui di altri che magari avranno qualche titolo in più ma sono stati delle banderuole e non delle bandiere o di altri che andremo a cercare nella zona della memoria quando si disputerà una partita del cuore in loro onore per pagarsi le cure dopo anni di doping, pardon “antidepressivi”.

Stranamente è stato tutto perfetto: il gol dell’aggancio, la Roma che vince nonostante abbia disputato la partita più brutta della stagione, l’abbraccio con i figli, la corsa finale verso la sua curva che, nonostante tutto, in questi 20 anni non ha mai tributato al giocatore più importante della sua storia i dovuti onori. Perché il paradosso è forse questo, chi vede Roma e la Roma dal di fuori pensa che Totti sia il re incontrastato dello spogliatoio, che la tifoseria lo idolatri. La realtà è fatta invece di mezze figure passate da queste parti che hanno attaccato il numero 10. Cassano, Emerson, Carlos Bianchi, Mancini: falsi profeti che hanno avuto molti più seguaci di quanti ne meritassero. All’inizio carriera ti capitavano i tifosi accanto o dietro di te che lo chiamavano “culo di piombo”, con il passare del tempo è diventato per gli stessi decerebrati quello che non voleva campioni alla Roma per non perdere la sua leadership, ora si è trasformato nella rovina della Roma perché non accetta la panchina. Lui tranquillamente ha sempre risposto sul campo e sul campo continua a meritare i galloni e il posto da titolare essendo quasi sempre il migliore dei suoi, essendo sempre l’ultimo a mollare. Mai un dissidio con un allenatore se non con mago G Carlos Bianchi che voleva sbolognarlo alla Samp per arrivare a Litmanen. Ma è inutile ripercorrere qui la sua carriera, citarne l’esordio o il primo dei 225 gol, chi è romanista ha questi momenti stampati nella memoria, chi non lo è scorrerebbe queste parole con disinteresse ed alcuni addirittura con la bile alla bocca. Non vi piace? Come si dice ad Oxford “ma ‘sti cazzi”, Francesco ce lo teniamo ben volentieri solo noi, fenomeno nostro, per vedere i vostri capitani andate in Australia o in parlatorio. Grazie Capitano, servirebbero altri 65 (o 49 fate voi) centri per arrivare a Piola, è una parola, dovrebbe giocare per altri 3 anni. Oddio…hai visto mai…

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Francesco Lorito

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