The Ultimate Warrior muore a 54 anni

Il campione si è spento per un improvviso attacco cardiaco. La notizia è stata diffusa dalla federazione d’appartenenza, la WWE, che si è detta scioccata dalla drammatica morte inaspettata. Tra i lottatori più amati del circuito, l’atleta James Hellwing (il suo vero nome) è morto a soli 54 anni ed era appena stato inserito nell’Olimpo dei wresteler, la Hall of Fame. “Siete i mei fan e se io sono leggenda, vuol dire che siete leggendari anche voi”, queste le sue parole quando vestito con uno smoking, capelli a spazzola che ne esaltavano i lineamenti, è salito sul palcoscenico per l’incoronazione.

Tra le sue vittorie, spicca quella che è passata alla storia come l’incontro più esaltante di tutti in tempi contro Hulk Hogan sul ring di Toronto nel 1990 quando, con un gesto fulmineo, evitò un legdrop del suo avversario e lo schienò al volo diventando così il campione del mondo. Un metro e ottantotto centimetri di muscoli per 125 chili di peso, questa era l’imponente figura che saliva sul ring. Hellwing, canadese di nascita (nasce a Montreal) entrò per la prima volta in palestra a 11 anni, a 26 divenne bodybuilder professionista fino a quando non si innamorò del wrestiling.

Energia, voglia di lottare, forza allo stato puro erano queste le prerogative di Ultimate Warrior, le stesse dell’altro mito Hulk Hogan. Inevitabile quindi, il confronto tra i due. In uno sport dove la violenza fa da padrone e la scorrettezza spesso predeva il posto di primo piano, l’incontro tra i due, fu emozionante. Una volta sconfitto, fu lo stesso Hulk Hogan ad alzare il braccio del rivale e a consegnargli la cintura per poi abbracciarlo. Solo due anni dopo la conquista del titolo, Ultimate Warrior fu sospeso dalla federazione per motivi ancora oscuri ma, sembra fosse per l’utilizzo di sostanze dopanti. Lo stesso wresteler, non ha mai negato l’utilizzo di steroidi ma, si difendeva affermando che ci fosse una grande differenze tra uso e abuso.

Scomparve dai ring per oltre 10 anni, poi nel 2008 il suo ultimo incontro contro Orlando Jonson. Nonostante vinse strapazzando il suo avversario, il mito si presentò all’appuntamento appesantito e lento.

Ora il mito è diventato leggenda.

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Arianna Arete Martorelli

Nasce a Roma lo stesso giorno di Francesco Facchinetti, che coincide casualmente con la data di morte di Leonardo da Vinci. Dopo il primo vero colloquio della sua vita, nell’ottobre 2013 diventa redattrice della sezione cultura e spettacolo per Lineadiretta24.it tra un articolo e un altro, nel tempo libero, si interessa di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica… concretamente gira, vede gente, si muove, conosce, fa cose. Dopo la laurea vorrebbe partire alla volta di New York per intervistare David Letterman. Spera di non dover mai scendere a compromessi meschini, odia bere l’acqua dalle tazze e i “no” a prescindere, crede fermamente che comunque, in fin dei conti, il destino ha sempre più fantasia di noi.

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