Tennis, Zverev vince gli Internazionali: la NextGen è adesso

Alexander Zverev vince a Roma il suo primo Masters 1000 in carriera. E lo fa di prepotenza, contro un Nole Djokovic tornato a essere quasi il giocatore ammirato fino allo scorso anno. Zverev non ha mai tremato un secondo, è stato lucidissimo fin dal sorteggio, quando ha scelto di rispondere lasciando la pressione della prima palla al serbo e strappando subito la battuta a Djokovic. La tecnica usata per anni da Rafa Nadal. Sempre in risposta e subito partenza a mille all’ora per guadagnare fin dai primi scambi un vantaggio da portare fino al termine. E così ha fatto il tedesco che non si è più fatto riprendere. Mai in discussione il servizio di Zverev, che non ha concesso nessuna palla break, ma nemmeno l’idea. Il serbo è arrivato una sola volta a 30 sul servizio dell’avversario conquistando appena 9 punti in tutto il match (di cui due doppi falli del tedesco). Un dominio ammesso dallo stesso tennista sconfitto: “Quel break subito che gli ha dato fiducia. Lui ha servito davvero molto bene, io non ho risposto alla grande, non ho mai trovato il ritmo, non ho giocato bene. Complimenti a Zverev, il suo rovescio viaggiava veloce, ha giocato un match perfetto”. 

Ovvia e scontata anche la felicità del giocatore tedesco, classe ’97 e diamante più lucente di tutta la schiera di tennisti soprannominati “della NextGen”. Zverev ormai è una realtà, nulla di futuribile. Top 10 nella race Atp e serio candidato alla vittoria del prossimo Roland Garros: “È stato uno dei match più belli della mia carriera. Sono stato bravo a essere aggressivo, gli ho impedito di prendere il controllo”. Sascha, come viene soprannominato, è il 6° più giovane di sempre a vincere un Masters 1000. Modesto nei modi, ma ambizioso giustamente nelle parole: “Non si può stabilire quando è il momento giusto nella carriera per iniziare a vincere un torneo importante. Non avrei mai pensato di entrare nella Top 10 così presto, ma ora sono davvero contento di aver vinto questo torneo sulla terra e di essere tra i primi 10 al mondo, non sarà facile rimanerci”. NextGen appunto, che dovrà prendere lo scettro dei fab4 Federer, Nadal, Djokovic e Murray: “I top 4 non possono giocare per sempre, è una cosa buona per il tennis se i giovani iniziano a vincere. Vincere a Parigi? Beh prima di questo torneo mi davano zero possibilità di vincere e invece … Comunque ho dimostrato che posso battere i più grandi giocatori nei più grandi tornei. Al Roland Garros il favorito è ancora Rafa, è nettamente favorito. Poi ci sono Djokovic e Thiem che stanno giocando bene. Però dopo aver vinto a Roma sono costretto a mettermi nella lista”.

CHI È ZVEREV – Vent’anni compiuti ad aprile, Zverev è l’ultimo erede di una famiglia di tennisti. Ha un passato da giocatore il padre, che oggi è il suo allenatore, così come la madre. Ed è un professionista pure il fratello maggiore Mischa, da poco tornato fra i primi 50 al mondo. Sascha chiaramente è la stella più lucente della famiglia russo-tedesca, destinato a dominare il tennis mondiale nei prossimi anni. Grandissimo amico dei colleghi coetanei, “con Kyrgios siamo amici, capita di cenare insieme e posso dire che Nick fuori dal campo è divertente come quando gioca. Ma sono molto amico anche di Dominic Thiem, ci vediamo e sentiamo spessissimo”. E i più anziani? Ha ammesso che, vuoi per questioni di età, vuoi per altro, il rapporto non sia scortese … ma semplicemente distaccato: “Rafa Nadal è quello che comunica meno con gli altri giocatori, di solito sta con gli spagnoli e con il suo team. Ma non voglio essere frainteso: è un bravissimo ragazzo, sempre disponibile quando gli chiedi qualcosa. Anche Andy Murray è abbastanza sulle sue. Mi capita più spesso di discutere con Roger Federer e Novak Djokovic, sia del tennis sia della vita in generale”. E soprattutto con lo svizzero deve aver parlato e discusso tanto visto quanto sta facendo. Oggi Roma, domani il Roland Garros. E il futuro? Il numero 1 del mondo sembra già alla sua portata. A vent’anni. Come solo i grandissimi sono riusciti a fare.

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Twitter: @MarcoJuric

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.