Splendida Pennetta: è quasi uno Slam!

 

Per comprendere appieno quella che pare avere i contorni della favola occorre compiere un passo indietro. Siamo a Wimbledon, sette mesi fa. Flavia era tornata a giocare dopo lo stop per l’operazione al polso, ma faticava. Era fuori dalle 100, il suo storico allenatore Urpi aveva accettato un incarico presso la federazione francese. Sui prati era arrivato un buon risultato, ottavi di finale. In conferenza stampa però, a seguito della sconfitta con la Flipkens, aveva parlato davanti ai giornalisti di progetti futuri, lasciando intendere che se non fosse tornata almeno nelle 100 a fine stagione, si sarebbe ritirata. Viva New York.. Nello Slam dove aveva ottenuto i miglior risultati della prima carriera, la brindisina ha infatti colto una magnifica semifinale. Da lì in avanti non si è fermata, è giunta nei quarti a Melbourne prima di sbarcare in California. {ads1}
Contro la Stephens aveva servito per il match, si era fatta rimontare per poi ritrovarsi sotto 0-3 al terzo. Grande reazione e 5-4, ma ecco entrare in scena il vento del deserto. Flavia Pennetta ha vinto lì il suo torneo, riuscendo a controllare lancio di palla e traiettoria del servizio in condizioni al limite del regolamento, aggiudicandosi il game e la partita.
In semifinale sembrava spacciata, Li Na l’aveva dominata in Australia. Si è però visto subito come la cinese non fosse quella di gennaio, 52 errori gratuiti sono stati un’enormità, brava però lei ad approfittarne. In finale contro la Radwanska partiva sfavorita, ma l’incontro si è giocato in pratica tra quarto e quinto game. La polacca ha avuto palla del 3 a 1, Flavia l’ha salvata col servizio, ha ottenuto il break sul 2 pari per poi chiudere 6-2 la frazione con un rovescio vincente, mentre la rivale naufragava in un mare di errori ed iniziava a risentire del problema al ginocchio. Inutile il medical time out, da lì in poi Aga non si è più quasi mossa, con la Pennetta che ha non si è distratta, ha alternato direzione e potenza dei colpi, chiudendo 6-1. E’ il titolo più importante nella storia del tennis femminile italiano dopo il Roland Garros di Francesca Schiavone nel 2010. Può essere il degno coronamento di una carriera, come fu per Ljubicic nel 2010, ma forse questa nuova Flavia ci riserverà altre sorprese.

La finale maschile è stata di altro livello: Novak Djokovic ha conquistato il terzo titolo nel deserto californiano, il primo nella stagione, allontanando i dubbi sulla propria condizione emersi durante una non esaltante settimana. Federer ha dimostrato di aver sempre una possibilità contro di lui, a differenza che con Nadal. Lo ha battuto a Dubai, se l’è giocata qui. Ha veleggiato lungo un perfetto primo set nel quale ha regalato giocate quali l’arte dimenticata del chip and charge nel game che gli ha dato il break, ha accorciato gli scambi attaccando persino sulla seconda sul 5-3 e concludendo la frazione a suo favore.
Dalla metà del secondo, il serbo ha saputo capovolgere l’andamento, prendendo il centro del campo, esaltandosi in difesa, spostando lo svizzero, costringendolo ad una serie di pesanti palleggi e conquistando il set per 6-3. I due hanno dato vita a tre games combattutissimi in apertura di terzo, Djokovic vi è uscito fuori col break a favore e non ha concesso nulla sul servizio fino al 5-4. Qui ha tentennato, come sabato con Isner: Federer ha visto il varco ed ha colpito, forzando torneo al tie break decisivo. Le energie erano però ormai ridotte, Nole ha conquistato subìto il mini-break causa un rovescio lungo dello svizzero e poi ha gestito, chiudendo agevolmente 7-3.

 

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michele sarno

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