Per quanto ancora, Ventura, abuserai del 4-2-4?

Spagna Italia finisce 3-0 per le furie rosse. Al Bernabeu è un vero trionfo, quasi una passeggiata. Per l’Italia è notte fonda e lo spareggio per i Mondiali 2018 è praticamente cosa certa, a meno di un suicidio sportivo spagnolo … o di un crollo utopico azzurro nel caso si arrivasse terzi a favore di un’Albania che ora ci insegue a 4 punti di distanza. Ma veniamo a Spagna Italia, o meglio alle colpe di Ventura venute drasticamente e drammaticamente a galla ieri sera, ma figlie già da un bel po’ di tempo.

SPAGNA ITALIA 3-0 (Isco, Isco, Morata)

Che fossero più forti tecnicamente si sapeva, che fossero atleticamente più in forma anche, ma questo risultato non se lo aspettava nessuno. Che sia stato merito della mossa di Lopetegui, poi così non tanto imprevedibile, di lasciare in panchina Morata e mettere Asensio giocando con il cosiddetto falso nueve? (Che poi la Spagna con il cosiddetto falso nueve ci gioca da un po’ anni) No, assolutamente no, ma certo questo ha contribuito a rendere ancora più evidenti gli errori iniziali di Ventura. Ora, la Spagna si presenta con un 4-3-3 di cui, eccetto Busquets, tutti gli altri dalla mediana in su cambiano posizione continuamente. Stiamo parlando di Koke, Iniesta, Isco, Asensio e Silva. In costante movimento come trottole impazzite si scambiavano ruolo con una facilità impressionante: una scacchiera delle meraviglie su un campo rettangolare verde. Aggiungiamoci anche che questi 5 probabilmente, o meglio sicuramente, rientrano tra i 15 centrocampisti più forti del mondo (e siamo stati larghi). È lecito pensare che i pericoli maggiori potrebbero venire dalla cosiddetta zona tra le linee e, volendo essere più precisi, nella parte più centrale di essa. Detto questo, una contromossa per provare ad arginare e contenere il più possibile le avanzate spagnole potrebbe essere quella di creare una maggiore densità a centrocampo soprattutto nella zona centrale in modo tale da ridurre gli spazi tra le linee. Ventura, invece, opta per il suo classico 4-2-4, non si schioda da questo suo mantra ubbidendo a quel detto latino repetita iuvant … (che tra l’altro è possibile applicare sempre e dovunque?). Lascia, dunque, De Rossi e Verratti in balia del torello spagnolo. Il romano e l’abruzzese, fin da subito, appaiono in difficoltà e i segnali sono evidenti: al quarto minuto Verratti viene ammonito, un minuto dopo De Rossi fa un fallo al limite dell’area concedendo un calcio di punizione pericoloso agli spagnoli, al 13esimo, nella stessa zona con il centrocampo saltato da un filtrante, Bonucci atterra Asensio, Isco batte la punizione e 1-0 Spagna.

Si potrebbe ancora rimediare ritornando sui propri passi cambiando modulo e facendo qualche sostituzione … ma no, Ventura decide di continuare così perché questa è l’unica strada che va battuta. L’unica nota positiva sembrerebbe l’asse di destra Darmian-Candreva in fase offensiva, ma a ben vedere è da attribuirsi più ai demeriti spagnoli che alla bravura degli azzurri: l’asse spagnolo presenta Jordi Alba-Asensio, cioè il difensore con meno predisposizione difensiva e il centrocampista più offensivo di quelli in campo. Per avere una prova del 9 basta guardare l’asse opposto: Spinazzola-Insigne, cioè un terzino che non ha ancora disputato una gara in questa stagione con alle spalle una situazione complicata e un esterno che si esprime meglio con il 4-3-3, contro Carvajal-Koke, cioè i due giocatori più dotati difensivamente e con più garra, assieme a Busquets.

Il leitmotiv della partita non cambia: le furie rosse fanno quello che vogliono, si portano sul 2-0 e il secondo tempo è solo un proforma. Inoltre, quando le sostituzioni arrivano, il modulo non cambia: sempre con il 4-2-4 e la zona mediana in enorme difficoltà. In poche parole gli azzurri, in particolare Verratti, vanno incontro a una figuraccia che difficilmente si scrolleranno di dosso, soprattutto i più giovani.

LE COLPE REITERATE DI VENTURA

Ora, parlare con il senno di poi è sempre molto più facile, ma i segnali che questo 4-2-4 non convinceva erano arrivati eccome e Spagna Italia è solo la punta dell’iceberg.

L’Italia, sì è vero, le ha vinte tutte, ma contro chi? Contro Israele andando sotto e soffrendo non poco, contro la Macedonia vincendo in rimonta al 95′ per 3-2, con il Liechtenstein e con l’Albania, e poi era arrivato l’1-1 casalingo con la Spagna. Dunque, non certo test probanti o di alto livello, e nonostante ciò si è dovuto sudare in qualche occasione.Mentre alla prima vera sfida di una certa rilevanza, il 4-2-4 si è sciolto come neve al sole. E d’importanza ancora maggiore, le colpe di Ventura investono i due giocatori che di questa nazionale sono i più rappresentativi poiché dovrebbero guidare la nuova generazione. Escludendo, infatti, i senatori come Buffon e De Rossi e il blocco difensivo centrale che ormai comincia ad avere una certa età, sono Verratti e Insigne a incarnare la nazionale che è e che verrà. Ma entrambi in questo 4-2-4 giocano fuori ruolo. Verratti, nel centrocampo a 2, ha palesato problemi e lacune non solo stasera, ma anche nelle partite precedenti (vedi il match contro la Macedonia). L’ex pescarese è da 5 anni ormai nel PSG e ha alle spalle partite di rilevanza internazionale, ma lì gioca con un centrocampo a 3, per cui più coperto e con almeno 2 compagni di reparto accanto ad assisterlo sia in fase difensiva sia in fase di impostazione. Insigne ormai, soprattutto con Sarri, si è calato nel ruolo di esterno offensivo nel 4-3-3 esprimendo anno dopo anno un calcio e un talento sempre in crescita. Ora, avendo due giocatori così che esprimono il loro calcio migliore con il 4-3-3, perché intestardirsi a ingabbiarli in un 4-2-4 che provano due o tre volte ogni 2 o 3 mesi?

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).