Slovenia sul tetto d’Europa, ecco la fotografia dell’Eurobasket 2017

SLOVENIA SUL TETTO D’EUROPA – Quello andato in scena in Finlandia, Turchia, Israele e Romania sarà ricordato sopratutto come l’Eurobasket della nuova generazione. Una generazione di giocatori senza senso quella della Slovenia, in grado di mettere sul parquet una formazione assolutamente dominante nonostante sia un paese che conti meno di tre milioni di abitanti. Togliamo per un momento la questione Randolph e le relative polemiche sollevate dall’allenatore della Serbia, sorvolando su alcune regole di naturalizzazione FIBA un po’ troppo elastiche, il resto del roster è stato ugualmente eccezionale.

Dragic non lo scopriamo oggi, play in forza ai Miami Heat, in grado di caricarsi un’intera nazione sulle spalle mettendo a referto 26 punti nei primi due quarti di una finale. Doncic è semplicemente il futuro. Un ragazzo nato nel 1999 che può già vantare diversi titoli con il Real Madrid e ora anche un campionato Europeo vinto da assoluto protagonista. Randolph è un lungo con passato NBA, mani educatissime e fisicità assolutamente dominante in Europa. Prepelic è il cecchino che non ti aspetti, in grado di chiudere la manifestazione tirando con il 40% da tre e sopratutto in grado di prendersi le responsabilità quando sono usciti Doncic e Dragic. Una Nazione che ha fatto innamorare tutti gli appassionati di basket e che, come in ogni nuovo ciclo, si è imposta scalzando dal trono la Spagna.

Tolta la Slovenia, indiscussa regina sotto tutti i punti di vista, abbiamo assistito a una manifestazione che ha sancito l’abdicazione della Spagna, guidata dai fratelli Gasol. Una squadra con una quantità di talento inarrivabile, ma che è sembrata davvero alla fine di un ciclo. Troppi i momenti di pausa, seguiti da sprazzi di gioco stellare, ma senza trovare mai quella continuità necessaria ad alti livelli. Con questo Europeo e con la sconfitta contro la Slovenia si chiude anche la carriera con la Roja di Juan Carlos Navarro, giocatore di un talento quasi poetico, da sempre ai vertici della catena alimentare del vecchio continente e in grado di spiegare i fondamentali di questo gioco anche a molti giocatori oltre oceano.

Una menzione d’onore va anche alla Serbia, seconda classificata e unica squadra in grado di dare vero filo da torcere alla fortissima Slovenia. Il talento di Bogdanovic, i 221 cm di Marjanovic e il miglior allenatore della competizione per distacco, Djorjevic, in grado di sopperire con il solito fantastico sistema di gioco a qualche carenza tecnica resa più evidente dal confronto con l’élite del basket nostrano. Impossibile poi non citare la Russia di Shved, miglior realizzatore del torneo a 24,3 punti di media a partita. Valanciunas, invece, chiude come miglior rimbalzista della manifestazione a 12 di media, ma resta il rimpianto per la stratosferica Lituania della prematura uscita contro una non irresistibile Grecia, priva tra l’altro del fenomeno di punta Antetokounmpo. I migliori passatori sono stati Kalnietis, anche lui lituano e Rodriguez, della Spagna. Non può mancare poi una citazione per Kristaps Porzingis, ala lettone di 221 cm in forza ai Knicks, in grado di segnare oltre 23 punti a partita e prendere 6 rimbalzi, senza però riuscire a portare la sua Lettonia al livello delle altre big.

Per quanto riguarda l’Italia il miglior realizzatore è stato Belinelli, a quasi 18 punti per partita, mentre per quanto riguarda la stats “efficency” il leader è stato il capitano Gigi Datome. Per l’analisi completa delle prestazioni azzurre vi rimandiamo a questo articolo con le pagelle alla spedizione dei ragazzi di coach Messina. Alla fine è stato un Eurobasket che ci ha proiettati dritti nel basket del prossimo decennio, dove vedremo tanti giocatori all-around come Doncic, Antetokounmpo, Porzingis, Bogdanovic, Shved, in grado di fare più cose assieme e farle nonostante una struttura fisica che nel vecchio basket avrebbe significato essere legati a un ruolo e ad alcune capacità specifiche. Oggi non ci sono più regole, tutti i giocatori devono saper fare tutto e non ci stupiamo più se giocatori di oltre 210 cm sono coordinati e palleggiano come quelli di 195. La cosa più positiva è rendersi conto di come il livello tra il nostro basket di élite e quello oltreoceano si stia sempre più avvicinando.

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Mauro Zini

Coach di basket, aspirante giornalista sportivo, laureando in comunicazione pubblica e d'impresa, sarebbe fantastico saper fare almeno una di queste cose. Appassionato di libri, cinema e serie TV, praticamente un Nerd da quando non era di moda esserlo.