Serena Williams gioca per la storia

 6-3 5-3 Williams, servizio Wozniacki, 15 pari. Le due giocatrici danno vita ad uno scambio lunghissimo, il migliore della serata. Serena colpisce ben dentro al campo, Caroline corre e recupera spostandosi da un lato all’altro fino a sbagliare l’ultimo colpo. Questa l’istantanea di un match mai in discussione e decisamente poco spettacolare. Troppo forte e motivata Serena, chiamata a riscattare una stagione deludente nei grandi eventi. Troppo limitata tecnicamente la danese, incapace di fronteggiare con le sue armi meramente difensive le bordate di dritto, di rovescio ed i servizi che le piovevano addosso dall’altra parte della rete. 29 vincenti a 4 per l’americana, tale dato spiega l’andamento della partita molto meglio del 6-3 6-3.{ads1} Serena ha avuto inizialmente problemi ad entrare in ritmo con il servizio, ha ceduto due dei suoi primi tre turni riuscendo a staccarsi dall’avversaria solamente dal sesto game. Per contro, la seconda di Caroline era un grissino per la numero uno, che vi si avventava a piacimento piazzando risposte imprendibili. Come Pennetta e Makarova, anche la Wozniacki è parsa impotente. Avrebbe potuto limitare gli errori con il dritto, troppi per una regolarista, ma la pressione esercitata su di lei era insostenibile. Serena ha ritrovato continuità con il servizio, ha ottenuto il break in apertura di secondo per poi controllare e chiudere trionfante a terra al termine del game citato in apertura. Bello l’abbraccio a fine gara, lo scambio di complimenti meno di rito del solito, a conferma della loro amicizia, tanto rara in un circuito competitivo come quello femminile.

Malgrado la sconfitta, è stato un torneo di rilancio per la Wozniacki, che tornava in finale in uno Slam (anche allora fu a New York) a distanza di cinque anni da quella persa con la Clijsters. Ma allora parlavamo di una giocatrice di 19 anni in ascesa, non di una che viene da un biennio di grandi difficoltà, dentro e fuori dal campo. Vedremo se sarà stato un episodio o un segnale, l’età se non il tennis è dalla sua parte. Quanto a Serena, il suo posto è nella storia già da tempo. A 18 Slam ha eguagliato Evert e Navratilova, è a -1 dalla Wills, a -4 dalla Graf, a -6 dalla Court. Quante ne prenderà? La sensazione è che malgrado i quasi 33 anni, sul veloce dipenda ancora da lei. Impressiona la sua longevità, il sesto US Open è arrivato a 15 edizioni di distanza dal primo, nessuna delle leggende che ancora la precedono è stata capace di tanto. Pertanto se Moratoglu saprà motivarla in inverno parleremo ancora di lei come della favorita per l’Australian Open 2015.

Stasera la finale maschile che nessuno si sarebbe mai aspettato ed è anche complicato fornire una chiave di lettura, i due si sono incontrati in passato ma mai in queste condizioni di splendore. Cilic dovrebbe avere dalla sua una maggiore incisività con il servizio ed un dritto più potente, mentre Nishikori è superiore dal lato sinistro e si muove assai meglio. Il giapponese conduce 5 a 2 negli scontri diretti, ma nessuno di essi si è svolto oltre i quarti di finale. Curiosamente si sono affrontati due volte a Flushing Meadows, con una vittoria a testa, mentre Nishikori si è aggiudicato le due sfide di quest’anno, a Brisbane e a Barcellona. Tutt’altra faccenda oggi, chiunque vinca entrerà nel club dei vincitori di uno Slam, come Wawrinka dopo l’Australia. Il fatto che si tratti della prima finale di un mayor da Melbourne 2005 che non veda in campo né Federer, né Nadal, né Djokovic testimonia come la stagione attuale abbia definitivamente chiuso un’era del tennis maschile.

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michele sarno

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