Sei Nazioni 2016: Italia Inghilterra 9-40

Ennesima sconfitta nel Sei Nazioni per l’Italia del rugby. Ancora contro l’Inghilterra. Anche nel Sei Nazioni 2016 la musica non cambia. Ormai è una sentenza, quando gli azzurri giocano contro il XV di Sua Maestà perdono. Sono ventidue le sfide tra noi e loro e lo score è impietoso: 22 vittorie per la rosa rossa e nessuna per gli azzurri. Il pomeriggio domenicale di Roma non ha fatto eccezione, infatti l’Inghilterra ha espugnato lo Stadio Olimpico per 40 a 9. I ragazzi capitanati da Parisse per tutto il primo tempo hanno tenuto botta ad una formazione tecnicamente e fisicamente meglio dotata. Sono stati 40 minuti nei quali l’Italia ha mostrato un rugby aggressivo e sfrontato, giocando sia alla mano che rischiando molto nel pacchetto arretrato. Una battaglia alla pari con gli inglesi, forse troppo sicuri di loro stessi e inizialmente sorpresi dalla voglia degli azzurri. Il 9-11 della fine del primo tempo faceva ben sperare per un secondo tempo italiano gagliardo e coraggioso, in realtà la ripresa inglese è stata da squadra di livello e la solidità del muro azzurro è durata meno di 10 minuti. Grazie ai tanti piedi buoni in campo il “XV della Rosa” ha inizialmente puntato sui calci alti e lunghi per superare uno schieramento azzurro, tanto granitico e inamovibile nel primo tempo quanto stanco e vulnerabile nel secondo. Nel giro di 4’ ad inizio secondo tempo, prima un piazzato sbagliato azzurro e poi un pasticcio difensivo hanno di fatto chiuso il match. Da lì in poi sono arrivate una pioggia di mete in serie. Il tracollo finale ha reso il punteggio terribile in termini numerici, con una difesa crollata prima psicologicamente che fisicamente, che ha buttato via quanto di buono fatto vedere nel primo tempo.

Ovvia la delusione del CT Brunel a fine gara, soprattutto per quanto fatto vedere dai suoi nei primi 40’: “La partita è cambiata per due fattori: perdere quattro giocatori nel primo tempo non ci ha aiutato, in più nella ripresa non abbiamo saputo gestire la pressione degli inglesi. Se fossimo riusciti a mantenere più a lungoil nostro XV iniziale avremmo potuto mantenere più freschezza. Alla fine hanno vinto con 40 punti e non possiamo dire niente. Il passo ulteriore che dobbiamo fare in questo Sei Nazioni 2016 è imparare a giocare sotto pressione”

Come sempre anche il capitano Sergio Parisse ci mette la faccia e commenta con delusione il tracollo azzurro. Un tracollo di squadra, partito però da due esordienti, che Parisse da bravo capitano, solleva da ogni responsabilità: “Sono deluso è ovvio, non è mai bello prendere 40 punti e non basta fare 50 minuti di buon livello. Eravamo in partita fino al 50′, poi i giovani Bellini e Sarto hanno voluto contrattaccare e abbiamo preso una meta che ha pesato come un macigno nello sviluppo della gara. Ma non è colpa loro, mi piacciono i giocatori che vogliono osare”.Purtroppo è andata così – chiosa l’italoargentino- tra due settimane con la Scozia per noi è fondamentale, è l’ultima partita in casa ed è importantissimo vincere”.

Il cucchiaio di legno e conseguentemente il Whitewash dipenderanno dalla sfida del 27 febbraio con la Scozia. Sia noi che loro siamo a zero punti in classifica e difficilmente entrambe riusciranno a fare altri punti in questo Sei Nazioni 2016. Per questo la sfida dell’Olimpico sarà fondamentale per salvare l’onore nazionale. E noi ce la giocheremo in casa. Per ben dieci volte, infatti (2000, 2004, 2005, 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2014 e 2015), lo scontro tra il rugby italico e la nazionale del cardo ha sancito di fatto l’ultima classificata del torneo, con un saldo estremamente negativo per gli azzurri, che l’hanno spuntata sui rivali britannici soltanto nel 2004, nel 2012 e nel 2015. La speranza di tutti tra due sabati è di portare a quattro le sfide vinte contro gli scozzesi e conquistare due punti fondamentali nel Sei Nazioni 2016.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.