Confusione, egoismi e sconfitte: Roma, Monchi pensaci tu

“Monchi pensaci tu”. Un grido d’aiuto, una richiesta o semplicemente l’ultima speranza del tifoso giallorosso. La stagione della Roma per l’ennesima volta sta volgendo al termine senza un trofeo. Domenica la sconfitta nel derby ha riaperto una ferita solo tamponata nelle ultime settimane. Con la Coppa Italia sfuggita via, una corsa in Europa League sfortunatamente stoppata dal Lione, anche il secondo posto è a forte rischio. Il Napoli è ancora dietro di un punto, ma la favorita, visto l’andamento delle due squadre, sembra essere la squadra di Sarri. Di trofei nemmeno l’ombra, visto che anche in campionato la vittoria dello Scudetto da parte della Juventus è solo questione di matematica. Una bacheca tristemente vuota come da nove anni a questa parte. “Il secondo posto sarebbe il paradiso“, ha voluto specificare Spalletti alla vigilia del derby. Come a spostare nuovamente l’asticella verso il basso dei veri obiettivi della Roma.

Confusione, l’unico sostantivo che può riassumere la situazione della Roma. Un allenatore stanco, forse stufo di un ambiente che non gli rende i giusti meriti e con la testa già rivolta alla prossima avventura. Probabilmente a fine stagione andrà via, conscio, forse, che più di così, lui, sulla panchina della Roma, non può fare. Dei giocatori arrivati a maggio senza mordente, fisicamente provati da una stagione lunga e logorante e egoisticamente interessati più al proprio futuro che a quello della squadra. In tutto questo panorama oggettivamente stantio, la vera ventata di freschezza la offre il nuovo direttore sportivo giallorosso: Ramón Rodríguez Verdejo, detto Monchi. Domani verrà ufficialmente presentato a Trigoria, quasi a voler aprire, fin da maggio, un nuovo capitolo della storia della Roma.

Chi è Monchi? 300 milioni di plusvalenze in 17 anni a Siviglia. Basterebbe questo per inserirlo nell’élite dei direttori sportivi. Attento, preciso, puntuale, non gli sfugge nulla. La Spagna, la sua casa, e il Siviglia, il suo amore unico calcistico, almeno fino ad oggi. 26 gli anni passati in Andalusia: 9 da portiere e 17 da dirigente. Plusvalenze, che gli hanno fatto guadagnare l’appellativo di “Re Mida“, ma soprattutto vittorie. Proprio quello che manca alla Roma. 5 Europa League, 1 Supercoppa Europea, 2 Coppe di Spagna e una Supercoppa Spagnola, il suo palmares a Siviglia. Tanto, se sei un club che deve convivere all’ombra del trio madrileno-catalano. “Avevo voglia di cambiare aria“, l’ammissione di Monchi il giorno dell’addio. Esattamente come il verbo più gettonato a Trigoria: cambiare. E come il pensiero di tutti i tifosi giallorossi: “Monchi, ora pensaci tu”.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.