Roland Garros, otto volte Nadal

 

L’immagine della sfida tra il tennista più in forma dei Fantastici quattro e il migliore dei “comuni mortali” è tutta nel punteggio impietoso di 6-3 6-2 6-3. E pensare che Ferrer, il mortale, arrivava in vetta al Roland Garros coi migliori auspici dopo aver eliminato mezzo tabellone senza perdere un set, giocando il solito tennis di corsa e sostanza. Certo nessuno lo dava per favorito, ma non sarebbe stato uno scandalo se Nadal dopo la maratona contro Djokovic avesse accusato un po’ di fatica. Nulla di tutto questo. Il cannibale di Manacor ha spazzato via il connazionale in 2 ore e 17′, aggiudicandosi l’ottava Coppa dei Moschettieri: nessuno mai aveva vinto per più di sette volte uno Slam.

L’incontro imbocca subito i binari favorevoli al maiorchino, che subisce un controbreak al quarto game, ma che dà l’impressione di poter rubare a piacimento il servizio all’avversario. La chiave del match è tutta qui: quando Nadal alza il ritmo e affonda il colpo Ferrer scompare, palesando tutti i limiti tecnici di un giocatore volenteroso sì (e di cui va applaudita quella cultura del lavoro che l’ha portato a 31 anni a giocarsi uno Slam), ma senza “vincenti”. Tant’è che David resiste fino al 3 pari, poi il suo avversario comincia a lavorarlo ai fianchi e il fuoco si spegne. Prima che torni ad ardere Nadal fa in tempo a portare a referto anche il secondo set. Bruttino, per la verità. E degno di nota, più che per il tennis in sé, per un contestatore che invade il campo con un fumogeno. Poco prima due spettatori erano stati “accompagnati fuori” dopo aver esposto uno striscione (non inquadrato, figurarsi).

Chissà, forse se Ferrer fosse riuscito ad allungare l’incontro la fatica si sarebbe fatta sentire. E invece Nadal fa gioco-partita-incontro, sudando freddo ad avvio di set, ma uscendo alla distanza con un doppio break che vale il 6-3 finale. Vale l’ottavo successo. Il dodicesimo slam in carriera (contro i 17 di Federer). Se nei dieci anni appena trascorsi non avete seguito il tennis, vi siete persi parecchie cose.

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Mauro Del Prete

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