Roland garros diario da Parigi: Premier jour

E’ stato un lungo primo giorno per chi scrive, una sveglia anticipata fino all’approdo sul Suzanne Lenglen quando il secondo Slam era iniziato da quasi un’ora. Stavano giocando Raonic, proveniente dalla semifinale di Roma ed il 19enne Krygos. Perso il primo set, l’australiano è salito di sopra di un break nel secondo, ma si è fatto subito raggiungere ed il canadese ha dominato il tie break (pardon, jeu decisif) per poi chiudere facile il terzo. A seguire, un match molto atteso, che si è però rivelato deludente, Venus ha infatti battuto la Bencic 6-4 6-1 in un autentico scontro generazionale. La pentacampionessa di Wimbledon con i suoi 34 anni ha infatti il doppio dell’età della talentuosa svizzera. Non solo, nel 1997, anno di nascita della Bencic, la Williams disputava, a New York, la sua prima finale Slam. Altri tempi, non è più uno sport per giovani, oggi abbiamo visto una che non è più contro una che non è ancora, troppi errori gratuiti da parte elvetica.{ads1} Pausa pranzo – torneremo nei prossimi giorni sul catering parigino – constatato che c’è poco sugli altri campi, torno sul Lenglen (stadio che prende il nome della campionessa francese degli anni ’20). Assisto a due jeu decisives fra Isner e Pier Hughes Herbert, francese dal nome lo rende una sorta di incrocio fra un nipote di Berlusconi e di Fantozzi. I locali fanno il tifo, qui si vedono anche le bandiere con l’asta. In generale, questo è lo Slam con il pubblico meno sportivo, anche se gli australiani sono più rumorosi. Qui applaudono l’errore dell’avversario di un francese, indugiano nella fastidiosa ola e soprattutto ci propinano sistematicamente il loro guasconesco “popopopopoporopò” al termine del quale qualcun altro nello stadio ripropone il proprio “Olè”. Herbert ha avuto anche le sue occasioni nel secondo, due set point sulla seconda di Isner, in uno PierUgo ha messo in rete un passante di dritto non difficile.

Spinto dal patriottismo, vado a buttare un occhio a Starace, faccio a tempo a vederlo andare 5-4 0-30 sul servizio Tusunov ma il russo ribalta il set e va a prendersi la partita.
Non c’è troppa scelta qui a Parigi. A New York con un biglietto sul centrale si può andare dovunque, a Melbourne e a Wimbledon è precluso l’ingresso ad un solo campo , mentre al Roland Garros se hai il biglietto del centrale, del Lenglen o dell’1, non solo non puoi andare negli altri due, ma resti fuori anche dai campi 2 e 3 e ti devi accontentare dal 4 in giù.

C’è una segnaletica che indica la distanza dalle altre cattedrali del tennis, ma il divario fra qui e gli altri si sente. Struttura molto più piccola, conseguenti lunghe file sui campi e viali stretti. Da anni si parla di lavori, anche di creare una nuova struttura altrove, ma tradizione e resistenze varie hanno sempre cassato i progetti.
Restano le peculiarità dell’unico mayor non anglofono, del fascino storico di luoghi dove si vede grande tennis da cento anni. Valida l’idea di iniziare dalla domenica, in modo da avere 15 giorni di buoni incassi. Peccato che qui lo spettatore possa guardare meno partite che altrove, sarebbe gradito anche un funzionamento internet migliore.
Per ora ci accontentiamo, io ho concluso la giornata con due set di magie e sciocchezze di Dolgopolov opposto a Ramos (per qualche game non lontana da me si è seduta Carla Suarez Navarro col suo coach). Spero che domani il tempo tenga e lo spettacolo sia all’altezza. A risentirci.

 

 

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michele sarno

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