Roland Garros: alla distanza ancora Djokovic

Djokovic elimina Murray al quinto in una partita durata due giorni e si qualifica per la finale con Wawrinka, uscito anche lui da una dura lotta in semifinale contro uno Tsonga sciupone. Nel femminile vince Serena Williams.

Per due set e mezzo è sembrato mancasse qualcosa. Non c’era pathos e neanche la sensazione del grande evento che aveva caratterizzato il quarto con Nadal.
Nole ha iniziato a velocità di crociera, piazzando un break a zero nell’8° game del set di apertura e con un parziale di 12 ad 1 ha chiuso 6-3. Ancor meno storia nel secondo, quando Murray ha servito sul 2-3 15-40 del terzo, pareva che da lì a poco tutto sarebbe finito. I meteorologi davano pioggia a breve, ma Djokovic non se ne preoccupava. Invece lo scozzese si è salvato, ha strappato la battuta al serbo e restituendogli il 12-1 è salito 7-5 accorciando la distanza.
A quel punto è iniziata un’altra partita, l’atmosfera è tornata a scaldarsi, Nole ha intuito il pericolo ma ormai erano le 20 e doveva fronteggiare tre avversari, Andy, la pioggia prevista e l’imminente oscurità.
Per spezzare l’inerzia si è rifugiato in un medical time-out, riemergendo dagli spogliatoi dopo 7′.
Alla ripresa, Murray è andato 2 a 1 e servizio, ma complice uno smash messo in rete, ha concesso il controbreak ed è andato in difficoltà anche nel game seguente alla battuta, salvandosi prima della sospensione sul 3-3. Djokovic propositivo specie col dritto, ma troppo sprecone ed un tantino presuntuoso, Murray chirurgico nei momenti importanti.
I due hanno ripreso in modo atipico oggi alle 13. Di solito ciò comporta problemi iniziali al servizio, i due sono giocatori di risposta. Invece sono ripartiti con 15 punti filati per chi serviva. Come nel terzo lo scozzese ha ottenuto il break sul 5 pari andando 7-5. Djokovic ha però alzato il livello di attenzione, Murray disputato un pessimo game al servizio sullo 0-1, quattro gratuiti e lì il match si è dipanato fino al 6-1.
Nole è il favorito anche della finale, anche se l’ora giocata oggi potrebbe incidere. Suo avversario sarà Wawrinka, che ha piegato Tsonga, incapace di riportare la Francia in finale 27 anni dopo Leconte. Per un set e mezzo, Svizzera2 non ha avuto problemi, poi sul 4-3 ha commesso due doppi falli ed un errore anche causato dal pubblico. Jo si è acceso, arrivando al tiebreak e stravincendolo 7-1. Al terzo non ha concesso nulla al servizio, mentre Stan doveva anche chiamare l’MTO per un problema di vesciche. Altro tiebreak, stavolta lo svizzero faceva valere il suo rovescio chiudendo 7-3. La vera croce del francese è stata la percentuale di trasformazione delle palle break: lo svizzero gli ha tolto il servizio ad inizio del quarto, Jo ha avuto sei opportunità per riportarsi alla pari fallendole tutte, concludendo con un raccapricciante 1/17.
Djokovic-Wawrinka. 17 a 3 nei precedenti per il serbo, ma lo svizzero ha vinto in Australia lo scorso anno e battagliato al quinto nel 2013 sia a Melbourne che a New York.
Il tennis femminile ha grossi problemi e forse è ora che la WTA se ne renda conto. Serena Williams è formidabile, ma se a quasi 34 anni riesce a vincere lo Slam nella superficie a lei più sfavorevole ed avendo passato quasi l’intero torneo con limitazioni fisiche vuol dire che la concorrenza non c’è. Giovedì ha rimontato la Bacsinszky, oggi in finale contro la Safarova, che aveva approfittato in semi delle incertezze della Ivanovic, è partita forte. Ha ottenuto il break al quarto gioco con una risposta di dritto fulminante e colpendo da ferma è salita 6-2 4-1 40-15. Sembrava fatta, ma lì ha accusato la condizione precaria, la ceca ha ripreso fiducia iniziando a correre e rimettere tutto in campo. Safarova ha vinto il tie break ed è salita 2 a 0 al terzo, nello stupore generale. Forse ha pensato di poter passare da outsider a testa coronata. Nulla di più sbagliato: Serena ha reagito, ripreso a macinare i suoi colpi, ha infilato sei giochi consecutivi per il decisivo 6-2. Ventesimo mayor e terzo Roland Garros – nel paese che grazie a Mouratoglou è ormai di adozione – malgrado i cinque set perduti nel torneo. E’ a metà Grand Slam, ora va a Wimbledon sapendo come dipenda sempre da lei.

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michele sarno