Real-Atletico: le ragioni di una disfatta alla corte di Cristiano Ronaldo

C’è una stella che brilla al Bernabeu … ed è sempre la stessa: Cristiano Ronaldo. Real-Atletico finisce 3-0 con la sua tripletta e la qualificazione appare blindata. Al Calderon, fra una settimana, per gli uomini del Cholo serve un autentico miracolo, tutt’ora quanto mai impronosticabile. Per il numero 7 vestito di bianco, invece, si tratta della seconda tripletta consecutiva in Champions League. Ma non solo. Dei 9 gol nelle ultime 3 partite del Real, CR7 ne ha segnati 8: una doppietta, due triplette. Semplicemente devastante.

REAL-ATLETICO: LO STORICO

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Cristiano Ronaldo: 8 gol in 3 partite

È la quinta volta che il derby di Madrid, nel giro di 4 anni, si vede in Europa. Ma questa volta molto diverso dalle altre. Se si tiene conto dei 90 minuti regolamentari (esclusi i vari supplementari disputati), il derby non è mai stato così a senso unico. Prima di ieri sera si contavano solo 5 gol in 4 sfide, ripartiti così: Real-Atletico 3-2 (due 1-1, uno 0-0 e un 1-0 per i blancos). E pensare che di quei 3 gol neanche 1 segnato da Cristiano Ronaldo. Abbiamo, infatti, Hernandez e Ramos, quest’ultimo due volte. Ribadiamo, stiamo tenendo in considerazione soltanto i 90 minuti regolamentari, e non i vari supplementari e rigori disputati. Mentre questo derby d’andata ha visto una prevalenza netta da parte dei blancos e la tripletta di Ronaldo, che ancora (incredibile!), nei 90 minuti, non aveva segnato contro l’Atletico in Champions League. Ma, nonostante queste differenze, di cui cercheremo le ragioni, è rimasta una costante: la spunta sempre il Real. Nelle precedenti sfide, seppur equilibrate, il Real ha poi sempre battuto l’Atletico. Per i colchoneros si tratta, in campo europeo, della loro bestia nera, o meglio, in questo caso, bianca. Il percorso dell’Atletico verso la Coppa è stato sempre bloccato dal Real. La maledizione è cominciata con la finale dell’edizione 2013-2014 con quel colpo di testa in pieno recupero di Sergio Ramos, quando i ragazzi di Simeone pensavano già di poter alzare il trofeo. Da lì in poi è mancato sempre qualcosa per battere il Golia bianco, quasi un complesso di inferiorità, di soggezione inconscia di cui ancora non si sono liberati.

REAL-ATLETICO: LE RAGIONI DI UNA DISFATTA

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Diego “Cholo” Simeone

Ma, come abbiamo detto, questa volta si tratta di più di un complesso di inferiorità o di una ipotetica soggezione inconscia. Questa volta l’Atletico è sembrato veramente impotente di fronte al Real. E quello che è apparso più evidente è stato l’atteggiamento in campo. L’Atletico ci ha abituato a un modo di giocare improntato sull’aggressività, l’attenzione difensiva e la dedizione al sacrificio, in una parola: garra. E quello di ieri sera era un Atletico spento, meno aggressivo e meno deciso. In aggiunta, questo atteggiamento scarico e stanco ha ancor di più messo in risalto i limiti tecnici dell’Atletico. Non basta Griezmann, per di più non in serata, e un Carrasco evanescente.

Già qualche avvisaglia era arrivata sia agli ottavi sia ai quarti, ma era stata coperta dal livello degli avversari, rispettivamente il Bayer Leverkusen, ampiamente in fase di transizione che attraversa un momento difficile anche in Bundesliga, a metà classifica e fuori dall’Europa, e il Leicester, in piena risalita in campionato, ma fino a poco tempo fa in zona retrocessione in Premier. Con il Real, invece, le avvisaglie si sono tramutate in certezze. Che sia finita la spinta emotiva del Cholo alla corte dei colchoneros, che si sia esaurito il suo effetto magico?

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).