Nadal campione dalle dieci vite

Storica impresa di Rafa Nadal, che domina Wawrinka in finale e conquista il suo decimo titolo al Roland Garros, a tre anni di distanza dal precedente. Murray dà seguito ai segnali positivi, disastrosa chiusura per Djokovic. La giovane Ostapenko vince a sorpresa il torneo femminile, ancora respinta la Halep.

Miami, marzo 2016. Rafa Nadal è impegnato nel suo incontro di esordio con il carneade bosniaco Dzumhur. Qualcosa però non va, il caldo e l’umidità stanno provocando pesanti conseguenze sul fisico di uno dei più grandi atleti nella storia del tennis. Chiama un MTO, ma sullo 0-3 nel terzo deve arrendersi alla disidratazione e a un calo di pressione.

Sono passati meno di quindici mesi da allora e questo straordinario campione ha sollevato il suo decimo trofeo parigino, anzi per l’occasione gli organizzatori gliene hanno fatto avere uno personalizzato. Non è questa la sua prima rinascita, ma di certo è la più clamorosa. Aveva trascorso periodi di appannamento, incassato sconfitte, patito infortuni, ma non era mai stato tre anni senza vincere uno Slam: età e fisico sembravano avergli presentato il conto. La stagione sul cemento era stata già molto positiva, senza titoli ma con le finali di Melbourne e Miami. Il suo percorso sul rosso degno dei suoi tempi migliori, titolo a Montecarlo, Barcellona e Madrid, unica sconfitta subìta al Foro con Thiem.

A Parigi si è visto un Rafa Nadal d’annata: ha letteralmente annichilito ogni avversario fino alla finale, sfiorando il record di minor numero di games persi a Parigi da Borg nel 1978, 32 contro 35. Il suo gancio mancino ha ritrovato profondità, il rovescio ha cessato di essere il colpo attaccabile che era stato nel biennio precedente, gli errori sono tornati a essere un avvenimento, il servizio è stato efficace come quasi mai in passato. Allo zio Toni, sempre più impegnato nella sua accademia e ieri presente sul palco delle premiazioni, è stato affiancato l’amico e conterraneo Carlos Moya. Il lavoro effettuato grazie a una rinnovata efficienza fisica si è tradotto in un rendimento in campo che è sotto gli occhi di tutti.

Thiem lo aveva battuto a Roma, ma a Parigi non ha avuto mezza chance. Wawrinka sembrava essere il rivale più accreditato, aveva vinto tutte e tre le finali Slam disputate, ma ha raccolto sei giochi e la miseria di una palla break, sull’uno pari del primo set. La partita è rimasta equilibrata solo nei primi cinque games, poi Nadal ha cambiato passo salendo in un amen 6-2 3-0 e da lì in poi è stato un monologo.

Malgrado le tante vittorie, i francesi non hanno mai amato troppo Rafa Nadal e da qui sono partite per anni le accuse più ficcanti in tema di doping. La federazione gli ha però tributato un omaggio doveroso, proponendo un filmato con le sue dieci vittorie: dieci match point, dieci esultanze ad attraversare un’epoca che va dal 2005 al 2017. Sono 15 Slam, uno più di Sampras e a tre da Federer, un posto sempre più grande nella storia del gioco.

Fra venti giorni Wimbledon. Rivedremo Federer dopo la pausa programmata e verificheremo lo stato di forma dei due grandi malati del circuito. Dal Roland Garros esce bene Murray, che è giunto in semifinale e per quattro set ha dato vita con Wawrinka al migliore incontro del torneo, salvo crollare nel quinto. Il tennis espresso dallo scozzese sembra foriero di buoni auspici in vista dell’erba, sulla quale va ritenuto senz’altro fra i favoriti. Djokovic è invece uscito malissimo da Parigi, tre set con tanto di 0-6 finale con Thiem e una sensazione di assoluta confusione nelle scelte tecniche oltre a uno stato di appagamento sempre più preoccupante.

L’8 giugno 1997 Guga Kuerten conquistava da non testa di serie il primo dei suoi tre Roland Garros. Quello stesso giorno a Riga è nata Jelena Ostapenko. Venti anni e due giorni dopo, questa ragazza ha sollevato il trofeo parigino, dando alla Lettonia quella gloria sportiva che pensava sarebbe stata garantita da Gulbis. Nessuno dai tempi di Guga aveva vinto uno Slam senza essere testa di serie, nessuno aveva conquistato un mayor come primo titolo da professionista. La Ostapenko è andata al terzo set in cinque dei suoi sette match, ha mostrato grande coraggio o forse incoscienza, riempiendo di vincenti le sue avversarie da entrambi i lati del campo. Età e potenzialità fanno ritenere di essere di fronte a una nuova protagonista per gli anni a venire e non a una ragazza che ha approfittato del prolungato momento di confusione nel quale versa il circuito femminile. Il futuro ci aiuterà a comprendere.

Simona Halep era la scelta più logica dei pronostici. Uscita clamorosamente indenne dal quarto con la Svitolina, che conduceva 6-3 5-1, ha poi avuto la meglio sulla Pliskova e si è presentata carica di fiducia alla finale. La rumena ha vinto il primo set e ha avuto tre palle del 4-0 nel secondo. Lo ha perduto ma è ancora salita 3-1 nel terzo. A furia di bordate, la Ostapenko ha però conquistato gli ultimi cinque games infliggendole la più grande delusione della sua carriera di piazzata di lusso.

Il rosso diventa verde, la terra lascia spazio all’erba. Altro gioco, altri rimbalzi, attesa dell’evento più antico e prestigioso, la parola che anche per i profani è sinonimo di tennis: Wimbledon, dal 3 luglio.

Twitter: @MicheleSarno76

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michele sarno