Radwanska-Federer: il giorno dei maghi

Tie break Halep-Radwanska, giovedì. La rumena aveva impressionato con la Pennetta ma era stata irretita da Sharapova. Polacca a due sconfitte, costretta a vincere in due set e a sperare in un 2-0 di Maria su Flavia. Simona sale 5-1, ancora due passi ed Aga è fuori dal Masters.

E’ partita da qui l’incredibile rincorsa della Radwanska: dal suo cilindro di maga escono sei punti filati ed il secondo set è un monologo. Purtroppo per Pennetta, Sharapova non fa sconti ed Aga è qualificata. E’ stata una stagione complicata per lei, il sodalizio non riuscito con Navratilova, la delusione di Wimbledon, ritrovati solo in prossimità Masters gioco e vittorie. Di fronte in semi la Muguruza, tre vittorie nel girone. La basca vince il primo set, ma la polacca gira la partita, il pubblico di Singapore ammira il suo tennis diverso, tocchi a rete, drop shots, variazioni di ritmo.  In finale trova la Kvitova, entrambe hanno perso due partite. E’ stato un Masters dall’equilibrio annunciato dopo la rinuncia di Serena, partite divertenti, nessun risultato scontato. Un andamento da Messico ’86, Sharapova e Muguruza come URSS e Danimarca, strepitose nel girone, beffate dall’eliminazione diretta. Contro Maria, Kvitova ha cancellato ataviche incertezze, ma in finale Aga prende il comando, la ceca torna titubante ed in un attimo siamo 6-2 3-1. Finita? Macchè: i colpi di Petra tornano a cadere nei pressi delle righe, la polacca è incapace difendersi e si arriva ad un 2-0 Cechia al terzo. Ancora un ribaltamento, stavolta a favore Radwanska, 6-3. l’estro ha avuto la meglio sulla potenza. E’ il titolo più importante nella sua vetrina, c’è ancora tempo per lo Slam, ma speriamo almeno che la WTA mantenga in lei un’oasi nel deserto del corri e tira.

Contro la polacca, la Pennetta ha colto l’ultimo successo della carriera. Sarebbe bastato un set con la Sharapova per andare in semifinale, ha avuto palla del 4-1 nel primo. Ma alla luce di New York va bene così, l’aspettiamo al Foro Italico per un degno saluto.
A Basilea è andata in scena dopo 21 mesi la partita che ha caratterizzato a lungo il tennis, la sfida che ha regalato al nostro sport una visibilità mai avuta in precedenza, grazie ad un perfetto contrasto di stili e personalità, contrassegnata da grande rispetto reciproco. Sempre uno spettacolo di livello, anche ieri lo è stato. Federer ha 34 anni, Nadal 29 e vari acciacchi. Nessuno dei due sarà più quello che era. Eppure niente è più appagante che vederli l’uno contro l’altro. Roger non batteva il rivale dal 2012, difficoltà tecniche e psicologiche, concetti noti. Si presentava però a questa finale nelle condizioni migliori, a casa sua, su una superficie favorevole, 2 set su 3 e contro un avversario alla ricerca di sè. Avvio favorevole a Roger, break al quinto gioco con un dritto sulla riga, altro vincente con il colpo preferito nel game seguente ad annullare il controbreak e chiusura 6-3 sul servizio Rafa. Pian piano, Nadal prende confidenza, i suoi fondamentali ritrovano profondità. Sul 4-5 e 0-15, tre punti dalla sconfitta, si salva da campione, ma poi sul 5-5 30-30 è Federer a commettere un’ingenuità consentendo al rivale di impattare. Terzo parziale, inerzia maiorchina, ma Nadal non è Djokovic. Basta un sussulto a Federer, vi si avvicina nel quarto gioco, tira tre dritti buoni ma non troppo profondi e Rafa si salva, il servizio lo sostiene nell’accesa lotta sul tre pari, nel game seguente si procura un’altra occasione e stavolta è Nadal a mollare. Al servizio sul 5-3, lo svizzero alterna solide prime ad errori, ma alla fine vince 6-3. Come sempre nelle loro sfide è stato lui a tenere il pallino, più gratuiti ma il doppio dei vincenti. Determinante il dato degli aces, 12 a 0, tre games pieni. Forse Federer avrebbe dovuto avere più margine, data la situazione, ma la storia insegna come Nadal si esalti con lui ed anche ieri è stato così, abbiamo rivisto a tratti il difensore insuperabile, lo stratega brillante. Stavolta però ha dovuto cedere il passo al Genio, che si è tolto una splendida soddisfazione, prescindente dal trofeo alzato. Non sarà l’ultima sfida fra loro due, chissà se sarà l’ultima finale. Nel frattempo li ringraziamo per la dimensione nella quale ci hanno condotto in questi anni, sempre Roger all’attacco e Rafa a controbattere.

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michele sarno