Quattro schiaffi al Barca il Bayern è immenso

. Si tratta di un risultato per certi versi storico, il Barca in Europa non subiva un passivo così pesante dalla finale persa nel ’94 contro il Milan. Gli uomini di Villanova non erano strafavoriti come spesso gli accade, ma il poker bavarese sa molto di umiliazione. Come era accaduto tre settimane fa alla Juventus, anche il Barcellona non ha saputo opporre resistenza. Troppo forte il Bayern, che ha saputo accoppiare alla grandissima qualità dei suoi elementi anche una corsa e un’aggressività quasi senza precedenti. Le stesse armi costate care ai bianconeri hanno infatti mandato al tappeto anche la grande favorita, il Barcellona di Messi, mai pericolosa al cospetto del Bayern e del suo condottiero, Jupp Heynckes, che a giugno potrebbe lasciare nelle mani di Guardiola una squadra campione di tutto.

Il Bayern ha chiuso il primo tempo in vantaggio 1-0 grazie al gol di Thomas Muller, bravo a spingere in rete da pochi passi dopo la torre del compagno Dante. Bayern che protesta anche per la mancata concessione di due rigori per falli di mano rispettivamente di Piquè e Sanchez (ci potevano stare entrambi). Nel secondo tempo ci si aspetta la reazione del Barca, e magari l’inserimento di Villa o Sanchez per movimentare un reparto offensivo sterile, e palesemente condizionato dalla scarsa forma fisica di Messi, ma non ci sarà niente di tutto questo. Il Bayern dal canto suo è spietato, raddoppia con Mario Gomez (la riserva di lusso di Mandzukic, squalificato), e segna il 3-0 con una grande azione personale di Robben, che salta secco Alba e batte Valdes. Qui è il Barca a protestare, per un fuorigioco di Gomez sul 2-0 e per un blocco falloso di Muller sul terzino blaugrana sul 3-0. Nonostante le proteste siano fondate, la superiorità del Bayern è così netta da non concedere appelli. Il Barca cerca in qualche modo di segnare almeno quel gol che darebbe un minimo di spinta per il ritorno tra una settimana in Catalogna, ma le speranze si spengono su un tiro alle stelle del canterano Bartra da buona posizone. Nel finale allora il Bayern chiude partita e (probabilmente) discorso qualificazione ancora con Muller, che da pochi passi segna la doppietta personale. Capocannoniere del Mondiale 2010, Muller incarna alla perfezione il prototipo del campione tedesco. Non di certo un’icona, un personaggio, ma uno che lascia parlare il campo, dove sa fare praticamente tutto in termini di ruoli e compiti. Oltretutto ha anche il raro pregio di essere decisivo come pochi quando conta (suo anche il gol che ha quasi regalato la Champions al Bayern dodici mesi fa).

Il Bayern Monaco insomma vede molto da vicino l’arco di Wembley e la seconda finale consecutiva, sarebbe oltretutto la terza negli ultimi quattro anni. Al Barcellona servirà ancora una volta la “remuntada”, ma stavolta le possibilità di riuscita sembrano non essere molte.

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Alessandro Paparella

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