Vi spiego perché il poker non è gioco d’azzardo

“Nel breve periodo, la fortuna può determinare i risultati. Nel lungo periodo, ciò che conta è l’abilità“. Cit. Lou Krieger

Questa frase del player Lou Krieger è la prima risposta da dare a chi sostiene che il poker è paragonabile a qualsiasi gioco d’azzardo . Di falsi buonisti che si accaniscono contro il “nostro gioco preferito” demonizzandolo ogni volta che ne hanno occasione ne conosco fin troppi. Sono qui per darvi validi argomenti per sostenere la tesi che vede il poker come uno skill game, cioè come un gioco dove l’abilità ha una maggiore valenza rispetto alla fortuna.

Il gioco d’azzardo consiste nello scommettere denaro sul futuro esito di un evento sul quale non hai nessuna possibilità di intervenire affinché l’evento stesso si verifichi o meno. Già questa semplice definizione sembrerebbe scagionare il poker dall’accusa di appartenere al  novero dei giochi d’azzardo, ma non ci fermiamo qui nella nostra battaglia.

Per essere vincenti in questo gioco sono utili numerose skill, come il saper fare buon uso delle probabilità matematiche, il saper bluffare, il carpire informazioni utili dai tell degli avversari, il mantenere la calma nei momenti sfortunati. Pensate che chiunque sia in grado di farlo? Chiunque può giocare, perché le regole sono semplici, ma solo chi dedica tanto tempo allo studio di questa disciplina otterrà risultati importanti.

I poco informati, o semplicemente i perdenti, non lesinano osservazioni del tipo “sono troppo sfortunato per vincere”, “è tutto truccato”, “il poker è come la roulette”.

Quest’ultima affermazione è quella che mi manda più in bestia. La differenza tra i due giochi è netta: nella roulette nel breve periodo puoi risultare sia vincente che perdente (a seconda che tu sia fortunato o meno), nel lungo periodo sarai sempre perdente. Nel poker, nel breve periodo (dove la fortuna può incidere in maniera rilevante) potrai essere vincente o perdente, nel lungo periodo (se prendi le decisioni matematicamente e strategicamente giuste) sarai sempre vincente.

Vi propongo il classico esperimento della monetina per farvi capire come nel lungo periodo le cose cambino in maniera esponenziale. Come sappiamo la possibilità che esca testa o croce è esattamente del 50% , quindi se lanciamo la monetina 10 volte  uscirà croce, nella maggior parte dei casi, 4 5 o 6 volte. Ma c’è anche un 17% di probabilità che croce esca 7 volte, una percentuale comunque rilevante, sebbene su un numero limitato di lanci. Se aumentiamo il numero dei lanci guardate cosa succede: lanciamo la monetina 100 volte e ci chiediamo che probabilità ci sono che esca croce 70 volte su 100,  scopriremo che è lo 0,004 %. Questa è nota come legge dei grandi numeri. Più il numero di lanci è elevato, più ci si avvicina alla vera probabilità che è del 50% esatto. Come applichiamo questa legge al poker? Supponiamo di trovarci All-in preflop con AA, il nostro avversario mostra KK (o anche una coppia più bassa), abbiamo l’80% di probabilità di portare a casa il piatto. Tuttavia quel 20% ci lascia in balia di una eventuale bad beat, che sulla singola mano può essere dolorosissima e può estrometterci definitivamente da un torneo. Trovandoci a giocare la medesima mano per 100 volte (cosa che ai professionisti dell’online può capitare nel giro di pochi giorni), nel lungo periodo risulteremo vincenti 80 volte su 100. Il giocatore forte sarà quello che riuscirà a prendere le decisioni corrette nelle varie situazioni e che partirà sempre avanti nel colpo.

Possiamo considerare breve periodo un tempo di gioco breve, che può essere una sera, una settimana o persino un mese. Per lungo si intende un periodo composto da svariati mesi o anni in cui il gioco è costante , attento, basato sul calcolo delle statistiche e sullo studio giornaliero, cosa che porta a far sì che la fortuna perda il suo valore.

Se non vi ho convinti e ancora pensate che nel poker  conti solo la fortuna vi invito a riflettere su una cosa: com’è possibile che nelle World Series of Poker ci siano giocatori che hanno collezionato innumerevoli braccialetti nel corso degli anni? Sono stati ripetutamente e costantemente fortunati o hanno fatto valere le loro abilità superiori nel momento in cui si sono trovati di fronte avversari meno preparati? A voi l’ardua  sentenza.

 

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Marco Fabio Ceccatelli

Classe '85, shark dei tavoli da poker e delle tavole imbandite, scrivo per dare libero sfogo ad una follia neanche troppo latente. "Se perseverare nel gioco è diabolico, potete chiamarmi Belzebù".