L’importanza di avere anarchici in rosa

Al Do Dragao Allegri ripropone il modulo offensivo dell’ultimo mese con i migliori interpreti possibili, ma neanche questo riesce a cambiare l’approccio europeo che la Juventus, nella sua storia d’oltralpe, ha sempre avuto: timido e guardingo. Nonostante i 4 lì davanti e Pjanic a tessere la manovra, la Vecchia Signora appare impaurita, con poco coraggio. Gli evidenti errori tecnici dei primi minuti lo testimoniano. Il Porto, dalla sua, aspetta, ordinato e deciso, pronto a sfruttare le mancanze juventine. Poi, al 27′, scelleratezza dell’ex neroazzurro Telles che si fa espellere per doppia ammonizione. Sembrerebbe lo stimolo per sbloccare la Juventus … e invece no. Forse peggiora le cose: 1) il Porto si chiude ancora di più, lasciando sempre meno spazi; 2) la Juventus sente ancora di più la pressione dell’obbligo di segnare e vincere. Poi l’incantesimo viene rotto: al 67′ entra Pjaca, al posto di un tirato Cuadrado, e segna al 72′ (0-1); al 73′ entra Dani Alves, al posto del solito generoso Lichtsteiner, e segna al 74′ (0-2). Pratica chiusa e terzo gol sfiorato più volte. Che cosa è successo? È entrata l’anarchia con un po’ di fortuna.

L’ANARCHIA

marko pjaca

Marko Pjaca

Fino a un minuto prima del fischio d’inizio, l’attenzione era stata focalizzata da un solo fatto e di natura non proprio totalmente calcistica: Bonucci in tribuna. Dopo la forte lite, avvenuta venerdì scorso durante Juventus-Palermo, tra il difensore e Allegri, infatti, non era mancata l’intervento della società. Quella società diventata famosa per la sua rigida disciplina, per la sua proverbiale severità nei confronti di comportamenti che non erano in sintonia con il cosiddetto stile Juve. E così il fatto tra Bonucci e Allegri non poteva rimanere senza conseguenze. Difesa dell’allenatore, che in conferenza ha chiesto scusa per aver oltrepassato il limite, soprattutto per quanto riguardava il linguaggio, e multa per Bonucci. Bastava così? No. Allegri convoca Bonucci ma lo manda in tribuna per motivi disciplinari. Che sia di esempio per tutti. Per arrivare a grandi traguardi, la disciplina prima di tutto: questo il mantra, questo lo stile Juve.

dani alves pjaca

Dani Alves

Ed ecco che la disciplina entra in campo al Do Dragao. Disciplina che ha conquistato, almeno questa sera, anche un anarchico (nel modo di giocare s’intende) come Cuadrado, frenato, poco fantasioso e ossessionato di non scoprire la sua fascia. Così appare lui, figuriamoci gli altri che di anarchico ne hanno meno di lui sicuramente e alcuni proprio non lo hanno. In sostanza si vedono 65 minuti circa di azioni faticose, semplici ma non efficaci, e di facile lettura per un compatto e concentrato Porto, un uomo in meno, consapevole di essere inferiore e intenzionato a portare lo 0-0 a casa.

Poi dal nulla, dal caos di 2 minuti, la Juventus si trova quasi inspiegabilmente e senza rendersene conto avanti di 2 gol. Che cosa ha provocato questo momento folle? Pjaca e Dani Alves, due anarchici non ancora profondamente intaccati dalla disciplina ferrea. Pjaca, il talento croato classe 1995, che ancora non aveva convinto, che ancora trovava difficile imitare il sacrificio di Mandzukic, mette in campo quella spregiudicatezza, quella libertà, quell’anarchia di movimento, di puntare e di rompere l’equilibrio tattico che finalmente apre la cassaforte portoghese. Punta, scompiglia e con un po’ di fortuna si ritrova il pallone in area, davanti a Casillas, e lo scarica in rete. Non calcolato, costruito dal nulla, anarchico: non poteva essere diverso da questo il primo gol di Marko Pjaca.

Dani Alves, personaggio fuori da ogni schema di una indisciplina tattica disarmante, terzino (se così lo si vuole catalogare) con i piedi di un trequartista, che non passa mai inosservato sia per il suo abbigliamento sia per le dichiarazioni (le ultime al veleno contro il Barcellona), entra subito dopo il gol di Pjaca. Un minuto dopo si trova nell’area piccola del Porto a ricevere un cross al bacio del suo connazionale Alex Sandro: stop di petto e volé di sinistro, rapidità e tecnica con un po’ di follia (doveva essere terzino destro, cosa ci faceva dentro l’area avversaria?). E insomma la Juventus si ritrova sul 2-0 senza sapere il perché, senza essersene resa conto.

Che sia questa la ricetta giusta per arrivare molto lontano in Europa? Disciplina sì, ma con un pizzico di anarchia?

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).