Perfect Ten a Wimbledon: Federer in finale

Strepitosa prestazione di Federer, che non concede nulla a Murray e si aggiudica la decima semifinale su dieci a Wimbledon. Lo attende Djokovic, nella rivincita dello scorso anno. Domani finale femminile con Serena Williams a caccia dei 3/4 di Slam. Sua avversaria sarà la Muguruza.

56 vincenti ed 11 errori non è normale a questi livelli, è il frutto dell’esibizione perfetta di un’artista. Non diciamo di una lezione di tennis perchè Murray è stato tutt’altro che vittima sacrificale. Ha opposto quanto ha potuto, le sue statistiche positive lo dimostrano. Il suo torto semmai è stato aver concesso a Federer di giocare il tipo di partita che prediligeva, scambi brevi, ritmo vario. Lo scozzese avrebbe dovuto trovare una soluzione alla battuta dell’avversario, invece ha avuto una sola occasione.

I numeri di Roger al servizio in questo Wimbledon sono impressionanti, un break subìto, ai quarti con Simon. Presto compirà 34 anni e si è regalato una nuova chance nel torneo che per primo lo ha consacrato.

I due contendenti sono tornati ad affrontarsi qui dopo le due finali del 2012, chiuse con esiti opposti. Dopo una palla break nel primo game, Murray assiste allo show di Federer al servizio e sul 5-6 si ritrova 15-40: annulla il primo set point, ma poi non riesce a controllare un passante di rovescio fra le stringhe. Sul 5-4 Roger nel 2° inizia una partita nella partita. Il decimo game dura 20 punti, l’elvetico si costruisce cinque palle set, Murray si salva con classe e coraggio e quando arriva al 5-5 si pensa che possa essere il turning point. Invece il Genio non fa una piega, tiene a zero il suo servizio, si procura una sesta chance e chiude 7-5. Il terzo non ha pathos, sul 4-5 30-40 lo scozzese commette uno dei suoi non molti gratuiti e Roger può celebrare il suo 10 su 10 nelle semifinali dei Championships.

Anche Djokovic ha vinto in tre. Opposto a Gasquet, non ha però lasciato sensazioni straordinarie. Ha chiuso il primo parziale al tie break più per demeriti dell’avversario che grazie al suo tennis, strappandogli il servizio una volta in ciascuno dei successivi set. Il francese gli aveva reso un gran favore in quarti eliminando 11-9 al quinto Wawrinka, colui che aveva spento i sogni parigini del n.1. Passata la paura degli ottavi – sotto due set a zero con Anderson – Nole è ora alla caccia del tris a Wimbledon, ma per battere Federer avrà bisogno di alzare il suo livello.

A Serena mancano otto partite per riuscire in ciò che nessuno compie nel tennis da 27 anni. Non si parla di Grand Slam, fa capire in ogni intervista, ma per chi segue con passione questo sport le due parole costituiscono una combinazione magica. Persino il piatto di Wimbledon sembra una tappa verso il traguardo per eccellenza. In semi ha dominato la Sharapova come da 11 anni. Non c’è rivalità se vince sempre la stessa, evidenti le difficoltà tecniche della russa contro un’avversaria che fa tutto meglio di lei. Altra storia in quarti, Azarenka non ha mai battuto Williams negli Slam, ma altrove c’è riuscita e la finale US Open 2013 – era sopra 5-3 al terzo – resta indimenticabile. Già nel recente Roland Garros era andata vicina al successo, martedì l’andamento è stato abbastanza simile. Vika ha vinto il primo, Serena si è aiutata a suon di aces chiudendo al terzo nella partita migliore del torneo.

Lo scorso anno a Parigi, una ragazza basca nata in Venezuela diede all’americana un clamoroso 6-2 6-2. Ad inizio 2015 in ottavi a Melbourne piazzò il terzo 6-2 prima di cedere. Gabine Muguruza ha talento, serve bene e colpisce forte da entrambi i lati. Non è insomma il prototipo della giocatrice iberica, come la Sanchez finalista nel 1996 o la Martinez vincitrice nel 1994. Due quarti a Parigi, ora la finale londinese a riprova della sua crescita. La sua presenza in finale non è una sorpresa, dopo l’uscita prematura di Kvitova. Nella semifinale contro Radwanska ha tenuto sempre il pallino e vinto due volte, dopo aver incassato il ritorno della polacca nel secondo set. Domani è sfavorita ma i precedenti dimostrano che può giocarsela, sempre che l’emozione non abbia il sopravvento.

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michele sarno