Peccato per Nibali ma Horner è nella storia

Storico trionfo dello statunitense Chris Horner che alla tenera età di 41 anni si aggiudica la ’68 edizione della Vuelta d’Espana, precedendo di 37″ il nostro Vincenzo Nibali e di 1’36” lo spagnolo Alejandro Valverde, dopo 21 tappe durissime battagliate fino all’ultimo metro. Una vittoria che proietta lo yankee (che compirà 42 anni il 23 ottobre) nel guiness dei primati di questo sport, quale meno giovane vincitore di un grande giro nella storia del ciclismo spodestando, dopo ben 91 anni, il belga Firmin Lambot che nel 1922 vinse il Tour a ben 36 anni. Una  vittoria meritata, voluta e imprevista alla vigilia maturata giorno dopo giorno con la fatica, il sudore  e la pazienza di chi ha saputo aspettare questo giorno per tutta la vita. Per prendere in castagna il nostro “squalo messinese”, Horner è riuscito nello sfavorevole week end pirenaico a rimanere in scia senza perdere troppo, per poi rosicchiare nelle ultime tappe secondi preziosi fino ad arrivare, alla 20′ tappa, alle pendici del mitico e decisivo “Angrilu” con tre piccoli secondi di vantaggio che a livello psicologico hanno inciso in maniera decisiva nell’esito finale della gara. Dall’altra parte una delusione innegabile per il nostro campione, anche se c’è ben poco da rimproverargli dopo una stagione monumentale e ricca di soddisfazioni. Malgrado si sentisse inferiore ad Horner in salita, Nibali (già vincitore della Vuelta nel 2.010)ha attaccato lo stesso per ben due volte sulle rampe dell’erta decisiva riuscendo anche a prendere un centinaio di metri di vantaggio e lo ha fatto con rabbia e convinzione, quella di un leone ferito che dopo 13 giorni in maglia rossa aveva assaporato la vittoria realizzando che il suo destino era segnato solo quando lo yankee lo ha raggiunto e staccato tra le nebbie e le pendenze proibitive dell’Angrilu . Dopo i successi alla Tirreno Adriatico al Giro del Trentino e al Giro d’Italia quest’ultimo podio consacra la stagione dello “squalo” tra quelle da ricordare: bisogna lasciarsi alle spalle i rimpianti guardando con ottimismo al futuro a cominciare dall’imminente mondiale di Firenze e dal Giro di Lombardia. Ma Come si fa a centrare bersaglio così grosso a quasi a 42 anni dopo una carriera senza acuti particolari? C’è da dire che già in queste ultime stagioni l’americano si era presentato in grande spolvero alla vigilia di diversi grandi giri, ma vuoi una caduta, vuoi un imprevisto, non era mai riuscito a rendere secondo le proprie aspettative abbastanza rilevanti visto che lo stesso Horner aveva dichiarato tempo fa di essere il migliore scalatore del gruppo dopo Contador.

Nel meraviglioso mondo del ciclismo, pieno di incubi, di Tour annullati e falsi profeti, anche le favole a volte si avverano, e quella di Horner è di sicuro una di quelle che non si dimenticherà. Ottimi il terzo e il quarto posto di Valverde e Rodriguez reduci dalle fatiche del Tour, ma la sensazione è che alla Spagna oltre al rivedibile Contador, manchi un  campione in grado di lottare negli anni a venire per le grandi corse a tappe, mentre in casa Italia si sorride anche per lo splendido sesto posto di Domenico Pozzovivo autore di una Vuelta di altissimo livello il cui percorso duro ha esaltato le sue caratteristiche di scalatore puro, e per un tutto sommato buon quindicesimo posto di Michele Scarponi, non più giovanissimo e reduce da un durissimo Giro d’Italia. Usciamo da questa Vuelta ancora più consapevoli che nel ciclismo di oggi è ormai impossibile primeggiare nei tre grandi giri senza fare delle scelte, ma ancora più convinti che il Nibali visto quest’anno potrà dire la sua negli anni a venire e magari rivincere la Vuelta vendicando questa cocente e agrodolce delusione.

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Fabio Bandiera

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