Paese che vai, usanza che trovi

Contro l’Armenia, ieri sera, ci siamo accorti di come la nostra Nazionale sia veramente lo specchio del nostro Paese. Pettegolezzi, voci e polemiche, ad anticipare una partita che, a qualificazione già acquisita, serviva soprattutto ad ottenere lo status di testa di serie. Ma no, questa è l’Italia anti-camorra prima di tutto, vista l’iniziativa apprezzabile di aver svolto gli allenamenti in un campo confiscato al crimine organizzato, ed anzi, abbiamo anche il tempo di sbugiardare su Twitter questa bellissima iniziativa, come ha ben pensato Balotelli prendendone le distanze sul social network. Perché Twitter, la polemica, in Italia, è più importante. In tutto ciò, Super Mario resta in panchina, ma non per il codice etico, non sia mai, ma perché per motivi di salute non era ancora pronto per la partita. Prandelli, ha schierato così un inedito 4-3-3 di seconde linee, ci si aspettava un’Italia festosa e frizzante, pronta a far gioire i tifosi di Napoli: passano 4′ e l’Armenia va in vantaggio. Un avvio da incubo per gli azzurri che, a prescindere dal gol, sono sembrati confusi, lenti, e superficiali. Il modulo usato ieri sera era improvvisato, si, ed un centrocampo a tre lentissimo con Pirlo, Montolivo e Aquilani, sarebbe un azzardo schierarlo persino con la Play Station, ma in fondo l’atteggiamento di squadra era totalmente sbagliato. Un altro elemento che ricorda il nostro paese: abbiamo ottenuto la qualificazione con il minimo sforzo, che altro pretendete? Ma non finisce qui, perché dopo il gol armeno, l’Italia si è svegliata ed ha agguantato il pareggio con Florenzi, su assist di Insigne, ovvero i più giovani. Ma questo è un Paese per vecchi, ed è un Paese nel quale, solo dopo che avviene la tragedia, ci si mobilita per porvi rimedio, forse. Nel secondo tempo la storia si ripete, l’Italia è tornata in svantaggio, poi è entrato Balotelli (malato?), più motivato che mai, ed ha pareggiato con un gran gol. E per l’ennesima volta, nel giro di un giorno, Balotelli da “Bad Boy” diventa un eroe, un destino già scritto, per chi viene chiamato a salvare la faccia del nostro Paese.

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Alex Marino

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