Olimpiadi 2020? Grazie Tokyo!

Non è la prima volta per il Giappone che replica con un bis dopo l’Olimpiade del 1964. Il ballottaggio è stato tra la vincitrice e Istanbul, mentre nessuno si aspettava l’uscita netta della capitale spagnola. Dopo la candidatura del 2012 e quella del 2016, dove ricordiamo Madrid è stata battuta in finale dalla città di Rio, spagnoli e non erano sicuri e quasi convinti di avere la vittoria in tasca. Forse i loro proverbi sono diversi dai nostri, i quali dicono “non c’è due senza tre” e così è stato. Le candidate del 2020 sono tre città con tre situazioni sociali e economiche molto difficili, basti pensare alla tragedia di due anni fa di Fukushima dalla quale, però, il Giappone si è risollevato e, a oggi, continua a farlo, come ha tenuto a precisare il premier giapponese Shinzo Abe. “Tokyo è una delle città più sicure del mondo, lo è adesso, lo sarà anche nel 2020. A chi si preoccupa per Fukushima, posso dire che la situazione è sotto controllo”{ads1}
Cos’ha il Giappone che le altre due candidate non hanno? Prima di tutto, l’impegno e la dedizione verso lo sport. In ogni disciplina gli atleti giapponesi sono quelli che spiccano insieme a altri pochi paesi, quindi forse luogo migliore non poteva essere scelto. C’è chi pensa alle radiazioni, alla salute, alla qualità della vita, ma c’è anche da dire che il 2020 non è dietro l’angolo. Inoltre, il progetto presentato alla CIO è stato molto più che coinvolgente. Proprio per rimanere in tema ambientale e parlando della qualità, è stato presentato uno stadio Olimpico alimentato a energia solare. Si tratta di un impianto da 80mila posti, finito nel 2018, stesso anno in cui si svolgeranno i mondiali di rugby che il Giappone ospiterà del 2019. Zaha Hadid si è occupata dell’ideazione del progetto, dopo aver architettato l’intero impianto delle discipline acquatiche di Londra 2012. Oltre al nuovo Stadio Olimpico, saranno ristrutturati molteplici impianti sportivi basando tutto sul poco consumo di energia. No spreco, possiamo dire, è la parola d’ordine che ha convinto i giudici.
Guardando al nostro paese, un’altra occasione è stata sprecata e si pensa già al 2024, sempre più lontano. Roma ce la può fare? Roma è in grado di ospitare un evento sportivo importante come le Olimpiadi? Roma ha strutture e soldi necessari a tutto questo? Il presidente del Coni, Giovanni Malagò ancora non risponde, rimane zitto e applaude Tokyo, com’è giusto che sia. I paragoni sorgono spontanei, come spontanee sono le critiche che si fanno all’Italia. Da un paese che, però, ha come primo sport solo il calcio, e gli altri ancora non sono presi poi così in considerazione, non ci si può aspettare un Olimpiade. Se il 2020 non è dietro l’angolo, il 2024 è proprio su un’altra strada, una di quelle che ancora si devono costruire, che hanno lavori di manutenzione da anni e che aspettano un cambiamento, come lo aspetta Roma.

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Flavia Capoano

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