Olanda fuori dagli Europei: i motivi di una crisi

13 ottobre 2015, Amsterdam Arena. Triplice fischio dell’arbitro Skomina. Repubblica Ceca batte Olanda 3 a 2. Gli Orange sono fuori da Euro 2016. Grazie alla quinta sconfitta in dieci gare di qualificazione la nazionale allenata da Blind non centra il pass per l’europeo francese, riuscendo nella difficile impresa di arrivare quarta in un girone dove ben tre squadre si sono qualificate direttamente alla fase a gironi di Euro 2016.

Era dal 1984 che l’Olanda non faceva da spettatore alla fase finale di un Europeo, curiosamente anch’esso giocato in Francia, ma in quegli anni il calcio olandese era in un periodo di forte crisi a causa del declino della generazione fenomenale del “calcio totale”. Questa Olanda invece, solo 15 mesi fa, si faceva beffe del Brasile e conquistava il terzo posto al Mondiale, concludendo la rassegna da imbattuta. Passare da terza forza mondiale a squadra incapace di battere avversari del calibro di Rep. Ceca, Islanda e Turchia, merita un’analisi approfondita su un’involuzione tanto repentina quanto pronosticabile.

Guida Tecnica. Il primo errore per la nazionale olandese è stato non aver sostituito degnamente Louis Van Gaal, bravo, con l’organizzazione tattica e un pò di fortuna, a nascondere le prime difficoltà di una nazionale non più spettacolare e divertente come la storia ci ha insegnato, ma capace comunque di raggiungere il terzo posto al Mondiale. La scelta, non certo rivoluzionaria di Guus Hiddink ha reso evidenti le lacune orange e in un girone complesso ma non impossibile, l’organizzazione e l’intensità delle avversarie ha portato l’Olanda a soccombere contro Islanda e Repubblica Ceca e a strappare un misero punticino nella sfida casalinga contro la Turchia. Dopo questi tracolli le dimissioni del “mago di Varsseveld”, dopo solo 9 mesi dalla sua nomina, sono sembrate più dovute alla nazione che realmente utili per dare una sterzata alla squadra. La Federazione olandese però, forse nell’unico momento di lucidità degli ultimi anni, invece che puntare sull’usato sicuro per portare a casa solamente la qualificazione all’Europeo, ha scommesso sulla crescita come ct dell’ex vice di Van Gaal, Danny Blind, dando un minimo di futuribilità alla nazionale, almeno nella guida tecnica.

Giovani non pronti. Qui più che di errore si può parlare di vero problema. I giovani olandesi non sono pronti per i massimi palcoscenici. Infatti affidarsi ancora totalmente a giocatori come Van Persie, Huntelaar, Robben, Sneijder e De Jong è sembrata per Hiddink e Blind, più una necessità che una scelta. I vari Depay, Blind, Clasie, Kongolo, Wijnaldum, Klaassen, tutti protagonisti dell’Under-21 del 2013, non hanno fatto il salto di qualità che ci si sarebbe aspettato, lasciando così ogni responsabilità ai grandi vecchi, forse ormai logori e poco affamati. Sicuramente gli infortuni di giocatori del calibro di Strootman e De Vrij non hanno aiutato questo cambio generazionale ma l’accusa che si muove a tutta la classe ’90 olandese è quella di essere una generazione abbastanza talentuosa ma molto egoista e poco ambiziosa. Le parole di Edgar Davids risuonano come una sentenza: “I giocatori si devono guardare allo specchio, hai l’occasione di passare da bambini a uomini. E se vuoi farlo, devi giocare come si deve. Però non è successo, quindi, la conclusone è una sola”.

Tracollo Eredivisie. Direttamente collegato al problema ricambio generazionale c’è il problema della competitività delle squadre di club olandesi. Una nazione capace di vincere 6 Champions League sono cinque anni che qualifica una sola squadra per la fase a gironi e ben dieci edizioni che non porta nessuna squadra agli ottavi di finale. L’Eredivisie è diventato un campionato di terza fascia, non competitivo a livello europeo, nemmeno per le grandi squadre come Ajax e PSV e già questo potrebbe spiegare la penuria di giocatori pronti ai massimi livelli. In aggiunta a questo sono anni che i giovani più talentuosi non vestono le maglie delle migliori squadre europee, esclusi ovviamente tutti gli olandesi portati al Manchester United dal loro connazionale Van Gaal. I migliori giocano nella Roma, nella Lazio, al Southampton o addirittura ancora in Eredivisie, tutte squadre che non possono dare quel bagaglio di esperienza e quella dimensione mondiale che servirebbe alla nazionale olandese.

Sembra ripetersi quanto successo negli anni’80 dove una nazionale anonima falliva l’accesso, oltre che all’Europeo ’84, anche i Mondiali ’82 e 86, salvo poi rinascere dalle proprie ceneri e portare a casa il titolo continentale del 1988. Auspicare in nuovi Van Basten, Gullit o Rijkaard è probabilmente esagerato ma essere migliori di nazionali come Albania, Galles o Irlanda del Nord è un obbligo per i tulipani.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.