Nuova Zelanda campione del mondo

Twickenham si tinge di nero. La Nuova Zelanda è campione del mondo per la terza volta nella sua storia, mai nessuna come lei. L’unica a vincere due titoli mondiali consecutivi, per 15 volte imbattuta in queste competizioni. McCaw, il capitano neozelandese, il primo a sollevare la coppa per ben due volte. Tutti record raggiunti da una squadra invincibile, dalla squadra più forte del mondo. Nulla può l’eroica Australia contro i titani neri, doppiata nel punteggio: 17 a 34.

Dan Carter Nuova Zelanda

Dan Carter

Nel tempio del rugby va in scena la partita più giocata ma la finale mai vista: Wallabies contro All Blacks. Questi ultimi partono aggressivi e furiosi mettendo pressione agli australiani che non riescono a gestire bene la fase offensiva e il possesso. Soffrono la spinta della Nuova Zelanda subendo tre calci di uno splendido Carter. Nonostante questo, l’Australia rimane aggrappata al risultato e si tiene a una discreta distanza. Ma proprio nel finale di primo tempo, un’azione prolungata e corale degli All Blacks porta in meta Milner-Skudder. Carter trasforma e si va a riposo sul 16 a 3 per la Nuova Zelanda. Il secondo tempo si apre come si era chiuso il primo: i neozelandesi aggrediscono l’impacciata difesa australiana che si apre consentendo a Nonu d’inserirsi e marcare la seconda meta per gli All Blacks. Qui sembra calare il sipario sulla finale, il divario comincia a essere proibitivo per l’Australia sotto 21 a 3. Ma i Wallabies non demordono. Con tenacia si riaffacciano nella metà campo avversaria e, dopo un’azione estenuante, guadagnano prima l’ammonizione di Ben Smith, costretto così a uscire lasciando per 10 minuti i compagni in inferiorità numerica, e poi riescono a marcare una meta con Pocock. Siamo intorno al 50esimo e la Nuova Zelanda si trova nel momento più difficile della partita. Subisce una nuova martellante offensiva gialla che trova il suo esito con la meta di Kurichani. Tutto riaperto. Il tabellino lampeggia 21 a 17 che significa solo una meta di distanza dai titani neri. Ma al 69esimo il numero 10 in maglia nera decide di prendere in mano le sorti del match e confeziona un drop geniale che allontana nuovamente l’Australia. Si tratta di una parabola poetica illuminata da un imperiale Carter. L’uomo del momento, l’uomo che quattro anni fa aveva visto la finale dalla panchina perché infortunato. Si prende così meritatamente la gloria e il tempio del rugby. Negli ultimi minuti l’Australia cerca con la forza della disperazione di colmare la distanza nel punteggio ma la linea difensiva nera è un muro ordinato e compatto. La Nuova Zelanda chiude con un’altra meta e fissa il punteggio sul 34 a 17.

Onore agli sconfitti ma nulla si poteva contro questa marea nera. Twickenham ha scelto da chi farsi venerare. La Nuova Zelanda si laurea per la terza volta campione del mondo dimostrando di essere la squadra più forte del globo.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).