NBA: Cleveland padrona a Est

Cleveland stabilisce il record di triple e travolge Atlanta, portandosi 2 a 0 nella serie. Stanotte, alle 2 italiane, Toronto è chiamata al riscatto contro Miami. Golden State controlla Portland in attesa del ritorno di Curry. Equilibrio e polemiche nella semifinale fra San Antonio e Oklahoma.

E’ meglio risparmiare le forze o essere messi costantemente alla prova? Le due Conference stanno disegnando per i playoff scenari diametralmente opposti, come del resto era prevedibile che accadesse. Mentre all’Ovest tre squadre coltivano ambizioni di titolo e sono in lotta già da ora, a Est non si vede chi possa dar fastidio ai Cleveland Cavaliers: 4 a 0 nel primo turno a Detroit e due comodi successi casalinghi in semifinale con Atlanta, la stessa avversaria cui avevano inflitto un cappotto nella finale di Conference dello scorso anno. Superato quell’ostacolo troveranno Miami o Toronto, nessuna delle due attrezzata per mettere in discussione la loro leadership sull’Atlantico. A quel punto Cleveland potrà aspettare il suo avversario dell’Ovest. E’ stata una stagione di alti e bassi per i Cavs: un gioco di insieme che tardava ad arrivare, qualche sconfitta di troppo in stagione regolare, l’esonero di David Blatt, rimpiazzato dal secondo Tryonn Lue. Come ogni anno verso aprile, LeBron James è passato in modalità playoff ma stavolta sembra avere una squadra più convinta dietro di sé. Irving e Love stanno bene, JR Smith è in fase di luna dritta, anche i comprimari si stanno dimostrando utili. Sembra vicina la coesione a lungo inseguita. In gara1 Atlanta era riuscita a rimontare, sospinta da Schröder, fino a portarsi avanti di un punto a 4’28” dalla fine, salvo incassare il parziale di LeBron. Stanotte gli Hawks sono durati fino a metà del primo quarto, poi sono stati demoliti da una messe di triple: 25 di cui 18 nel primo tempo, entrambi i dati sono record. JR Smith ha fatto la parte del leone con 7 tentativi andati a segno, mentre James si è iscritto ancor più nella storia passando Duncan al quinto posto per numero di punti nei playoff.

Toronto aveva esordito in post season con una sconfitta casalinga contro Indiana, poi era riuscita a rimediare e il successo di gara7 ha riportato il Canada nelle semifinali dopo la prima volta del 2001. Anche in questo turno ha però iniziato male, 96-102 contro Miami, malgrado una clamorosa tripla da metà campo sulla sirena di Lowry avesse portato la gara al supplementare. E’ stata questa l’unica azione degna di nota del play, sinora autore di un playoff pessimo, mentre DeRozan si sta svegliando e Valanciunas sta prendendo confidenza sotto i tabelloni. Gli Heat si sono trovati sull’orlo della sconfitta già al primo turno, sotto 3 a 2 con Charlotte e gara6 in North Carolina. Risaliti dalla buca hanno affrontato l’avvio di semifinale con personalità, trascinati da Dragic in gran forma e da Wade, determinante con 7 punti nell’overtime. La 34enne guardia sta bene come non gli capitava da tempo e sembra in grado di riportare Miami alla sfida con un passato di nome LeBron James.

Chi si aspettava una serie lunga e combattuta fra San Antonio e Oklahoma sarà rimasto deluso da gara1, dominata dagli Spurs dei due nuovi violini Leonard e Aldridge. Del tutto diversa la partita di lunedì, condotta dai Thunder sino al convulso epilogo. A 13” dalla fine, infatti, rimessa Oklahoma: Waiters si libera di Ginobili con una palese gomitata. I texani recuperano ugualmente il pallone, Mills arriva alla conclusione ma la sbaglia malamente. Tutti vanno sulla sfera per un’azione più da football che da basket e suona la sirena. Sarebbe stato però fallo in attacco. Gli Spurs protestano e a fine gara gli arbitri ammettono la cattiva valutazione. Resta comunque un’impresa quella dei Thunder, capaci di trovare 57 punti fra Westbrook e Durant e ben 17 rimbalzi dal sorprendente Adams. Da domani ci si sposta in Oklahoma. Resterà a coach Donovan il problema di limitare, il sinora immarcabile, Aldridge. Malgrado tutto gli Spurs restano favoriti.

Due vittorie in casa per i Warriors privi del loro asso, in due partite assai diverse fra loro. Agevole la prima, sofferta la seconda, nella quale Portland è stata avanti anche di 17 punti e ancora di 11 in avvio dell’ultimo quarto. Orfano del suo Splash Brother, Thompson ha assunto il comando, Green lo ha coadiuvato, Iguodala ha preso più minuti, Ezeli ha stupito. Golden State ha vinto con la difesa, capace di lasciare un solo canestro ai Blazers negli ultimi 5’50”. Curry non vede l’ora di giocare ma coach Kerr ha detto che la data del suo rientro non è stata ancora fissata. I Warriors batteranno Portland anche senza di lui ma contro San Antonio od Oklahoma sarà indispensabile la sua presenza, senza dimenticare Cleveland, che si staglia all’orizzonte per la rivincita.

Twitter: @MicheleSarno76

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michele sarno