LeBron cambia la storia: Cleveland campione!

Cleveland conquista il titolo NBA 2016 vincendo 93 a 89 alla Oracle Arena. Decisivo un canestro di Irving, tripla doppia di LeBron James, che mantiene la promessa fatta alla sua gente e viene anche premiato Mvp delle Finals. Ai Warriors non basta un monumentale Draymond Green, bocciati gli Splash Brothers.

4′ e 39″ alla fine di gara7: Klay Thompson riceve da Green e infila nella retina l’89 pari, si apre una sorta di overtime. Nei successivi 3′ e 46” le due squadre si alternano nelle azioni offensive, ma la tensione rende la palla sempre più pesante. A 1’50” dalla fine, Iguodala va a canestro per un facile contropiede, ma LeBron James gli cancella i punti con una stoppata sensazionale. Sei volte va alla conclusione Cleveland, sei volte Golden State, dodici errori. Finalmente, quando alla sirena mancano 53”, Kyrie Irving si alza per la tripla davanti a Curry e mette a segno la giocata che porta i Cavs 92 a 89. È la fine di un sortilegio, quasi un gol a spezzare l’impasse che ha tenuto il mondo del basket con il fiato sospeso. L’Mvp della stagione regolare cerca il riscatto, ha battuto ogni record di segnature dall’arco, ma come troppo spesso gli è accaduto in questa Finals, sbaglia. Si lotta dal lato opposto, LeBron James salva il pallone dall’assalto di Green, subisce fallo rimanendo interminabili secondi a terra. Si rialza, sbaglia il primo libero e mette il secondo, a scavare il fossato definitivo fra sogno e realtà per i Cavs.

È stata una stagione NBA entusiasmante, dall’esito deciso nell’ultimo minuto dell’ultima partita. Nessuno aveva vinto l’anello rimontando da 1 a 3, solo 4 su 19 lo hanno conquistato imponendosi in trasferta in gara7. Da oggi un’intera città può tornare a festeggiare un titolo sportivo, 52 anni dopo quello ottenuto nel football con i Cleveland Browns, nel basket è il primo successo in assoluto.

LeBron James – il ritorno del Re

Niente di tutto ciò sarebbe stato possibile, se LeBron James non fosse tornato a casa. Quando nel 2010 salutò tutti per andare a Miami, la sua gente si sentì tradita. L’effige dell’idolo traditore fu bruciata da più parti, Cleveland divenne oggetto di ironia in film e sit com. Quattro anni e due anelli dopo, il Prescelto è tornato per completare l’opera, nella città distante poco più di 60 km dalla nativa Akron, che ha visto venire alla luce anche Curry. Finale perduta lo scorso anno, una stagione regolare travagliata con annesso cambio di allenatore, una passeggiata nei playoff a Est, la rimonta. LeBron James ha inciso sulla serie in modo eccezionale: 29,7 punti, 11,3 rimbalzi, 8,9 assist, 2,6 recuperi e 2,3 stoppate di media, vincendo l’MVP delle Finals all’unanimità. È divenuto il terzo giocatore dopo Jerry West nel 1969 e James Worthy nel 1988 a firmare una tripla doppia in una gara7 delle Finals, grazie a 27 punti, 11 rimbalzi e 11 assist. Ha spostato con la sua presenza gli equilibri dell’intera Eastern Conference e, col suo trasferimento, ha mutato la storia come non accadeva da O’Neal per Miami nel 2006. Figlio di madre single, ha vinto il suo terzo titolo nel giorno della festa del papà in America e lui lo è di tre bambini.

Questa serie ha anche dimostrato quanto determinante sia stata l’assenza lo scorso anno di Kyrie Irving. Dopo un primo tempo negativo, stanotte si è elevato nel terzo quarto fino a firmare il canestro che ha deciso la stagione. Anche Love ha dato il suo contributo, dopo le polemiche sui presunti equivoci tattici. In gara7 ha preso 14 rimbalzi, agendo finalmente da terza punta dei Big Three. Tutti uniti dietro al leader, dall’incostante ma geniale JR Smith all’energico Tristan Thompson, a Shumpert capace di una giocata da 4 punti fino al veterano Jefferson, che nel suo giorno più bello ha annunciato il ritiro.

Profonda amarezza Warriors. Come un record mondiale non vale senza l’oro olimpico, così aver battuto il record di vittorie in regular season è valso a nulla senza l’anello. Sono stati playoff tormentati per i detentori: dall‘infortunio di Curry al 1° turno alla rimonta da 1-3 contro Oklahoma. Quando sembrava che le Finals fossero indirizzate a loro favore, la squalifica di Green ha nuovamente turbato gli equilibri e LeBron James ha pensato al resto. Proprio Green è stato l’ultimo ad arrendersi. Una prova straordinaria stanotte: 32 punti con 6 triple e 15 rimbalzi, ma non è bastato. Golden State sembrava aver ritrovato i meccanismi nel corso di un buon secondo quarto, a inizio ripresa ha toccato anche il 54 a 46, ma il susseguente duello spalla a spalla li ha puniti, gravissimo per una grande squadra restare a 0 punti negli ultimi citati 4’39” di partita. Sono mancati gli Splash Brothers, infallibili al tiro per tutta la stagione, che hanno visto drasticamente abbassarsi le loro percentuali. Thompson è stato un fantasma in gara7, Curry solo poco meglio. Oberato dai falli nelle ultime partite, Steph ha mancato tutte le scelte decisive, i miracoli cui ci aveva abituato sono rimasti un ricordo. Sapremo forse nelle prossime settimane se l’infortunio rimediato con Houston sia stato davvero riassorbito, ma è certo, come da allora, la migliore condizione non sia tornata. LeBron si è ripreso lo scettro, sia a livello individuale che di squadra: il Re è più che mai lui.

Twitter: @MicheleSarno76

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michele sarno