NBA Finals: Golden State campione!

Dopo quaranta anni di attesa i Warriors conquistano l’anello e la San Francisco Bay Arena può finalmente festeggiare. Curry tornato infallibile da tre nelle gare decisive, ma la vera sorpresa è Iguodala, premiato mvp delle finals. Delusione Cavs, non è bastato un LeBron eccezionale, troppo penalizzanti le assenze.

La squadra ha battuto il singolo, si potrebbe iniziare da qui. Non del tutto vero, le individualità di Golden State erano notevoli, del resto a Curry è andato il premio di mvp dell’anno, James è stato ancora più che stella, trascinatore.
Ha vinto la compagine migliore, questo è certo, il 67-15 nella stagione regolare lo dimostra. E’ stata premiata la crescita costante di giocatori che si allenano insieme da anni e che hanno compiuto lo scatto decisivo. E’ l’anello di Steve Kerr, vittorioso all’esordio su una panchina NBA, ma forte di cinque titoli da giocatore fra Chicago e San Antonio.
Durante la loro marcia, i Warriors hanno avuto due momenti di difficoltà, prima di gara4 delle semifinali di conference con Memphis e nello stesso momento delle finals. In entrambe le occasioni erano sotto 2 a 1 avendo perso il vantaggio del fattore campo, ma hanno saputo reagire piazzando un tris di successi.
In quei giorni di dubbi, Kerr ha saputo pescare nel suo roster la soluzione, mettendo in quintetto per la prima volta in stagione Iguodala al posto di Bogut, abbassando drasticamente i centimetri dei titolari per aumentare la velocità. La 31enne guardia, una vita da leader a Filadelfia, oro olimpico nel 2012, si era ritagliato a Golden State un ruolo da sesto uomo. Tornato titolare, ha saputo contenere LeBron come nessuno, specie in gara4, ma è stato fondamentale anche in zona offensiva, sostenendo Curry. Non ha pesato una serie finale giocata in modo non indimenticabile da Thompson, dopo una stagione fantastica l’altro Splash Brother a giugno è rimasto nell’ombra.
Difficile non pensare a come sarebbe andata se i Cavs avessero potuto contare almeno su Irving, se non anche su Love. Sarebbero state partite diverse, LeBron non avrebbe dovuto spendersi oltre ogni limite con un minutaggio altissimo. Non è riuscito a portare l’anello alla sua gente ma in questa stagione ha dimostrato di meritare ormai il posto nella storia assieme ai più grandi.
Torniamo a giovedì 11. Cleveland è 2 a 1 e gioca in casa. Iguodala è titolare, Green è stato spostato al centro. I Warriors conducono per gran parte della gara, ma verso la fine del terzo quarto i Cavs sono tornati sul -3. A 17” dallo scadere, Curry piazza una tripla e l’ultima frazione è un monologo dei suoi, parziale di 27 a 12 con LeBron – tormentato dalla marcatura di Iguodala – a secco di punti. Non bastano i 28 di Mozgov, dalla panchina non arrivano bombe da JR Smith.
Rinfrancata, Golden State torna in California per gara5. E’ una partita ricca di ribaltamenti nella quale i due grandi danno il meglio, 37 i punti per Curry, 40 con tripla doppia per James. Quando a 5’10” dalla fine il prescelto pesca Tristan Thompson per il -1 sembra ci si prepari ad un finale in volata. Invece Curry ed Iguodala trovano cinque punti ciascuno ed a -2’44” siamo ad un ben diverso 96-86 Warriors, mai più minacciati dagli avversari.
Gara6 ha poca storia. I Cavs riescono al massimo a risalire a -8 durante l’ultimo periodo, ma vengono ricacciati indietro a suon di triple. Curry e Iguodala mettono 25 punti a testa, Green va in tripla doppia, è già tempo di festa. Il momento delle congratulazioni di LeBron a Curry è forse il più significativo, non un passaggio di consegne, ma il riconoscimento dello status ormai raggiunto da questo ragazzo, che ha saputo essere più forte delle critiche piovutegli addosso a metà serie. E’ però Iguodala, l’uomo che non ti aspetti, ad aggiudicarsi il premio di mvp delle finals.
La parata della vittoria ad Oakland ha coinvolto circa 500 mila persone, provenienti anche da San Francisco e da San Josè. E’ il trionfo di un’area, del solo team NBA che non porta il nome di una città o di uno stato. Sono stati i migliori tutto l’anno, mai verdetto fu più legittimo.

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michele sarno