Napoli-Roma: la lezione di Spalletti

Doveva essere la partita di Gabbiadini. Doveva essere, per lui, un’occasione da sfruttare al meglio. E invece nulla di tutto questo. Napoli-Roma è stata la partita di Edin Dzeko, ma non solo. Sì, è vero, l’attaccante bosniaco ha segnato due gol, ha lavorato per la squadra, ha conquistato falli e ha offerto una delle migliori prestazioni in giallorosso ma a spiccare maggiormente dal terreno di gioco è un altro. Napoli-Roma è stata la partita di Luciano Spalletti.

Il tecnico toscano è arrivato al San Paolo, in questo sabato caldo, che di autunnale ha ben poco, con le defezioni di Strootman e Bruno Peres. Due pedine importanti per l’assetto tattico della Roma, soprattutto il centrocampista olandese. Si doveva, dunque, correre ai ripari. E due mosse saltano all’occhio. La prima riguarda la posizione di Nainggolan. Il belga viene spostato in avanti, alle spalle di Edin Dzeko, in modo tale da esaltare le sue principali caratteristiche e contenere, invece, le sue lacune: l’aggressività a volte eccessiva lo porta, infatti, a mancanze tattiche che, se fatte in mediana, potrebbero aprire spazi pericolosi agli avversari. Ma se avanzato l’aggressività, suo punto di forza, può portare solo beneficio alla squadra mentre le paventate lacune tattiche sono tranquillamente coperte dal duo davanti alla difesa, in questo caso De Rossi-Paredes. Si è creato quindi un equilibrio stabile a centrocampo e nello stesso tempo un aiuto sostanzioso alla punta di riferimento, un anello di congiunzione che permette densità e pressing alto.

spalletti edin dzeko

Luciano Spalletti

L’altra mossa tattica, risultata vincente, è stata la posizione di Florenzi. Il jolly, romano e romanista, appare, in formazione, nel suo ormai usuale ruolo di terzino ma, in pratica, si alza e si allarga, in fase di possesso palla, sulla linea mediana cercando sia di limitare e prevenire la spinta offensiva di Ghoulam, sia di costringere Insigne a occuparsi maggiormente della fase difensiva. Ci si trova, dunque, una difesa a 3 con Manolas, Fazio e Juan Jesus coperti dalla coppia De Rossi-Paredes, sulle ali Perotti e Florenzi, Nainggolan dietro a Edin Dzeko e Mohamed Salah.

Un adattamento tattico che porta i suoi frutti non subito ma progressivamente. Infatti, se il primo tempo si chiude sull’1-0 per la Roma, è solo per una evidente sbavatura difensiva di Koulibaly. Già l’inizio del secondo tempo, però, conferma la migliore distribuzione tattica della Roma che spinge immediatamente, forse carica per il vantaggio trovato, e raddoppia nel giro di poco. Il gol partenopeo che accorcia le distanze arriva non per manovra ma per orgoglio, tra l’altro dallo stesso Koulibaly, la cui prestazione sarebbe molto più che sufficiente se non fosse stato per quell’errore.

E Sarri? Aveva puntato su Gabbiadini, ma la scelta non dà i benefici sperati. Rimane imbrigliato dalle mosse tattiche di Spalletti finché non decide di giocare con il falso nueve: fuori Gabbiadini, dentro Mertens. L’effetto è immediato e si vede (arriva il gol di Koulibaly), ma per poco. La Roma si adatta e punta tutto sul contropiede di cui ha un interprete perfetto: Salah. L’egiziano firma il 3-1 e chiude l’incontro. Complimenti a Spalletti.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).