Nadal Re di New York, sorpresa Stephens

Nadal vince il suo terzo US Open battendo in semifinale Del Potro e in finale Anderson. Lo spagnolo rafforza la sua leadership in classifica. Clamoroso ritorno di Stephens, che si aggiudica il torneo femminile senza essere testa di serie. Delusione Keys, ancora piazzata Venus. Muguruza diventa n.1.

Rafa Nadal aggiunge il sedicesimo tassello alla sua straordinaria carriera. Il campione maiorchino suggella così nel migliore dei modi il suo 2017 di rinascita, vincendo gli US Open senza avere mai corso rischi. Come da tradizione sul veloce si è mostrato vulnerabile in avvio di torneo, Daniel è stato avanti contro di lui un set e un break ma né il giapponese né Mayer erano all’altezza di poter reggere il confronto in un 3 su 5. Travolto Dolgopolov in ottavi, Rafa ha vinto il suo quarto ancora prima di scendere in campo, contro Rublev che lo ritiene suo idolo ed esempio.

La semifinale con Del Potro avrebbe potuto presentare le maggiori insidie e infatti abbiamo assistito nel primo set al momento più alto di questa edizione, argentino devastante con il dritto e in costante controllo del gioco. Nadal ha dimostrato per l’ennesima volta la sua grande capacità di lettura della partita. Sapeva come Del Potro non potesse reggere questo ritmo, reduce dalla febbre e dalle partite con Thiem e Federer. Dopo un primo set giocato lontano dalla riga di fondo, ha preso progressivamente campo, ha iniziato a spostare l’avversario, ne ha fiaccato la resistenza finendo col prevalere nettamente nei tre set seguenti. Il torneo era vinto, non c’era modo con cui Anderson potesse mettere in discussione la sua superiorità. Il sudafricano è stato bravo a cogliere l’occasione della vita, miracolato dalla ridda di ritiri e sconfitte dal suo lato, ha battuto in quarti Querrey e trovato in semifinale Carreno. È il ritorno in finale Slam per un paese dal solido passato, 32 anni dopo la sconfitta di Curren contro Becker a Wimbledon e 52 dopo quella di Drysdale in questo Slam contro Santana, altro grande di Spagna. Le possibilità per Anderson di fare partita erano legate alla sua capacità di difendere il servizio. Missione fallita sin dal primo set, che malgrado il 6-3 è stato lunghissimo. Costantemente ai vantaggi nei suoi turni di battuta, il sudafricano ha mollato al settimo game per poi cedere 3-6 4-6 nelle frazioni successive.

Come nei suoi giorni migliori, sul veloce Nadal ha impressionato per la qualità del suo rovescio e per la solidità del suo servizio, autentico protagonista dei suoi successi americani. Tre, uno più di Djokovic, dato incredibile considerate le caratteristiche di entrambi. Con il secondo Slam stagionale raggiunge Federer nel computo annuale, torna a -3 in quello assoluto e con 5 anni in meno. Da oggi Rafa ha 1860 punti di vantaggio nella Race sullo svizzero, chiuderà quasi sicuramente il 2017 da n1. È paradossale come in una stagione nella quale tutti i suoi rivali hanno avuto problemi fisici sia stato proprio lui a godere della salute migliore, le ginocchia hanno dato tregua ed è tornato a esprimersi al meglio. Lo scorso anno sembrava vicino al ritiro, ma durante la cerimonia ha detto che spera di giocare ancora a lungo.

Rivedremo Djokovic, Wawrinka e Murray agli Australian Open. Proprio lo scozzese è responsabile di aver falsato il torneo ritirandosi a tabellone compilato. Molto deludente Zverev, che aveva strada spianata verso la finale e invece è caduto al 2° turno. Federer è rimasto vittima del suo desiderio di rincorrere la vetta, è rientrato a Montreal anziché a Cincinnati, ha dovuto saltare il 1000 in Ohio e si è presentato a Flushing con la schiena dolorante. La sua sconfitta con Del Potro è stata consequenziale ma il suo 2017 resta favoloso. L’argentino si è finalmente lasciato alle spalle la sbornia post Davis ed è tornato dopo 4 anni in semifinale Slam, ma il match con Nadal ha dimostrato come abbia ancora limiti di durata ai massimi livelli.

Sloane Stephens ha sempre avuto l’etichetta di predestinata, i milanesi la ricorderanno 16enne vincitrice del Bonfiglio 2009. Afroamericana, pareva la naturale erede delle Williams malgrado il fisico esile. Dopo la semifinale in Australia del 2013 la sua carriera era lanciata, ma erano giunti alti e bassi fino alla frattura da stress al piede destro, che l’ha costretta a rinunciare lo scorso anno proprio agli US Open. È stata ferma dieci mesi, ha lavorato anche come commentatrice. Si è presentata a New York fuori dalle teste di serie come Ostapenko a Parigi e ha superato sin dall’inizio ostacoli quali Vinci e Cibulkova. Sevastova le ha messo fuori Sharapova e lei ne ha approfittato passando 7-6 al terzo con la lettone per poi ripetersi contro Venus Williams. In finale ha trovato la connazionale Keys, edizione storica nella quale le americane hanno monopolizzato le semifinali. La partita non c’è stata, Stephens ha vinto 6-3 6-0 gestendo al meglio una pressione che ha travolto la sua avversaria.

Applausi alla stagione di Venus, due finali e una semifinale Slam a 37 anni, avrebbe meritato un grande alloro. Malgrado uno US Open deludente, sconfitta in ottavi da Kvitova, la Muguruza diventa n1 poiché la Pliskova ha perduto in quarti dalla Vandeweghe.

Il tennis femminile resta in difficoltà, chissà che uno spiraglio non possa giungere da Cori Gauff, 13enne finalista del torneo juniores. 2004, l’anno in cui Federer vinceva tre Slam, Nadal la Davis, Sharapova a Wimbledon e le sorelle Williams avevano già 10 mayor. Tutti sono protagonisti anche nel presente, attendiamo che il futuro venga scritto.

Twitter: @MicheleSarno76

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michele sarno